“Se i Nove paesi non cominciano a fare da soli la Germania non cederà mai”: è quasi una profezia quella di Gabriele Pastrello, classe 1941 e autore di una lucidissima analisi sul momento che stiamo vivendo, tra emergenza sanitaria per coronavirus e l’arrivo di una crisi economica che sarà epocale. Ex professore di Economia Politica alla Facoltà di Scienze Politiche di Trieste, è autore di varie ricerche e studi, collaborazioni con università estere, e di recente ha anche pubblicato un volume dal titolo evocativo: “La Germania, il problema d’Europa? /Deutschland, as ever?“.

Ascoltiamo Pastrello in un momento decisivo per la storia italiana, anche dal punto di vista economico, e a seguito di una serie di articoli e interviste su questo tema: “Conte fai da solo“, qui l’intervista a Stefano Sylos Labini del gruppo Moneta Fiscale e la risposta del deputato M5S Pino Cabras.

Lo spartiacque della situazione in cui versa l’Italia e l’eurozona sempre essere la lettera di Draghi al Financial Time.

“Io la valuto in modo estremamente positivo. È l’unica strada attraverso la quale possiamo salvare questo paese, adesso. Però dubito che i nostri politici abbiano il coraggio per intraprendere con nettezza quella strada”.

Per molti Draghi resta un avversario, e non si fidano della sua proposta: ovvero prestiti a tasso zero a famiglie e imprese con garanzia dello Stato.

“Sia chiaro: ho un’altra storia e Draghi è un grand commis del sistema. Ma non siamo in una fase dove possiamo permetterci filosofia. Dobbiamo agire per salvare gli italiani, subito. Abbiamo due, tre mesi al massimo. Non è che Keynes o Roosevelt agivano per superare il capitalismo: so bene che agivano per evitare la sua distruzione, ma non per questo mi sarei opposto al New Deal”.

Perché ritiene quella posizione l’unica possibile?

“Io ho firmato l’appello degli economisti a favore degli eurobond o dei coronabond che dir si voglia. Ma non credo neanche un po’ al fatto che verranno concessi. La posizione del blocco tedesco è assurda, e ce lo spiega persino un lucido giornalista tedesco del Financial Time, Walter Munchau, il quale ha scritto che se i nove paesi, tra i quali la Francia, che però sembra si sia già defilata, non vanno avanti da soli, la Germania non cederà mai”.

Draghi però non ha specificato chi alla fine si dovrà assumere il debito che si andrà a formare.

“Ma non ce n’era bisogno! Ovviamente tutto il suo discorso è incentrato sul fatto che la Banca Centrale Europea acquisti i titoli di Stato italiani. Anche se la Presidente Lagarde ha rilasciato delle dichiarazioni improprie, poi ha annunciato l’acquisto di 750 miliardi di titoli per l’Eurozona con la garanzia, però, di agire illimitatamente se ce ne fosse bisogno. E dunque l’opzione sottolineata da Draghi si trasforma in un nuovo Quantitative Easing. Vero che la Bce non può acquistare come le altre banche centrali direttamente sul mercato primario ma solo sul secondario (ovvero non alle aste dei titoli ma solo acquistando titoli già venduti all’asta, ndr), però attraverso la Banca d’Italia o altri istituti bancari può giungere ad accordi di acquisto di titoli italiani e garantire così la liquidità necessaria allo Stato per finanziare i prestiti. La lettera di Draghi va contro la religione europea del debito”.

Cosa intende?

“E’ come se avesse scritto: va bene, il debito resta alto, ma chi se ne frega, cosa importa? L’Unione Europea da sempre invece ribatte che il rapporto debito/pil deve essere ridotto e tutti i programmi di aggiustamento sono basati su quello, anche il Mes ovviamente. Occorre dunque che le banche diventino veicolo della politica, è una parolina cruciale. Si torna al Draghi del 2011, quando da presidente della Bce fece un prestito illimitato alle banche affinché comprassero titoli e ha usato le banche, allora come stavolta, e stavolta come allora propone di usarle per aggirare un ostacolo inaggirabile, perché lo Statuto della Bce impedisce azione diretta della banca centrale, come avviene per le altre nel mondo”.

C’è anche chi dice che nel 2011-12 l’Italia è stata salvata dal governo Monti.

Imbecilli. Assurdo. Il 24 luglio 2012 lo spread era di 530 punti, appena 26 in meno del giorno in cui di due giorni prima che Berlusconi si dimettesse che si dimise. E al governo c’era Monti. Tre giorni dopo Draghi fece il famoso discorso del whatever it takes, con quel che seguì Monti non c’entra nulla. E adesso si sta riprovando di fare lo stesso. Quello che si profila è una rinazionalizzazione delle politiche monetarie, con la Banca d’Italia che agirebbe di concerto con il governo italiano per garantire i prestiti del sistema bancario. Per il sistema dell’euro sarebbe un passo pericoloso, che però almeno per ora salverebbe l’euro. Tuttavia sarebbe un attacco durissimo alla religione della disciplina prussiana incentrata sul contenimento del debito pubblico”.

Perché allora Draghi non nomina mai la Bce?

“Non ha molta importanza: è impossibile realizzare quello che dice Draghi senza appoggio della Bce. Questa è una critica che non mi viene di fare, senza la Bce che garantisca le riserve alle banche è impossibile fare questa operazione. Sono aperture di linee di credito di dimensioni mai viste, incredibili. Draghi, piuttosto, non può dire che la Bce dovrà comprare i titoli sul primario”.

