SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un articolo pubblicato sulla rivista informativa comunale scatena la protesta di Flavia Mandrelli, consigliere di Articolo Uno nonché insegnante: perché proprio questo è il tema dell’articolo, ovvero l’insegnamento on line che si sta svolgendo a causa della chiusura delle scuole per evitare il contagio da coronavirus. 

Di seguito la nota stampa.

 

Con enorme stupore e una certa indignazione leggo l’articolo pubblicato sul Bollettino Ufficiale Municipale di Maggio a firma del signor Antonio Prado (Giornalista e Chief Digital Officier del Servizio Infrastrutture Digitali del nostro Comune) dal titolo “Caro docente, la lezione on-line è un’altra cosa“.

In quanto io stessa Docente mi chiedo (e insieme a me se lo stanno chiedendo i numerosi colleghi che mi hanno chiamato e scritto per avere spiegazioni e chiedere chi fosse questo signore) per quale motivo si sia inserita una personale, disinformata opinione sulla Didattica (on-line o in presenza) e sulla scuola in generale del dottor Prado.

Ci si è interrogati su che tipo di formazione o esperienza professionale abbia l’autore dell’articolo per permettersi di ironizzare sulla “forma mentis degli insegnanti che affonda le radici all’inizio del secolo scorso” . Beh, informo il signor Prado che la forma mentis di un Docente affonda le radici e si nutre di conoscenze e concetti che hanno visto la luce ben prima del ‘900. Ma nelle intelligenti riflessioni contenute nell’articolo si afferma, si generalizza, si ironizza sulla tradizione con amenità del tipo: “Quelli che vengono considerati i depositari della conoscenza con capacità di infonderla nei giovani, hanno dimostrato di avere delle enormi lacune nell’uso dei nuovi mezzi di comunicazione….fortini essere virtuosi del gesso e maghi della matita rossoblu… Devono necessariamente re-imparare i metodi perché quelli tradizionali non funzionano“. L

‘autore dell’articolo (che oltre ad essere Chief Digital Officier deve avere tra i suoi “titoli” professionali anche una grande esperienza nella didattica, nella formazione, nella pedagogia, nella filosofia del linguaggio, nella scuola tout court) fa più volte riferimento a tipologie di lezione on-line cui evidentemente deve aver assistito, dicendo che non funzionano, che i metodi utilizzati sono obsoleti ed altre acute riflessioni di questo tipo.

Allora tra tutte le inesattezze, spesso offensive e denigratorie del lavoro dei professionisti della scuola e della formazione (professionisti, ribadisco) ne voglio citare un’altra, l’esempio di lezione on-line in cui si dice che “la prima mezz’ora trascorre bellamente (bellamente!) con: ragazzi mi sentite? Rossi c’è?… ” affermando che “dei sessanta minuti programmati, sì e no dieci saranno quelli buoni…“.

Ah, è possibile, sì, anche auspicabile, in molti casi, per ristabilire quel contatto non solo professionale ma soprattutto umano che si è bruscamente e inaspettatamente interrotto a causa della pandemia di Covid-19. Connessione ed empatia (elementi indispensabili nel rapporto docente/discente), si riattivano anche così, chiedendo: “ci siete?”, “come state?”, “la vostra vita e quello che state provando mi interessa, noi ci siamo”.

Già, ci siamo, ci siamo con la parola, la vicinanza, i contenuti. Ci siamo e cerchiamo, con tutti i mezzi a nostra disposizione, ognuno a suo modo, di ristabilire contatti, di trarre da questo eccezionale “tempo sospeso” un’esperienza positiva. Un’ esperienza che possa portare ad approfondire, sensibilizzare, riflettere e imparare.

Gli strumenti digitali sono un grande ausilio, inimmaginabile fino a pochissimo tempo fa, ma rimangono strumenti. La sostanza di un rapporto umano che ha a che vedere con la formazione passa attraverso l’esperienza, la passione, la conoscenza, il carisma, l’amore per questo mestiere.

In veste di Consigliere comunale inoltre pongo alcune domande:

1. Chiedo al Sindaco perché dopo aver letto questo articolo (perché immagino che controlli le informazioni che vengono distribuite attraverso il BUM a tutte le famiglie) non abbia sentito l’esigenza di evitarne la pubblicazione

2. Chiedo al Sindaco e all’autore di questo articolo se pensano di fare un buon servizio alla Comunità denigrando un sistema scolastico che invece, nella nostra città, si è immediatamente attivato, pur tra infinite difficoltà, al fine di non lasciare indietro nessuno e continuare ad assicurare un servizio di fondamentale importanza, quel diritto all’istruzione che viene messo in discussione dal dottor Prado.

3. Chiedo all’autore di questo articolo, che è proprio il funzionario che avrebbe dovuto in questi anni occuparsi delle infrastrutture digitali anche delle Scuole del nostro territorio, perché non l’abbia fatto lasciando che gli Istituti si organizzassero autonomamente e con propri fondi per modernizzare tutto il sistema informatico che oggi è eccellente

4. Chiedo, riferendomi all’ultima parte dell’articolo, come mai un funzionario comunale come il dottor Prado non sia a conoscenza del fatto che le scuole cittadine si sono attivate subito per fornire i presídi digitali (tablet, computer ecc) alle famiglie in difficoltà con il prezioso aiuto del settore Servizi Sociali e della Protezione civile cittadina (solo l’Isc Sud ne ha forniti più di ottanta)

5. Chiedo al Sindaco se è a conoscenza quanti e quali fondi siano stati destinati alle scuole cittadine nel corso di questa Amministrazione poiché mi risulta che, di anno in anno, siano costantemente diminuiti invito quindi l’autore dell’articolo a riflettere prima di scrivere banalità e sciocchezze su un giornale comunale che viene recapitato a tutte le famiglie della nostra città e pagato con i soldi di tutti i cittadini.


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