Almeno l’Huffington Post negli ultimi giorni ha mostrato una capacità di approfondimento degna della situazione tragica. Troika mascherata è la cosa che con grandi probabilità ci attenderà a breve (anche se la Troika mascherata ce l’abbiamo già, nei fatti), forse non dopo questa notte perché le rane vanno bollite lentamente, altrimenti scappano dalla pentola.

Qualsiasi cosa accadrà, ad ogni modo, lo spettacolo (in)umano che si mostra è raggelante. Di fronte ad una sciagura “di proporzioni bibliche” (cit.) vi è una ideologia di dominio e di estremo nazionalismo mascherato dal colore blu della nobiltà. Che difatti detestava la plebe.

Un secolo fa George Grosz colpiva con la sua matita corrosiva la borghesia padronale centro-europea. Che poi ebbe l’evoluzione egemonica e distruttiva che conosciamo. Eppure siamo di nuovo schiantati da convinzioni irremovibili, che da una parte sono frutto di cocciuta ideologia, e quella non la cambierete neanche con una nuova Armata Rossa e un nuovo sbarco in Normandia (visto che vanno di moda le metafore belliche, “guerra”, “nemico”, “bazooka”, “potenza di fuoco”, linguaggi preparatori a chissà quale catastrofe prossima ventura).Dall’altra questa è l’occasione per partecipare al più ricco dei banchetti.

Centinaia di migliaia di disoccupati, affamati, disposti a lavorare sottocosto, facilmente integrabili nella cultura locale come dimostrato da generazioni di immigrazioni dal Sud Europa verso il centro nordico e non solo. E tra l’altro facilmente verificabili, già in partenza, ad essere Covid-19 free, e non portatori di altre malattie vecchie e nuove come magari se arrivassero da altre terre esotiche e lontane.

Decine di migliaia di aziende da acquistare al saldo fallimentare o semi-fallimentare, indipendentemente dalla redditività ma esportando, fisicamente o finanziariamente, l’esperienza e il know how di piccoli imprenditori e maestranze e distruggendo le relazioni culturali, storiche e sociali ad esempio dei nostri distretti industriali, già logorate da due decenni di recessione o crisi.

E infine, come antipasto e dessert o tutte e due, quel che resterà dello Stato Italiano, le garanzie pubbliche, non solo finanziarie ma fisiche, concrete, tangibili. Col rischio che i crediti garantiti proprio a partire da ieri, sottratti dall’ombrello indispensabile della Bce, si riveli il più grande dei cortocircuiti.

Ci mangeranno tutti, vivi, oppure anche mezzi morti. E sarà un’alleanza transnazionale, tra pezzi di potere avido e in nome di una ideologia religiosa ma non trascendentale. Ci saranno anche italiani, certo.

L’unica speranza è che nessuna penna italiana – o di altri paesi, ma italiana prima fra tutti – firmi un accordo siffatto. Non serve. Non si firmano le proprie condanne a morte, neanche fosse per trenta denari. Si è giurato sulla Costituzione Italiana non su una macedonia acida di formule finanziarie e burocratiche incomprensibili e che hanno l’unico scopo di trasformare definitivamente milioni di europei in una nuova servitù della gleba.

Articolo 3 Costituzione Italiana

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

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