E’ sicuramente persona seria il consigliere regionale Gianluca Busilacchi, che ho avuto il piacere di conoscere ma al di là delle questioni personali ho apprezzato, qualche mese fa, l’appoggio dato affinché il Centro Agroalimentare Piceno non venisse malamente liquidato dalla Regione Marche. Non era scontato: è consigliere di maggioranza e non di questa provincia; componenti della giunta del Piceno si dirigevano in tutt’altra direzione.

Per questo, ascoltando con curiosità il suo dettagliato (26 minuti) intervento video a proposito del Covid Hospital di Civitanova (lo alleghiamo in alto al presente articolo per chi voglia ascoltare), ho provato da una parte il piacere di notare una esposizione altrettanto seria rispetto alla persona Busilacchi, ma al contempo il dispiacere di notare come Busilacchi sia andato fuori fuoco e, fatte salve alcune questione abbastanza condivisibili su alcuni eccessi nelle critiche (ma le opposizioni si sono fatte sentire flebilmente solo negli ultimi giorni mentre Forza Italia plaude e FdI è in un silenzio di approvazione eloquente), non mi sembra abbia colto quelli che sono elementi fondamentali per giudicare ciò che ho ribattezzato Astronave Bertolaso Hospital.

Però Busilacchi ha almeno il pregio di esporsi in prima persona. Gireremo anche a lui le nostre domande, considerando il Muro di Gomma sulla questione. Premetto che chi scrive già lo scorso 1° aprile, di fronte all’evidenza che i ricoveri di Intensiva avessero terminato almeno la prima ondata di crescita, espresse dei timori sulla necessità/fretta della realizzazione, decisa ufficialmente il 3 aprile con la delibera di giunta. Il 6 aprile, a frittata fatta, Ceriscioli ammise che quanto da lui sostenuto fino al 31 marzo, ovvero del picco di ricoveri a metà aprile, non si sarebbe verificato. Ma il progetto andò avanti come niente fosse. Incredibile

Una premessa sbagliata e presa sotto la pressione dell’emergenza è alla base, anche secondo Busilacchi, di una scelta corretta? Miracoli della politica, diremmo. Ma non siamo qui per sindacare chi ha ragione e chi no, ma per consentire ai cittadini di capire come si è arrivati ad alcune scelte piuttosto che ad altre.

E soprattutto evitare che la via d’uscita indichi invece da false speranze perché, nella situazione in cui siamo, sarebbe molto più grave che al complottismo (da dimostrare) dei critici si contrapponesse una falsa verità delle istituzioni. Le conseguenze potrebbero essere pericolose sul piano sanitario, sul piano della fiducia nelle istituzioni, sull’uso più adeguato delle risorse pubbliche. Di seguito, allora, ri-formuliamo le nostre domande a Busilacchi e già poste a Ceriscioli, Sciapichetti, Bertolaso e l’Ordine dei Cavalieri di Malta.

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1) ESISTE UN (NUOVO) PIANO DI EMERGENZA SANITARIA-OSPEDALIERA?

Poiché nelle Marche si sta uscendo dall’emergenza della prima onda, è il caso di prepararsi alla gestione di una eventuale seconda onda per evitare di rientrare in uno stato di emergenza con tutte le difficoltà, decisioni affrettate ed errori che questo comporta.

Esiste dunque un piano di emergenza aggiornato alla luce di quanto avvenuto, per gestire ritorni della pandemia, almeno elaborato per grandi linee di azione, a conoscenza almeno della giunta regionale e dei vertici Asur Marche? Il Fiera Hospital di Civitanova, il Progetto 100 diventato intanto Progetto 84, in che modo semplifica l’azione e riduce il rischio di un burnout del sistema sanitario regionale, al di là degli 84 posti letto che fanno sempre comodo ma che potevano essere sistemati diversamente e probabilmente a costi minori?

E sub-domanda: esiste uno studio epidemiologico che prevedeva il picco dei ricoveri a metà aprile? (chiesto a Ceriscioli senza esito lo scorso 7 aprile; si noti che il Fiera Hospital non sarebbe stato pronto, ma che la fretta di deliberare si è avuta proprio perché bisognava fare presto, costi quel che costi).

