SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Direbbero i francesi: à la guerre comme à la guerre. E invece dicono dalle parti di Pesaro: “Chiunque tu sia, sappi che il Cè è con te“.

Il Cè, anzi meglio El Cè, altri non è se non il Presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli. O almeno presidente fino al prossimo mese di maggio, avendo rinunciato a ricandidarsi per il suo secondo mandato (al suo posto il Pd schiererà l’attuale sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi).

L’emergenza coronavirus ha così trasformato il placido Ceriscioli in un guerresco El Cè, proprio come la pagina satirica che porta questo nome adattando alle sembianze dell’ex sindaco di Pesaro quelle del comandante Ernesto Che Guevara. Ma chi se lo aspettava?

Al termine di un mandato funestato dal sisma del 2016 e da gravi (e generalizzati) ritardi nella ricostruzione e da politiche sanitarie taglia tanto e cuci poco con impegnativi project financing che trasformeranno per sempre la sanità marchigiana (ma adesso occorre vedere come si reagirà all’emergenza coronavirus), ecco che come un novello Clark Kent El Cè si è tolto giacca e cravatta e ha mostrato un ipotetico basco con stella in fronte.

E alla fine El Cè è il vincitore della sfida tra la piccola Regione Marche e tutto il Cucuzzaro del governo. El Cè traccia la linea, Boccia la Roccia e Giuseppi Conte la seguono.

Ricapitoliamo di seguito la storia di El Cè.

L'immagine può contenere: 2 persone, spazio all'aperto, natura e acqua, il seguente testo "il Ce' il RIVOLUZIONARIO.. ...delle Marche"

El Cè nasce, o rinasce ufficialmente lunedì 24 febbraio (clicca qui).

La Regione Marche annuncia una conferenza stampa addirittura in diretta. Durante la conferenza El Cè legge l’ordinanza con cui si chiudono scuole, si annullano le manifestazioni e via dicendo. Tutta la stampa regionale si butta sulla notizia e la rilancia all’istante. Al termine della conferenza stampa, durata meno di 30 minuti, El Cè riceve una telefonata da Giuseppe Conte che gli chiede di sospendere l’ordinanza perché la decisione deve essere coordinata con il resto d’Italia e il governo stesso. El Cè obbedisce e durante la conferenza annuncia che la sua ordinanza non entrerà in vigore.

El Cè di silenzio e di governo, martedì 25 febbraio (mattina, clicca qui).

Volto scuro, braccia conserte e, da quel che riferiscono le fonti governative, neanche una parola. Così appare El Cè nell’unica foto dello schermo al quale è collegato in videoconferenza assieme agli altri presidenti di regione italiani. El Cè sembra ancora obbedire. Sarà una illusione.

El Cè fa quello che gli pare, per chi non lo avesse capito, martedì 25 febbraio (pomeriggio, clicca qui).

Videomessaggio (diventerà una prassi da quel momento in poi) e ordinanza: El Cè contrattacca all’improvviso e ripresenta l’ordinanza che stava per firmare già lunedì mattina. Scuole chiuse in tutte le Marche, eventi pubblici sospesi, niente messe.

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El Cè non molla mai (martedì 25 febbraio, sera, clicca qui)

Passano un paio d’ore, c’è una telefonata con il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia, ed esplode il “caso” Marche: il governo decide di impugnare l’ordinanza di Ceriscioli, lui risponde subito da Comandande: “Non faccio passi indietro”. La notizia, data in anteprima da Piceno Oggi sul web, registra il record storico di connessioni istantanee per la testata: migliaia di lettori in pochi minuti. “Il Governo dà indirizzi schizofrenici” continuerà El Cè il giorno dopo.

El Cè sotto al fuoco amico

Prima Conte: “No alle scuole chiuse nelle zone che non sono focolaio“, poi l’indomito Boccia: “Lo Stato si fa rispettare, Ceriscioli firmi l’ordinanza unica con 12 Regioni“. Ma El Cè resiste.

El Cè non si piega e non si spezza

Il 27 febbraio è il giorno della rivelazione del Cè, sotto le parvenze di Luca Ceriscioli. Il Tar Marche accoglie la richiesta di sospensiva del Governo, e così l’ordinanza del Cè, valida fino al 4 marzo, cessa i suoi effetti. Ma El Cè, nel giro di un paio d’ore, firma una nuova ordinanza, anche se fino alla mezzanotte di sabato 29 febbraio, “perché il governo non mi ha dato certezza di non impugnarla e allora nel caso lo facciano non ci sono i tempi”.

Ma nelle stesse ore, El Cè compie il passo del gran signore: “Non mi ricandido, appoggio candidatura Mangialardi

El Cè, la rivolta marchisciana e Boccia la Roccia furioso

Le note stampa di Boccia contro El Cè fanno infuriare tre quarti di democrat marchigiani, e piceni in particolare, capitanati dalla vicepresidente regionale Casini, “indignatissima”. Così Casini, l’assessore regionale Sciapichetti, il sindaco di Folignano e segretario provinciale Terrani, il capogruppo del Pd ad Ascoli Ameli e tanti democrat e consiglieri comunali anche di Pesaro invadono le pagine social di Boccia, il quale risponde piccatissimo. El Cè, invece, resta chiuso nel suo ferito silenzio. Boccia poi rilascerà una intervista a Piceno Oggi: “Ceriscioli vi ha messo nelle blacklist del coronavirus” e via accusando.

(meme di Meme Marchigiani)

L'immagine può contenere: 1 persona, spazio all'aperto, il seguente testo "Governo, coronavirus: chiuse scuole e Università in tutta Italia They called me a madman."

El Cè non cede mai, sabato 29 febbraio (clicca qui)

Boccia canta vittoria: “Le Marche si adeguano”, mentre El Cè non molla: “Voglio le scuole chiuse almeno nella Provincia di Pesaro, altrimenti chiudano in tutta la Regione”.

El Cè la spunta, domenica 1° marzo (clicca qui)

Il decreto del governo accoglie la richiesta del Cè: scuole chiuse a Pesaro-Urbino. Ma El Cè va subito all’attacco: lunedì 2 marzo in conferenza stampa dice: “Il governo si è preso una grande responsabilità a voler applicare la legge restrittiva solo a Pesaro-Urbino ma noi obbediamo alla legge”, e, abbandonato la Roccia Boccia, inizia a telefonare al Ministro per la Salute Roberto Speranza, “sperando” che il nome sia omen (clicca qui). E poi lo ripete ancora.

(meme di Ciauscolo e Mistrà)

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El Cè decide e tutti zitti, 3 marzo (clicca qui)

All’improvviso, nuova ordinanza delle Marche: scuole chiuse fino all’8 marzo. Diavolo d’un Cè. Tutti si aspettano una reazione di Boccia la Roccia, anche perché il decreto del Governo frenava decisioni fuori dall’accordo, come all’articolo 35:

Nessuna descrizione della foto disponibile.

Invece tutto tace.

Fino alla capitolazione (per il governo) del 4 marzo: “Scuole chiuse in tutta Italia fino al 15 marzo“.

C’è un solo vincitore. El Cè.

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