PUBBLICITA’ ELETTORALE – Pubblichiamo il video della campagna elettorale del candidato consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Peppino (detto Peppe) Giorgini alle prossime elezioni regionali del 20 e 21 settembre.

A seguire un testo pubbli-redazionale inviato alla redazione.

 

Come è stato il percorso di un eventuale accordo con il Pd? Ci può raccontare cosa in realtà è successo e perché non è andato a buon fine?

Guardi. La storia è complessa ma cercherò di sintetizzarla. Dopo la caduta del primo Governo Conte e l’accordo con il Pd nel secondo governo, dell’agosto 2019, il Pd ha iniziato a contattarci per un eventuale accordo di programma. Abbiamo iniziato ad ascoltare quello che avevano da dirci, e nei vari incontri abbiamo ascoltato molto e parlato poco. Il nostro intento era quello di avere in mano un’offerta, ma concreta, per poi riportarla e condividerla con tutti i nostri attivisti delle Marche. Nella via di mezzo di questi incontri ci sono state delle riunioni regionali dove ho capito che una buona maggioranza degli attivisti, anche se solo quelli operativi, erano contrari a qualsiasi accordo programmatico. Eravamo costantemente in contatto con Roma e quindi tutti i passi erano fatti con criterio. La situazione ad un certo punto era che tutto il Pd premeva per un accordo, mentre un gran parte di nostri attivisti invece erano contrari. Siamo arrivati al punto,  seppur la scelta del  candidato presidente civico era condivisa, abbiamo provato ad alzare la posta.

Prima di tutto volevano una discontinuità totale nei territori, nelle 5 province, e quindi abbiamo chiesto che molti dei tarbosauri che trafficano nei territori venissero praticamente esautorati dei loro poteri. Qui la cosa si è complicata. Perché abbiamo capito che loro non volevano nessuna discontinuità e quindi era impensabile accogliere la nostra richiesta. Da lì abbiamo capito che il Pd voleva solo dei garzoni e non degli alleati. La loro avance era solo per l’interesse che avevano della nostra percentuale. Per cui anche da Roma c’è stata una virata al no all’accordo e quindi in un successivo incontro abbiamo detto al referente regionale Pd e al presidente della Giunta di virare magari sulla legge a doppio turno, presentata da noi un anno prima, che metteva tutti d’accordo. Naturalmente a loro non interessava, e infatti non l’hanno mai portata in consiglio, perché il loro intento primario era appunto quello di averci come ragazzi di bottega. Questo loro progetto si è visto benissimo successivamente, proprio gli ultimi due consigli utili, quando hanno fatto del tutto per fare una legge “tagliola” per eliminare il nostro candidato governatore dalla possibilità di essere eletto come consigliere.

 

I sondaggi dicono che la destra vincerà con dieci punti di scarto e quindi governerà la Regione, lei cosa ne pensa?

Devo dire che se questo sarà vero e si realizzerà (credo poco ai sondaggi che sono tutti pilotati) probabilmente i cittadini avranno pensato che questo sarà un male necessario, in quanto nelle ultime giunte regionali, in special modo l’ultima, il Pd ha dimostrato di non avere piu nulla di sinistra ed essere in pratica come un ravanello, rosso fuori e bianco dentro, senza piu nessun valore di sinistra che sempre ha caratterizzato la gente di sinitra, l’onestà, l’equità la solidarietà la giustizia sociale. Loro non hanno piu nulla di tutto questo, sono come la destra, solo macchine di potere e clientela. Qualche lustro fa gli universi di destra e sinistra era agli antipodi, da qualche lustro è difficile riconoscerli; Il Pd ha preso tutto ciò che di brutto ha da sempre avuto la destra postfascista: mantenimento dello status quo; poco rispetto per le diseguaglianze sociali e per le diversità sia individuali che sociali: equità sociale, sanitaria e scolastica a livello zero; forte incremento degli affari con i privati in tutti i settori, la massa operaia e il ceto medio non si riconoscono più in questa falsa sinistra. Quindi in politica gli errori costano e costano tanto.

 

Sappiamo che lei ha fatto molte cose in Regione per il territorio Piceno e non, pur essendo di minoranza. Pensa di essere rieletto? E se non lo sarà?

 Ho combattuto tutta la mia vita battaglie molto piu importanti di queste, a volte ho vinto a volte ho perso, ma l’importante è combatterle. Tutto ciò che ho fatto in regione me lo sono guadagnato con lacrime e sudore senza dover ringraziare nessuno. Io sono nato guerriero e ho portato questo mio modo di essere ogni minuto della mia vita, sia nelle malattie che mi hanno colpito, sia nelle attività industriali e commerciali che ho portato avanti fino ad oggi. Ho 67 anni, 67 anni di vita onesta, ma l’onestà in politica costa, ha un prezzo e io questo costo l’ho pagato molto caro. Ma quando combatti per la gente, quando combatti contro le ingiustizie, poi molta gente alla fine, prima o poi, capisce. In cambio di tutta questa mole di lavoro ho ricevuto la stima di molte persone e questo è, e sarà sempre il mio orgoglio. Ma in generale quella di essere onesto è “una colpa mai perdonata dal genere umano”, diceva Leopardi, “Il quale non odia tanto chi fa il male, né il male stesso, quanto chi lo nomina”. Questa straordinaria poesia di Leopardi oggi è piu attuale di ieri e dimostra che gli onesti in questo paese di birbanti hanno vita dura. Comunque sia, se i cittadini non capiranno quando sia grande e costoso il valore dell’onestà, ne prenderò atto e accetterò comunque il risultato delle urne qualsiasi esso sia; non ho mai vissuto di politica e non ci vivo adesso.