2) GLI OSPEDALI MARCHIGIANI SARANNO VERAMENTE “LIBERATI” DAI PAZIENTI COVID-19?

Su questa leva la Regione ha raccolto le prime adesioni entusiastiche da parte della cittadinanza e dagli amministratori locali, tutti in attesa che il proprio ospedale venga liberato dai pazienti Covid-19 adesso ospitati per tornare alle funzioni originarie. Lo stesso Busilacchi la indica come una delle giustificazioni al sì al Fiera Hospital. Andiamo però a vedere i numeri, quelli che mancano fortemente nella narrazione della Regione in questa fase, ci pare (eh, ahinoi, anche in quella di Busilacchi).

Di seguito i ricoverati per Covid-19 nelle Marche al 26 aprile 2020 (a cui si aggiungono 221 ricoverati in degenza post-critica, per un totale di 722).

Certo, è probabile che a metà maggio lo scenario sarà ben diverso e forse gli 84 posti dell’Astronave potranno ospitare tutti i ricoverati in terapia intensiva e semi-intensiva. Intanto ragioniamo. E qui abbiamo altri elementi di dubbio.

a) Sciapichetti ha promesso che i primi pazienti ad essere spostati all’Astronave saranno quelli attualmente ricoverati a Civitanova. E immagineremmo, poi, quelli di Macerata e Camerino, per bilanciare il numero tra le altre province (sarebbe difficile immaginare Macerata con tre ospedali Covid con Fermano e Piceno puliti). Tuttavia, con i soli ricoverati di Civitanova Alta, avremmo già la particolare situazione di molti pazienti che non hanno bisogno di cure intensive che occuperebbero posti letto ad alta intensità di cura. Giustizia, efficienza, o quale altro sarà il criterio di selezione dei pazienti? E’ dato saperlo fin da ora? Esiste una procedura? O l’emergenza impera ad ogni livello e tutto è giustificato anche se c’era tempo e modo per riflettere al meglio in questa fase, numeri e curve alla mano?

b) Busilacchi può verificare facilmente che già adesso, con il calo di ricoverati registrato negli ultimi 26 giorni, sarebbe possibile liberare alcuni ospedali. Il 31 marzo nelle Marche vi erano 1115 ricoverati, 393 più di oggi. Nei principali ospedali, esclusa l’area post-critica, i numeri erano circa doppi rispetto ad oggi: a Pesaro i ricoverati erano 193 (35 intensiva, 116 sub, 42 non intensiva), Torrette 146 (43-97-0), Civitanova 82 (12-5-65), San Benedetto 58 (11-13-34).

Per quale motivo, oggi, non si è provveduto già a liberare ad esempio Urbino (5) o San Benedetto (27 ricoverati che bloccano un intero ospedale?). Certo, un motivo è che negli altri ospedali si stanno recuperando gli spazi per l’attività d’urgenza rallentata (ad esempio Torrette) e tutto a prescindere dal Fiera Hospital. Un altro motivo è che il Fiera Hospital non è pronto, certo. Poi certo, ci sono i problemi della sanificazione (si parla di un mese tra la dipartenza degli ultimi ricoverati Covid-19 e il ripristino).

Vi è però un altro argomento. E ha a che fare proprio con la “seconda onda”.

Terminiamo questo passaggio, però: in attesa dell’Astronave, liberare un ospedale a discapito di un altro genera tensioni fortissime tra la cittadinanza. A San Benedetto solo per aver ventilato l’arrivo dei pazienti ricoverati a Fermo se ne sa qualcosa. Ecco allora spuntare la bandiera dell’Astronave: aspettate, appena sarà pronto, andranno tutti lì, in un gioco delle tre carte dove però c’è un tavolo dove ne entrano solo due, se va bene.

