SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Invece di ritrovarsi unita nella memoria, la città di San Benedetto rischia di trovarsi spaccata proprio al momento della condivisione di uno dei ricordi più tragici, il naufragio del Rodi, che provocò la morte di 10 marinai e una rivolta popolare che segnò gli Anni ’70 a San Benedetto e non solo.

In occasione della presentazione di alcuni eventi organizzati dal Comitato 50 anni dal Rodi, di cui riferiamo qui, il presidente del Circolo dei Sambenedettesi Rolando Rosetti non ha potuto evitare di parlarne, non fosse altro perché documentario ed eventi teatrali vedono coinvolti Comune di Grottammare e Regione ma non il Comune di San Benedetto, che pochi giorni fa ha invece illustrato le proprie iniziative (clicca qui).

“Nello scorso mese di gennaio, al momento di presentare le iniziative che avevamo in programma, abbiamo coinvolto l’assessore alla Pesca Filippo Olivieri e infatti abbiamo incontrato su sua delega la consigliera comunale Maria Adele Girolami, che ci aveva garantito un coinvolgimento del comune – spiega Rossetti – Poi qualche settimana fa abbiamo letto un comunicato in base al quale il Comune aveva deciso di ricordare gli eventi attraverso la Fondazione Libero Bizzarri e quindi aveva stanziato 18 mila euro per la realizzazione di un documentario da parte dei registi Rovero Impiglia e Giacomo Cagnetti, il tutto all’interno del settore Cultura. Nessuno ci ha detto nulla o coinvolto. Avevamo scritto ben prima e siamo stati disconosciuti da questa operazione, ce ne dispiace ma andiamo avanti”.

Però Rosetti si toglie altri sassolini dalle scarpe: “Anche il Circolo dei Sambenedettesi l’anno prossimo raggiungerà i 50 anni, e mi sembra strano che un Comune non coinvolga una associazione che attiva da mezzo secolo. Dirò di più: la celebrazione L’Approdo Negato, che si celebra ogni 23 dicembre al porto proprio nel giorno del naufragio del Rodi, è stata avviata nel 2007 proprio dal Circolo e poi, dal 2008, fatta propria dall’Amministrazione Comunale. Da parte nostra c’è malumore e stupore: io credo che l’unione dà la forza, questa iniziativa del Comune non la capisco, se il sindaco ha deciso così andremo avanti. I cittadini non capiranno perché in una città si fanno due manifestazioni quasi simili, il sindaco ha deciso di andare da un’altra parte”.

Malumori confermati anche da Giancarlo Brandimarte dell’associazione teatreale Ribalta Picena: “Abbiamo aderito a questo comitato perché qui c’è davvero San Benedetto: nostro compito è mantenere vivo il ricordo di quello che avvenne, molti giovani non sanno nulla degli anni 70 a San Benedetto. Ci siamo rimasti male per questa decisione di escluderci”.

Sulla scelta del Teatro delle Energie di Grottammare (ma in realtà a poche centinaia di metri dal confine amministrativo di San Benedetto) Piergiorgio Cinì spiega: “L’evento rientra nella rassegna dei Teatri Invisibili, che da anni si svolgono a Grottammare. Devo dire che a Grottammare troviamo tutta un’altra sensibilità, da anni sostengono tante realtà che a San Benedetto non trovano respiro. Ma noi vorremo presentare il documentario anche a San Benedetto, nei luoghi deputati con massimo rispetto, perché dobbiamop tenere alta la memoria storica. Siamo un gruppo che ha una forza notevole ma se anche il Comune ci ha escluso, continueremo nel nostro sforzo”.

CASO GENEVIEVE Rosetti ha criticato anche alcune decisioni in merito alla posa del monumento del motopeschereccio Geneviève, la cui inaugurazione è avvenuta sabato 10 ottobre.

“Credo sia di cattivo gusto applicare le placche degli sponsor sul monumento che ha la funzione di ricordare la marineria sambenedettese. Inoltre – ricorda con una punta di ironia non troppo velata – ricordiamo che nella tradizione del mare le imbarcazioni si inaugurano rompendo le bottiglie di spumante, non versando lo stesso stappato sulla chiglia. Noi stiamo facendo altro, e di ben altro passo”.

Nella foto, il sindaco Piunti e l’assessore Olivieri inaugurano il monumento al Geneviève versando lo spumante. Dietro Olivieri le placche contenenti i nomi di alcuni sponsor che hanno consentito la realizzazione dell’opera.


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