SAN BENEDETTO DEL TRONTO – In questi giorni il nostro giornale ha ricevuto molte segnalazioni in merito al problema di persone, spesso stretti familiari, che non possono ancora vedersi a causa delle limitazioni agli spostamenti che al momento non consentono di spostarsi al di fuori dei confini regionali.

Il confine tra Marche e Abruzzo, ad esempio, è fortemente integrato e ci sono situazioni, come quella di Martinsicuro e Colonnella con l’area di San Benedetto, in cui il confine amministrativo ha poche relazioni con le abitudini della popolazione.

Di seguito riportiamo una lettera che abbiamo ricevuto, che vale anche per le tante altre richieste di aiuto e visibilità degli ultimi giorni.

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Buongiorno,
ho deciso di contattarvi dopo aver raccolto varie testimonianze di famiglie/persone che stanno vivendo la mia stessa situazione. Stiamo cercando di far arrivare la nostra voce attraverso qualsiasi mezzo.

Sono una ragazza di 25 anni e vivo in un paesino situato al confine tra Abruzzo e Marche. Come la maggior parte degli italiani, anche io e la mia famiglia abbiamo passato gli ultimi due mesi a casa e nonostante alcune giornate no e le eventuali difficoltà che sono derivate dalla mancanza di aiuti economici da parte dello Stato, siamo riusciti bene o male a trascorrere questi cinquanta giorni di quarantena arrivando a questo tanto atteso 4 maggio.

Il motivo per la quale ho deciso di contattarvi è relativo alla disparità di concessioni che, a mio parere, hanno lasciato ai singoli cittadini. Sono vittima, come molte altre persone, della grande “trappola del confine“, come è stata descritta da alcuni articoli che ho trovato sul web.

Alcune persone a me care, parte della mia famiglia ed anche il mio compagno, si trovano aldilà del limite territoriale regionale e non mi sarà dunque data la stessa possibilità che viene data a chi vive nell’ambito della stessa Regione, di poter far loro visita solo perché divisi da un assurdo confine istituzionale. Allo stesso e tempo però, se io volessi, potrei macinare chilometri e chilometri e girare in lungo e in largo l’Abruzzo.

Come me ci sono molti altri italiani che stanno vivendo la stessa situazione e ci sono molte altre coppie/famiglie che trovandosi in due città lontane o nel mio caso a pochi chilometri non possono avere l’opportunità di incontrarsi dopo mesi e mesi.

E’ davvero giusto che alcune persone abbiano l’opportunità di “riabbracciarsi” ed altre no? Non abbiamo anche noi il diritto di guardare negli occhi le persone che amiamo? Non si tratta di organizzare feste o andare a spasso per la città senza una meta, si tratta semplicemente di alleviare le “sofferenze” psicologiche sorte dopo due mesi di totale isolamento.

Voglio sperare nel buon senso degli italiani, ma se i contagi dovessero risalire, saremmo noi a rimetterci doppiamente, noi che non abbiamo avuto neanche un’occasione di poter rivedere i nostri affetti.
Spero che leggerete questa mia richiesta di “aiuto” e che mi diade una mano a renderla pubblica in modo tale che ci vengano concessi gli stessi diritti che vengono concessi a molti altri che hanno la fortuna di vivere vicini.


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