Diritti al Punto – Una rubrica di Andrea Broglia

Ci vuole grande forza di volontà nel non leggere una notifica o nel resistere alla tentazione di sbirciare le ultime stories su Instagram. Chi di noi non ha allisciato lo schermo del proprio smartphone per ore come se fosse un gatto? Ma attenzione. 

Un post, un commento o un selfie sbagliato possono costarci molto caro e addirittura farci perdere il posto di lavoro.

Recentemente infatti sono stati ritenuti legittimi i licenziamenti di persone che hanno pubblicato commenti denigratori ed offensivi nei confronti della società o del datore di lavoro, o di chi, mentre era in malattia, postava allegramente foto al mare.

Singolare il licenziamento di una dipendente di uno studio medico accusata di passare troppe ore su Facebook. In quel caso al datore di lavoro è bastato controllare la cronologia . Il giudice infatti ha ritenuto legittimo il licenziamento in quanto la condotta della dipendente, che sottraeva costantemente del tempo all’attività lavorativa, è stata ritenuta lesiva degli obblighi di diligenza e buona fede

Quindi, social sì, ma state attenti.

Se avete domande, curiosità o quesiti di natura giuridica commentate l’articolo, qui o sui social o scrivete a info@rivieraoggi.it, specificando nell’oggetto della mail “Diritti al Punto” e l’avvocato Broglia vi risponderà


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