ASCOLI PICENO – Durissimo il comunicato firmato dalla triplice sindacale nei confronti della direzione regionale dell’Asur. La lettera, inviata oltre che al Presidente della Regione Marche anche alla direttrice della Asur Marche Nadia Storti, è firmata da Calvaresi per la Cgil, Cipollini per la Cisl e Sabatini per la Uil.

Sotto accusa proprio la direttrice Storti, per non aver partecipato all’incontro previsto lo scorso 9 aprile “lasciando i dipendenti dell’Area Vasta 5 senza l’assegnazione di un congruo numero di dispositivi individuali di protezione, a partire dalle Rsa”. Situazione “inaccettabile se paragonata con le proficue iniziative adottate dalle regioni limitrofe”.

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Nonostante che l’Asur, con autoritarismo, abbia “accentrato” la contrattazione “decentrata” di ogni singola Area Vasta; nonostante che la medesima Asur abbia esautorato tutti i territori della Regione da qualsiasi capacità decisionale riguardo l’organizzazione del lavoro e le assunzioni di personale relegando al ruolo di semplici articolazioni territoriali le stesse Aree Vaste; nonostante che l’intera rappresentanza sindacale, per le ragioni sopra esposte, avesse chiesto, appunto, alla Direzione dell’Asur uno specifico incontro presentando una piattaforma con ben 15 punti finalizzata alla migliore organizzazione del lavoro per il contenimento della pandemia; nonostante che gli operatori sanitari, definiti eroi, aspettassero con ansia tale incontro fissato per il giorno 9 aprile 2020, il Direttore Generale dell’Asur ha disertato la riunione senza fornire la propria disponibilità per un successivo incontro lasciando i dipendenti dell’Area Vasta 5 senza l’assegnazione di un congruo numero di dispositivi individuali di protezione, a partire dalle Rsa, senza adeguate risorse strumentali e finanziarie.

E’ proprio il caso di dire che tutti i nodi vengono al pettine.

Già nel 2003, nel momento in cui la Regione Marche decise di accentrare l’amministrazione e la gestione della sanità, Cgil, Cisl e Uil contestarono tale iniziativa ritenendola deleteria per le realtà periferiche in quanto, fra l’altro, il citato accentramento avrebbe svilito il servizio pubblico a favore della sanità privata la quale, nel solo nostro territorio, ha raggiunto il 50% di tutta quella presente nella Regione Marche a dimostrazione di quanta poca attenzione fosse stata riservata al Piceno.

La sanità marchigiana, con le reti cliniche e con le Aree Vaste ha prodotto tagli sui dipendenti e sugli ospedali nonché voragini nei distretti sanitari depauperando la sanità pubblica con il conseguente obbligo per il cittadino a mobilitarsi in altri territori alla ricerca di un servizio pubblico adeguato.

Cgil, Cisl e Uil, pertanto, nello stigmatizzare la gravissima, deleteria latitanza dell’Asur, invitano il Presidente della Regione Marche ad adottare ogni utile iniziativa affinché venga rimossa, con assoluta tempestività, inerzia dell’Asur ancor più inaccettabile se paragonata con le proficue iniziative adottate dalle regioni limitrofe le quali, in questo drammatico momento, sono riuscite, al contrario delle Marche, a trasmettere un messaggio di maggiore attenzione e condivisione delle problematiche organizzative e sanitarie che affliggono gli operatori del Comparto.

 


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