Dall’altra parte c’è la richiesta tedesca, e non solo, di una gestione attraverso il Mes della crisi economica.

“Chiariamo: il Mes i soldi non li ha, li deve chiedere! È una bufala quando si scrive che ha 500 miliardi, di suo avrà un capitale di dieci poche decine di miliardi miliardi e il resto lo deve ottenere dal mercato. È molto più rapido il meccanismo di azione attraverso le banche che acquistano i titoli al mercato primario e poi rivendono alla Bce”.

Molti sono scettici: se lo ha detto Draghi, pensano, allora non c’è da fidarsi.

“Credo che l’uomo sia un cinico puro, uno scettico, non ha religioni e neanche quella del debito. Ma forse ha anche tuttora una memoria degli studi giovanili con Caffè. Insomma, è quello che è: nel gennaio 2012 disse al Wall Street Journal che andavano fatte nuove restrizioni ai diritti del lavoro e al welfare, ma dobbiamo anche capire che senza quelle parole non sarebbe mai stato presidente della Bce. Poi, dopo sei mesi, ha fatto fece una virata di 180 gradi rispetto alla politica tedesca. Lo dico ai miei compagni di sinistra: ma cosa vi interessa dell’etica morale di Draghi o di quello che era? A me interessa quello che fa. Certo, salva l’euro e il capitalismo, e allora? Salva anche noi? Quindi mi va bene. Se invece dice o fa o farà cose diverse mi opporrò. Insensato essere contro di lui solo per partito preso”.

Cosa può avvenire in Italia?

“Due o tre mesi e senza interventi rapidi e andrà tutto a rotoli. Non credo che certe persone siano amici del popolo, ma se devo scegliere tra Keynes e Von Hayek o tra Draghi e Weidmann, so certo chi scegliere. Ed è paradossale che chi si dichiari sovranista non colga l’occasione di una rinazionalizzazione della politica monetaria. Certo, non sarà la sovranità monetaria che si auspica ma adesso dobbiamo riuscire a sfangare questa crisi tremenda che porterà disoccupazione e miseria, e chissà cos’altro se non agiamo subito”.

Come vede la politica italiana in questo frangente?

“Per il M5S non cedere su questo punto e non aderire al Mes è un motivo di sopravvivenza. Hanno ancora seguito e una loro presa di posizione creerebbe molto rumore. Tra l’altro Vito Crimi ha firmato il manifesto con noi economisti. Attenzione all’infantilismo di certa sinistra che non coglie il punto che ho espresso. Qui la caduta del reddito sarà immediata, si stimano 6 milioni di nuovi disoccupati negli Usa, 3 milioni in Gran Bretagna, qui abbiamo un’ecatombe tra dipendenti e negozianti ed esercenti commerciali. Gente che campa dell’incasso giornaliero che ora è venuto a mancare”.

E il Pd? E quello che ci sarebbe a sinistra?

“Attenzione, c’è un pezzo di governanti italiani che vuole il Mes. Adesso. Per questo è ridicolo preoccuparsi di quel che ha detto o fatto Draghi anni fa. Questo avviene persino nel mio gruppo, Nuova Direzione, dove ci sono pareri discordanti. Certo, l’ideale sarebbe poter monetizzare il debito, ma questa opzione adesso ha zero possibilità di verificarsi. Inutile parlare di filosofia a chi sta perdendo il lavoro o non ha i soldi per comprare da mangiare”.

Cosa ne pensa di chi vede Draghi come prossimo Presidente del Consiglio?

“Credo che abbia già la strada spianata per la Presidenza della Repubblica. L’altra eventualità si può verificare solo se la situazione esploda completamente, con manifestazioni di piazza e rischio per la tenuta istituzionale. Non credo neppure che lui voglia avere quel ruolo. Spero non si arrivi a questa soluzione anche perché significherebbe giungere vicini allo sfascio dell’Italia”.

E Mattarella?

“Credo sia a stretto contatto con Draghi e si senta spesso poi con Conte. Ma non è detto che Mattarella e Draghi abbiano la meglio sui filo-Mes. Purtroppo c’è un ceto politico di pastafrolla. Una volta la Dc, di cui ero avversario, era molto più indipendente dagli Usa di quanto oggi i politici del Pd, ma in generale i politici italiani, lo siano della Germania. Quella è la loro unica strada e se hanno ottenuto dei posti importanti è perché hanno sgomitato garantitendo obbedienza”.

Un suo giudizio su Gualtieri?

“Meglio di no. Piuttosto sono deluso da D’Alema”.

E perché? Non è ormai fuori dai giochi?

“Resta uno dei pochi che comprende la situazione e da lui mi sarei aspettetato qualche parola più chiara. Purtroppo con il disfacimento dell’Urss i vecchi comunisti decisero di affidarsi all’Spd tedesca: all’epoca il ragionamento non faceva una piega e aveva ragioni importanti ma oggi, dopo 30 anni, alcuni passaggi che prima non erano chiari o anzi non potevano proprio essere letti, sono invece diventati leggibili. E D’Alema lo sa. Mi sta deludendo: potrebbe parlare un poco. La sua reticenza gli assegna una responsabilità nel disastro”.

Ci sono speranze?

“L’unica è che la situazione sia così compromessa che un pezzo della classe dirigente italiana si renda conto che, stavolta, che ne va anche della loro pelle e non solo della nostra e allora agisca di conseguenza per salvarsi, salvandoci. Altrimenti affondano anche loro”.


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