Qui il servizio video di Omnibus con Gaia Tortora 

Il limite forse lo abbiamo superato: Gaia Tortora, giornalista conduttrice di Omnibus su La7, dallo studio si rivolge all’inviato Carmine Schininà, da Piazza Gae Aulenti, cuore commerciale e direzionale di Milano, città al centro della Lombardia assediata e piegata dal coronavirus.

Inquadrature della piazza vuota, la fila rispettosa per acquistare generi alimentari ponendosi a distanza di svariati metri gli uni dagli altri. Poi Schininà viene indirizzato da Gaia Tortora verso la metro, “dove ieri c’era affollamento” (poi ci spiegheranno un po’ tutti i retori di queste ore come si possa lavorare o comprare pane e pasta senza spostarsi).

Schininà esce dalla piazza e incontra il piatto succulento, si fa per dire: due ragazzi che si recano a fare la spesa i quali, giovani e fidanzati, camminano mano nella mano.

Peccato mortale per la psicopolizia da coronavirus: bisogna stare distanti un metro, un metro e mezzo. Gaia Tortora lo ripete, incalza Schininà visibilmente imbarazzato mentre chiede ai ragazzi di distanziarsi (strano non abbiano detto di non baciarsi, non fornicare e non dormire nello stesso letto).

Due ragazzi innamorati, dolci e belli nella loro passeggiata nella Milano ferita (“Stiamo sempre dentro casa, usciamo solo per fare la spesa”), al quale sarebbe persino vietato questo gesto affettuoso perché attorno c’è il virus che uccide. Non fa nulla se entrambi abbiano (momentaneamente?) perso il lavoro, la ragazza da stagista in una casa di riposo, il giovane in un ristorante adesso chiuso.

La prevenzione si sta trasformando in controllo sociale profondissimo il quale sta diventando psicopolizia di massa. Tutto questo non ha nulla a che fare con la lotta al contagio, o al rallentamento dello stesso. E’ un attacco all’armonia sociale, addirittura al diritto di essere innamorati e di manifestarlo nel più gentile dei modi.

Valgano le parole, o lo sproloquio, di Gaia Tortora a fine servizio, quando il giovane risponde a Schininà che li aveva invitati a riprendere il cammino “mantenendo le distanze”: “No, andiamo mano per la mano, le coppie non si separano mai“. Parole banali che valgono come atto di disobbedienza civile alla psicopolizia mediatica.

Al che Gaia Tortora, dallo studio, ha intimato: “No, le coppie si separano. Ripetiamo quello che ha detto il professor Galli all’inizio: il maggiore contagio è in famiglia. Ovviamente uno dei due se ha un contagio lo passa all’altro. Le coppie si separano non nel senso che divorziano ma dovete fare uno sforzo in più. Vedere una situazione di quel tipo con questa leggerezza, non va bene. Agli sforzi che gli altri stanno facendo in questo momento con tantissimo sacrificio, voi date uno schiaffo in faccia alle persone che stanno soffrendo, combattendo per proteggere tutta la comunità. State per dare uno schiaffo in faccia a quelli che sono in ospedale, agli operatori sanitari, agli infermieri. Magari state allegramente passeggiando per Milano e non va bene”.

Eppure solo pochi giorni fa Gaia Tortora scriveva:


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