3) PARLANO COME SE L’ASTRONAVE AVESSE 840 POSTI. SONO 84 E SU QUELLI SI DOVRA’ RAGIONARE 

Ne abbiamo già scritto dettagliatamente (clicca qui). Ad oggi l’Astronave conterrebbe poco più di un decimo di tutti i ricoverati e più del doppio di quelli che necessitano di cure intensive. Probabilmente a metà maggio la situazione sarà migliore.

Se non ci saranno, e si spera di no, nuovi focolai, a giugno si potranno pulire diversi ospedali marchigiani. Ma Busilacchi, se fosse al posto di Ceriscioli, se la sentirebbe di rischiare? Cosa? Lo spieghiamo di seguito.

Ecco perché servirebbe un Piano di azione dettagliato. Di seguito immaginiamo diversi scenari non astratti per la temuta seconda onda.

a) Max 80 ricoverati: tutti all’Astronave, non c’è dubbio. Sciapichetti e Ceriscioli gongolerebbero: “Avete visto? Siamo stati previdenti e precisi”.

b) Max 200 ricoverati. Dove andranno i 116 in eccesso rispetto all’Astronave? Tutti a Torrette? Si può mettere nero su bianco o occorre muoversi solo per emergenza e ordinanze?

c) Max 400 ricoverati, 316 in eccesso. In quali ospedali andrebbero? Ancona e Pesaro Marche Nord, nello scorso picco, ne avevano assieme 333: si provvederà a usare queste due strutture o altre con numeri minori meglio distribuiti?

d) Max 500 ricoverati, 416 in eccesso. Eventuali ospedali tornati all’abituale attività, verranno di nuovo sequestrati e destinati esclusivamente al Covid-19, come quello di San Benedetto, e quindi ci sarà un nuovo trasferimento di medici e reparti ad Ascoli e via dicendo?

Solo se la “seconda onda” sarà al di sotto della capienza dell’Astronave, avremo una situazione di controllo completo. Altrimenti vanno già pensate le azioni e vanno comunicate a sindaci, direttori d’Area e cittadini. Perché togliere nuovamente la sanità pubblica a intere porzioni di cittadini (il pronto soccorso più vicino a dove vivo io, assieme ad altre 100 mila persone almeno, è a 30/40 chilometri) perché si è preferito la rigidità di un Covid Hospital siffatto rispetto ad investimenti per garantire la doppia funzionalità degli ospedali esistenti e dunque il massimo della flessibilità e la garanzia dei servizi ospedalieri a prova di pandemia, sarebbe vissuta come un errore troppo grande per essere giustificabile. E chi appoggia questa visione irregimentata poi sarà valutato corresponsabile.

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LA GIUSTIFICAZIONE DI BUSILACCHI AL COVID HOSPITAL DI CIVITANOVA

Il consigliere di Articolo Uno spiega appunto, nel suo video, che i Covid Hospital sono favoriti dal Ministero della Salute (Roberto Speranza è anche lui di Articolo Uno), ma lo stesso Busilacchi ha presentato una interrogazione per capire perché non lo si sia fatto all’interno di un ospedale e si sia preferita una sede distaccata. Sembra che in commissione Ceriscioli abbia spiegato che in una struttura ex novo, tutta su un solo piano, si possa risparmiare sul personale fino al 25%, proprio perché il reperimento del personale rappresenterebbe il problema principale in questa fase. Sentiremo la discussione in Consiglio, martedì prossimo.

Una delle motivazioni addotte, è, appunto, quella che servirà a liberare gli altri ospedali e di realizzare una struttura “allestibile e disallestibile” secondo le necessità, perché “con il coronavirus saremo costretti a convivere per alcuni anni almeno se non si trova un vaccino“. Busilacchi si è manifestato scettico circa il coinvolgimento di Bertolaso e l’Ordine dei Cavalieri di Malta, “non per le capacità di Bertolaso che ha un curriculum di tutto rispetto, ma perché la sua storia politica avrebbe portato polemiche sul progetto”.

Allestibile e disallestibile ci sembra la definizione più adatta. L’Astronave di Civitanova, però, non è allungabile: 84 sono e saranno.

 


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