CORONAVIRUS AL MICROSCOPIO. Il bilancio dei contagi e delle vittime per il Covid-19 è in continua ascesa, tanto che la paura generale può ritenersi giustificata. Per questo motivo mi è sembrato giusto attingere ai dati Istat e precisamente agli indicatori demografici italiani.

Ho scoperto innanzitutto che nel 2019 i decessi sono stati più delle nascite, 647 mila morti per 435 mila nati (212 mila in meno), per cui l’età media è salita nel a 45,7 anni. Evoluzione in continuo aumento negli ultimi cinque anni.

Il calo della popolazione si concentra soprattutto al Sud Italia (-6,3 per mille) e in misura minore nelle regioni del Centro (-2,2 per mille). Al contrario, rileva l’ISTAT, al Nord prosegue il trend di crescita (+1,4 per mille).

Specialmente in questo momento è importante capire quali sono le principali cause di morte. Dall’Istat risulta che la prima causa è il sistema circolatorio. Ma passiamo a quanto incidono influenza e polmonite e quindi il sistema respiratorio. Scopriamo che in minima parte la morte è dovuta a complicazione da influenza, specialmente a chi si avvicina agli ottanta anni, mentre molto più alto è il numero di persone che muoiono a causa della polmonite. Nel 2019.

In base ai dati ISTAT di questi giorni questa è la classifica, che riportiamo testualmente, delle cause di decessi più diffuse:

  1. Malattie del sistema circolatorio: 232.92
  2. Tumori: 180.085
  3. Malattie del sistema respiratorio: 53.372
  4. Malattie del sistema nervoso/degli organi di senso (Parkinson, Alzheimer…): 30.672
  5. Malattie endocrine, nutrizionali e metaboliche (diabete): 29.519
  6. Disturbi psichici e comportamentali: 24.406
  7. Malattie dell’apparato digerente: 23.261
  8. Cause esterne di traumatismo e avvelenamento (suicidi, omicidi, incidenti stradali…): 20565
  9. Cause mal definite e risultati anomali: 14.257
  10. Malattie infettive e parassitarie: 14.070
  11. Malattie dell’apparato genitourinario: 12.017
  12. Malattie del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo (es: artrite): 3.651
  13. Malattie del sangue e degli organi ematopoietici ed alcuni disturbi del sistema immunitari: 3.272
  14. Malattie della cute e del tessuto sottocutaneo: 1.413
  15. Malformazioni congenite ed anomalie cromosomiche: 1.399
  16. Condizioni morbose che hanno origine nel periodo perinatale: 801
  17. Complicazioni della gravidanza e del parto: 16

Considerato il dato fornito ieri dalla Protezione Civile sui morti ‘per e con Coronavirus’ (quindi per ‘Malattie del sistema respiratorio’) è facile dedurre che 793 decessi è un numero assolutamente fuori rance e quindi eccessivo e molto preoccupante.

La somma esponenziale (che nessuno si augura) di questo dato porterebbe a queste differenze rispetto al 2019: i 53.372 morti nello scorso anno per cause respiratorie diviso i 365 giorni dell’anno porta alla media giornaliera di circa 146 rispetto ai 793 di ieri (546 soltanto in Lombardia), che rappresentano un picco (speriamo che lo sia) impressionate.

Infatti, considerando i 4825 morti nei primi 81 giorni dell’anno in corso la media giornaliera è nettamente più bassa, esattamente di 59. Se invece consideriamo gli ultimi 21 giorni cioè dal 22 febbraio (visto che la P.C. fa i conti dall’inizio del virus ma senza considerare una data precisa), la media giornaliera salirebbe a 230 morti sempre lontanissima dai 793 decessi delle 24 ore tra il 20 e il 21 marzo.

Come non allarmarsi e non giustificare le misure restrittive adottate ieri dal governo. Personalmente non sono d’accordo con chi le ritiene tardive (l’opposizione politica in maniera che ritengo poco apprezzabile) perché parlare dopo è sempre troppo facile. Certamente la perfezione non è mai esistita in nessun governo ma vale anche per tutti gli aspetti della vita.

Mi preoccupa altresì quello che ho appena sentito da Massimo Cacciari su Sky24. Ha detto che l’attuale pandemia era stata annunciata due anni fa e che, con la circolazione attuale delle persone in tutta l’Europa ma anche in tutto il mondo, non bisogna più ragionare per compartimenti stagno ma in modo globale, sia sotto l’aspetto sanitario ma anche economico e comportamentale.

Condivido anche l’auspicio di Cacciari affinché l’Italia, ma anche tutta l’Europa, approfitti di quanto sta accadendo per ripartire in modo diverso rispetto agli ultimi 30 anni (per me di più e cioè dagli immediati successori dei pionieri della nostra democrazia, vedi De Gasperi, Togliatti, Nenni, Gronchi, Scelba ecc.) e che sono i veri colpevoli dell’attuale situazione economica e delle scelte fatte. Particolarmente in Italia dove il taglio delle spese per le strutture sanitarie sono state ridotte all’osso. Un’affermazione che mi riporta al nostro Piceno dove in molti hanno remato contro alla realizzazione di un terzo nosocomio in zona mediana seppur con la ovvia considerazione che in un territorio così piccolo non possono essere dello stesso livello come apparecchiature e qualità dei medici.

Mi hanno fatto riflettere anche le considerazioni su Facebook di un medico il quale ritiene falsi e fuorvianti i dati forniti giornalmente dalla Protezione Civile: “Una percentuale dei morti per Coronavirus si può fare soltanto dopo aver verificato il numero di tutte persone (come hanno fatto Cina e Corea) contagiate in Italia e non soltanto di chi ha fatto il tampone ed è poi guarito o morto ma anche di tutti coloro che l’hanno avuto senza essere ‘tamponati’” Secondo lui risulterebbe che sono poco più dell’1% coloro che sono morti ‘per e con il Coronavirus’. I numeri che ho elencato all’inizio direbbero che non è così ma forse è meglio aspettare la fine della Pandemia per capire chi ha più ragione.

Mi scuso se per qualche motivo ho allarmato ancor più o al contrario sottovalutato il problema, affidandomi ai numeri o a mie personali convinzioni.

 


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