ARTICOLO 21. È proprio vero che il mondo è bello perché è vario. Per spiegare questa mia locuzione è indispensabile un piccolo antefatto. Ieri due miei collaboratori mi hanno informato di certe affermazioni di Lorenzo Rossi apparse sui social .

Nel suo scritto l’assessore alle Politiche Giovanili del Comune di Grottammare reclamava intimidazioni da parte di alcuni componenti di Blocco Studentesco “l’organizzazione giovanile di Casa Pound” con frasi tipo: “C’è un brutto clima in questo paese”, “non è piacevole essere attorniati da una decina di persone quando ne bastava solo uno per farmi delle domande…

Prendendo per buone le parole di Rossi e ritenendo appropriata la sua rabbia, trattandosi di potenziali minacce, ho dato il permesso per la pubblicazione. Cosa che è stata fatta, dopo aver sentito l’altra campana e quindi pubblicata anch’essa.

Da tener presente che il mio collaboratore ha, nel frattempo, parlato con l’assessore per verificare ulteriormente la veridicità del suo scritto, gli è stato detto di sì, pregandolo però di non mettere il nome della scuola, cosa che è stata fatta: chiaramente per cortesia e non per obbligo.

Tutto secondo le regole e quindi secondo l’articolo 21 della nostra Costituzione che recita testualmente: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure

IL FATTO. Senonché questa mattina ricevo una telefonata dallo stesso Lorenzo Rossi nella quale mi si dice che era vero che lui aveva dato autorizzazione (una parola fuori luogo nel caso specifico ma ho fatto… finta di non sentire) alla pubblicazione ma che chiedeva legittimamente di non pubblicare il nome della scuola dove era accaduto il fatto. “Magari si sono dimenticati, provvedo io”. (Finita la telefonata sono andato a verificare ma il nome non c’era, come da lui richiesto) .

Da quel momento ecco alcune delle sue frasi “Non dovete dare spazio a certe persone” con l’aggiunta di altre parole che preferisco non riportare: “Ma che giornale siete”, “Ma come vi permettete”, “Chi vi ha autorizzato” ed altre affermazioni quasi intimidatorie nei nostri confronti.

A quel punto ho perso anch’io la pazienza e l’ho pregato di smetterla fino a dover chiudere la telefonata.

Qual è il succo di questa vicenda? Che si contesta chi si comporta in un modo che si ritiene dittatoriale e poi ci si agisce allo stesso modo nei riguardi di un giornale che ha fatto in pieno il suo dovere e trascurando quelli che sono i diritti della libera informazione che evidentemente l’assessore non conosce.

Eppure, seppur prendendo per buone le sue rimostranze, ci eravamo astenuti dal commentare la sua frase finale “…alcune organizzazioni politiche usano metodi che mettono inquietudine in un paese democratico, merita un civile sputo in faccia”, non proprio adatta a chi esercita la professione di insegnante.

Dal mio punto di vista, nella sua telefonata, è stato Lorenzo Rossi a mettere inquietudine.

 

 

 


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