 

Cosa pensa dei candidati del Piceno e di quelli che hanno cambiato casacca?

 Non do giudizi sui miei colleghi, la politica che mi piace e che perseguo è quella che parla di fatti, di numeri, anche se non posso non notare che i cambi di casacca sono ormai diventati più che una consuetudine, un virus. Nel calcio si cambia casacca spesso per soldi e in politica avviene la stessa cosa: Soldi, potere e poltrona sono i fattori per cui si tradisce il proprio mandato elettorale e i propri valori, per chi li ha, questo è il punto. Un valore importante per un politico eletto con le preferenze dei cittadini dovrebbe essere, oltre all’onestà la lealtà ma questo spesso è un valore che molti hanno sotto le scarpe, invisibile e irriconoscibile prima durante e dopo, ecco perché anche nel nostro movimento molti fanno il salto della quaglia. Comunque La legge è sbagliata e va cambiata. E la cambieremo dopo il referendum

 

Sappiamo che lei ha finanziato anche il ricorso al TAR per l’ospedale Nuovo, cosa ne pensa di questa storia e della Sanità del Piceno?

 Guardi la storia della scelta della location dell’ospedale unico dimostra come la politica di questo territorio, e quella regionale, controlla tutto e tutti. Non si muove paglia se non va bene a loro. Nel Piceno da tempo manca una “mangiatoia pubblica” perché nei decenni precedenti i partiti di destra, di sinistra e di centro – ha poca importanza tutti uguali sono – hanno spolpato tutto ciò che c’era da spolpare nel territorio, quindi è chiaro che il business dell’ospedale è grande e sono molti quelli interessati a questo affare. Anche i saprofagi che girano intorno alla politica e ai politici avranno la loro parte. I Familisti Amorali (Immorali)  sono all lavoro da tempo.

La scelta della location, a metà tra Ascoli e San Benedetto, è stata fatta da esponenti del Pd del Piceno proprio per non danneggiare le strutture private che ci sono nel nostro comprensorio Sambenedettese, a discapito dell’ospedale di Ascoli e San Benedetto che diventeranno, se il loro progetto si realizzerà, strutture territoriali. Magari la realizzazione del nuovo ospedale, se mancheranno i soldi pubblici (e mancheranno), come dice, essendo d’accordo con tutti, l’ex sindaco di Ascoli,  la faranno i privati con un costo esagerato, come Muraglia di PS (un miliardo di euro), che pagheranno tutti i cittadini del Piceno e delle Marche. Certo in questo caso avremo una mangiatoia pubblica immensa e ci si vorranno abbeverare tutti. Se è questo che vogliono i cittadini del Piceno si preparino a pagarne le conseguenze, care molto care. La storia ce lo racconterà.

 

Per concludere cosa farà il Movimento 5 Stelle alle elezioni comunali di maggio 2021 e quale è la vostra visione della città?

Stiamo lavorando da tempo per trovare un percorso che possa coinvolgere il piu possibile i cittadini liberi dai condizionamenti della politica e distaccati dalle logge partitiche e affaristiche che hanno portato questa città alla totale desertificazione sociale ed economica. Abbiamo già il nostro candidato sindaco, che annunceremo subito dopo le elezioni regionali, e sono in corso dialoghi con alcune liste civiche che ci daranno appoggio e con i quali condivideremo un programma – 20 punti – dove verranno rappresentate tutte le cose di cui la città ha bisogno e che sono  indifferibili e urgenti, insomma necessarie al nostro territorio che si possano realizzare nei 5 anni di mandato – qualora si vincessero le elezioni. Con la nostra lista, lo posso affermare con certezza, non ci saranno sicuramente rigurgiti della vecchia politica che hanno depauperato la storia e la cultura di questa città.

La nostra visione per una città nuova e all’avanguardia vede al primo punto il consumo suolo zero, solo rigenerazione urbana dell’ esistente; valorizzazione e sviluppo della zona del porto e della zona Sentina; lotta al traffico con la creazione di una piccola municipalizzata che operi solo nei confini comunali; potenziamento dei servizi pubblici e scolastici; riqualificazione del centro e del commercio in genere, che non deve piu essere un posto per sagre di paese; un piano dei parcheggi che possa togliere questo enorme fardello che pesa sulla testa dei cittadini sia in tema sociale che ambientale; riqualificazione di tutti i giardini pubblici, verde pubblico, scuole pubbliche; riqualificazione ingresso nord e sud del comune; piantumazione in 5 anni di 300.000 alberi per fare di San Benedetto una città ecostenibile in tema ambientale; nuovi metodi per la realizzazione di asfalti, con la possibilità di usare anche quelli auto drenanti; nuovi metodi per la raccolta dei rifiuti con la creazione delle isole ecologiche e tante altre cose ma sempre applicando, sulle decisioni piu importanti, il principio dettato dalla Convenzione di Aarhus che prevede innanzitutto la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali.

 

 

 

 

 

 

 

 


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