GROTTAMMARE – “Mi piace stare nella vostra regione. C’è tranquillità e sobrietà. E anche buona organizzazione come nel nord Italia ma senza arroganza”.

Così, a Riviera Oggi, Erri De Luca parla delle Marche all’inizio della nostra intervista realizzata a Grottammare, nel tardo pomeriggio del 26 giugno, presso lo stabilimento Bagno delle Sirene, teatro per l’occasione di un incontro culturale, “Le vie del Mare”, con lo scrittore e giornalista napoletano.

C’è un forte legame con le Marche, vero?

“Innanzitutto familiare. Mio nonno, Mario Ferri, era di Pesaro e da bambino ho visitato tante volte la città e le zone limitrofe. Quindi ho un po’ di sangue marchigiano. Inoltre mi è capitato spesso di passare per Ancona, negli anni ’90, quando facevo l’autista di convogli umanitari, diretti in Bosnia durante la guerra, e ci imbarcavamo dallo scalo dorico per approdare nei Balcani a Spalato. La vostra regione è un posto che lentamente ho cominciato ad apprezzare dato che io, solitamente, bazzicavo solo la parte tirrenica ma poi, arrivato lungo l’Adriatico, è stato vero amore“.

Lei ha un legame particolare anche con San Benedetto del Tronto.

“In gioventù ho militato, politicamente, in Lotta Continua ed eravamo andati spesso a San Benedetto per le lotte dei pescatori. Ho raccontato e condiviso le battaglie dei marinai per l’ottenimento dei diritti sul lavoro. La Riviera fu l’unica località, in tutta Italia, o almeno la prima sicuramente, dove si formarono lotte dei pescatori che chiedevano sicurezza e giusti riconoscimenti dallo Stato per quello che facevano”.

Parliamo di scrittura in tempi di Coronavirus. Le restrizioni legati alla pandemia hanno portato alla realizzazione di un’interessante progetto, il ‘Decameron 2020’.

“L’isolamento forzato ha costretto tutti a restare a casa ma non ha limitato la creatività. Abbiamo, quindi, deciso di contattare diversi scrittori da tutto il mondo e abbiamo chiesto di lasciare un contributo. In questa epidemia si sono scambiati una novella scritta nei loro isolamenti. Altrettante celebri voci del mondo si sono aggiunti leggendo le storie dai loro luoghi di quarantena. Come è avvenuto nel Decameron di Boccaccio. Interessante il lavoro dell’attore Luigi Lo Cascio che inizialmente ci aveva comunicato che avrebbe avuto difficoltà poiché si trovava in casa con la moglie e figli di giovane età. Alla fine ha realizzato un documento dove racconta la sua particolare quarantena ed è stato un successo. I nostri lavori sono visibili sul canale Youtube The Decameron 2020″.

Lei, in altre interviste televisive e radiofoniche, ha affermato che non ha mai temuto le restrizioni dovute al Coronavirus ma, semmai, ha timore di una possibile ‘bomba sociale’.

“E’ così. L’emergenza ha dimostrato un grande senso civico e anche della maturità. Le restrizioni sono state accettate per il bene della salute pubblica e il Governo ha pensato a tutelarla. Ora siamo in una fase 2.5, quasi 3, e sono sicuro che rimarremo a lungo in questo periodo. Non torneremo, credo, nella fase 1 perché inaccessibile dal punto di vista economico. Ora bisognerà stare attenti a non creare ulteriori dislivelli fra varie categorie sociali e lavorative. Non bisogna favorire un settore per poi sfavorirne un altro”.

La rivoluzione, come affermato da lei in passato, non esiste più, appartiene al Novecento. Ora c’è la cosiddetta generazione profetica.

“Io credo molto nei giovani e sono sicuro che possono costruire un futuro importante. I ragazzi di oggi lavoreranno per un’economia di riparazione che sarà proficua e redditizia. Le tossicità provocate non solo dall’emergenza stanno smuovendo molte coscienze. Sono ottimista per le nuove generazioni. Dovremmo dare più fiducia ai nostri ragazzi”.

Che cosa consiglierebbe ai giovani che si affacciano alla scrittura?

“Ai ragazzi direi di leggere molto. Gli scrittori sono innanzitutto dei lettori. Devono leggere tanti libri e anche approfondire conoscenze e traduzioni di testi stranieri per comprendere meglio le culture e le tradizioni. Allargare la mente e non limitarsi”.

Chiudiamo la nostra chiacchierata parlando di calcio e del suo Napoli, fresco vincitore della Coppa Italia.

“C’è stata tanta soddisfazione fra i napoletani per la vittoria ottenuta contro la Juventus. Una squadra, quella piemontese, che, da sempre, mostra un atteggiamento di superiorità. Probabilmente gli azzurri avevano più fame dei bianconeri, abituati da tempo a vincere. E’ stata una partita emozionante, i calci di rigore hanno dato quel tocco in più di pathos. Vittoria meritata contro una Juventus, c’è da dirlo, appannata. Non era la stessa squadra di qualche mese fa”.

Dedicherebbe uno scritto ad un giocatore del Napoli?

“No, no (n.d.r. sorride). Io sono più per gli sport individuali, preferisco parlare delle montagne e delle scalate. Sono un grande amante delle vette”.

A tal proposito, Erri De Luca sarà protagonista sabato 27 giugno al Festival dell’Appennino e sarà presente a San Giacomo, vicino Ascoli Piceno per un incontro-escursione.


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