Di seguito 11 domande all’europarlamentare di Renew Europe Sandro Gozi, alcune delle quali già inviate attraverso mail e alcune già segnalate via twitter.

1) Esiste un paper dettagliato di funzionamento del Recovery Fund realizzato da Renew Europe? Può renderlo pubblico?

2) Il Recovery Fund sarà un fondo di garanzia nel quale confluiranno i fondi del bilancio europeo? A quanto potrebbe ammontare questo fondo di garanzia e a quanto potrebbe ammontare la raccolta?

3) Oppure si pensa ad un aumento del Bilancio Ue con ulteriori versamenti degli Stati?

4) Il sistema sarà dunque simile a quello del Mes e del Sure (magari con somme più elevate)? Sul Sure si stima che una garanzia “liquida ed immediatamente esigibile” di 25 miliardi versati dagli Stati consenta una raccolta di fondi per 100 miliardi. Per il Recovery Fund lei parla di 500 miliardi di raccolta e dunque una garanzia di 100 miliardi?

5) I prestiti dal Recovery Fund agli Stati saranno soggetti a delle condizioni di utilizzo o saranno utilizzati liberamente dagli Stati a seconda delle proprie esigenze? Nel caso siano vincolati, uno Stato non avrebbe convenienza ad emissioni ordinarie di propri titoli di Stato?

6) E’ possibile e in base a quali eventuali “condizioni” che i Recovery Bond siano acquistati dalla Bce?

7) L’eventuale destinazione della raccolta come sarà organizzata?

8) I Recovery Bond resteranno uno strumento a debito per lo Stato? Avranno un tasso di interesse inferiore ai Btp?

9) Quali saranno i tempi di restituzione dei titoli?

10) Quali sono le principali differenze con gli eurobond?

11) Per quale motivo secondo lei sono da preferire agli eurobond?

***

Due giorni fa avevamo inviato sia via twitter che nella mail ufficiale alcune domande all’Europarlamentare di Renew Europe Sandro Gozi, eletto in Francia con En Marche, la lista del Presidente Macron. Oggi abbiamo visto che Gozi ha rilasciato alcune interviste a Repubblica e a Tpi, nelle quali tuttavia non ci sembra che abbia chiarito quanto gli avevamo posto in merito al “Recovery Fund”.

Il “Recovery Fund” è la quarta gamba dell’accordo uscito dall’ultimo Eurogruppo, la conferenza dei Ministri dell’Economia dell’Eurozona. Mentre si conosce più o meno come funzionerebbero le altre tre gambe (Sure, Bei e il Mes di cui si sta discutendo animatamente in Italia), poco si sa o si è capito a proposito del “Recovery Fund”. E’ stato menzionato nel comunicato diffuso a seguito dell’Eurogruppo del 9 aprile (clicca qui): “We also agreed to work on a Recovery Fund to prepare and support the recovery, providing funding through the EU budget“.

Dunque il fondo non è stato  istituito e deve essere ancora definito e approvato: per ora c’è solo sulla carta e senza alcun dettaglio se non queste poche righe. Dalla nota stampa sappiamo che deriverà dal “Budget dell’Unione Europea”: che in totale è pari a circa l’1% del Pil, e dunque non sarà mai uno stanziamento “a fondo perduto” né vedrà coinvolta la Bce, ma dovrebbe seguire il sistema già impiegato per il Sure o il Mes.

Mentre per il Sure o il Mes la raccolta di titoli  avviene con una garanzia di base versata dagli Stati europei (ad esempio 25 miliardi di garanzie statali per il Sure e una raccolta di titoli nei mercati di 100 miliardi, però con un prelievo massimo del 10% all’anno), per il “Recovery Fund” questo meccanismo dovrebbe avvenire con i fondi dell’Unione Europea. Che ovviamente sono fondi statali (l’Italia ad esempio versa al bilancio europeo ogni anno circa 15 miliardi, e ne riceve 7/8).

Non si tratta di Eurobond, quindi non significa mutualizzare il debito del passato, ovvero non si chiede al contribuente tedesco di pagare il debito italiano, ma si decide di stabilire obiettivi comuni di investimento ed emettere titoli per 500 miliardi. Sono convinto che troveremo l’accordo e l’Italia potrà contare su ulteriori risorse” ha detto Gozi a Tpi.

I “Recovery Bond”, di cui si discuterà al decisivo Consiglio Europeo del 23 aprile, sono presentati come l’alternativa agli eurobond, insistentemente chiesti dal governo italiano (e chiesti senza esito da vent’anni da tutti i governi italiani).

Sandro Gozi giustamente sta rivendicando come l’idea del “Recovery Fund” sia originata dal suo gruppo parlamentare, Renew Europe. Che infatti è attiva da tempo su questo fronte e lo scorso 7 aprile ha presentato una risoluzione al Parlamento Europeo che trovate qui integralmente.

Anche se il passaggio che qui ci interessa, e conferma quanto espresso da Gozi, è il seguente:

Dunque l’attuale bilancio dell’Unione Europea garantirà la raccolta di “Recovery Bonds” che non saranno frutto di una mutualizzazione del debito esistente. Dunque se gli Stati, attraverso la tassazione o prendendo a prestito denaro dai mercati privati, mettono insieme delle quote per garantire il funzionamento attuale della Ue, da quelle quote dovrebbero essere stornati dei fondi con i quali garantire la raccolta di ulteriori finanziamenti.

Il bilancio Ue 2020 è qui, pari allo 0,99% del Pil.

Con ogni evidenza, stando al comunicato stampa dell’Eurogruppo e alla mozione di Renew Europe, la quota che garantirà il “Recovery Fund”, essendo estratta da questo bilancio, dovrà vedere una corrispondente detrazione dalle voci sopra sintetizzate. Con ogni probabilità dal punto 1.

Se il 23 aprile si arrivasse ad un accordo al Consiglio Europeo, servirebbe poi quantificare la somma a garanzia, modificare le voci di bilancio, conferire le quote al Recovery Fund, attivare la raccolta di fondi sui mercati finanziari e stabilire in che modo i prestiti verranno resi disponibili agli Stati e in che modi e tempi verranno restituiti.

Purtroppo non ci sembra una misura – semmai venisse attuata – in grado di sopperire in tempi brevissimi alle esigenze della popolazione italiana, che ha bisogno di sostegno immediato già in questi giorni e nel mese di maggio.

Bisognerà  stabilire in che modo gli Stati dovranno ripagare questi prestiti, essendo l’intera operazione una ulteriore misura di indebitamento pubblico gravato da tassi di interesse. Persino, purtroppo, se l’acquisto fosse effettuato dalla Bce, ma di questo parleremo domani.

 

 


Copyright © 2020 Riviera Oggi, riproduzione riservata.