SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il settore dei pubblici esercizi (bar, ristoranti, pizzerie, pasticcerie e altri) è in uno stato di crisi profonda iniziata con la cessazione obbligata della consueta attività, con il serio rischio di veder chiudere definitivamente centinaia di imprese e di perdere altrettanti posti di lavoro.

Le misure di sostegno per il comparto, fino ad oggi disposte, sono ancora gravemente insufficienti e non si intravedono le condizioni di mercato per poter riaprire.

Oltre a tutto ciò, esistono forti dubbi sulla data dalla quale le attività potranno in qualche modo riorganizzare il proprio lavoro, per sperare di soddisfare le richieste di un consumatore fortemente traumatizzato dagli eventi, spesso impoverito e con pesanti limitazioni alla socialità.

Per questi motivi, il presidente provinciale della Confcommercio Picena, Fausto Calabresi, ha scritto al Presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli con la richiesta dei seguenti punti:

– Possibilità di effettuare la vendita per asporto, già stabilita per i pubblici esercizi dall’articolo 63, comma 6, della legge regionale n. 27/2009, nel pieno rispetto di tutte le regole in vigore per gli esercizi commerciali di prodotti alimentari.
– Un piano di riapertura in tempi brevi, con modalità certe e correlato ai dati statistici reali sulla diffusione del Covid-19 nelle nostre provincie marchigiane.
– Cancellazione dell’imposizione fiscale come Imu, Tari, affitto suolo pubblico e altre imposte fino alla fine del periodo di crisi e sospensione del pagamento delle utenze.
– Concessione di spazi all’aperto più ampi nel periodo di convivenza con il virus, per favorire il distanziamento sociale e permettere agli esercizi di lavorare.

Inoltre, Fausto Calabresi ha apprezzato l’intervento del Governatore Ceriscioli per aver contestato valutazioni nazionali che vorrebbero la  Regione Marche tra le ultime nella riapertura, valutazioni non veritiere e smentite dai dati ufficiali pubblicati.

Nella lettera di richiesta si evidenzia che la liquidità non è ancora arrivata alle imprese; la garanzia al 100% dello Stato per importi massimi di 25 mila euro è una cifra lontanissima dalle effettive esigenze per fronteggiare gli innumerevoli costi; le tasse, inoltre, non sono state cancellate ma solo differite, per di più con la beffa di pagare l’occupazione di suolo pubblico e la tassa su rifiuti non prodotti.

LEGGI QUI LA LETTERA DI CALABRESI INVIATA AL GOVERNATORE CERISCIOLI


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