MASSOLO 6 Incolpevole sui due gol, pronto in alcune uscite e interventi, dei quali uno miracoloso nella ripresa in cui ha tolto la palla dai piedi di Mokulu.

RAPISARDA 5,5 La corsia destra inizia a funzionare soltanto all’ingresso di Orlando, troppo tardi. Con Volpicelli non c’è feeling, e il Volpi non lo aiuta neanche nella fase difensiva. Lascia così partire un cross comodo comodo a Zampataro da cui arriva il gol di Nocciolini.

GEMIGNANI 5 In avvio sembra tornato quello del 2019. Progressioni e soprattutto una catena davvero buona con Frediani e Di Massimo. Poi si fa anticipare da Nocciolini sul pari, ma soprattutto nella ripresa finisce spompato, e il dialogo con Di Massimo non c’è più.

BIONDI 5 La sua peggior partita stagionale. Errori in appoggio, marcatura su Nocciolini difficoltosa.

MICELI 6 Ha il merito di sbloccare anche se si lascia sfuggire la traiettoria del cross sul quale si avventa Nocciolini per l’1-1.

ANGIULLI 5,5 Cantare e portare la croce non è sempre possibile. Parte molto bene in realtà, con aperture, tiri dal limite, giocate in verticale. Però il Ravenna che ha ben preparato la sfida, gioca con 5 centrocampisti, la Samb con due nei fatti. Alla fine si sente e correre per tre si può fino ad un certo punto. Montero però, evidentemente, la pensa in maniera diversa.

GELONESE 5,5 Il suo primo tempo non è neppure male. Vince diversi contrasti anche se non gioca poi la palla con la rapidità necessaria. Nella ripresa scompare dai radar e ha anche l’occasione per un tiro pericoloso ma ritarda la conclusione. Esce per infortunio.

FREDIANI 5,5 Se a metà febbraio si è ancora costretti a ripiegare su un esterno come mezzala, ci sono dei problemi. Anche perché la formula ha retto un mese e poi sono arrivati rovesci su rovesci. Rocchi non era utilizzabile? Cenciarelli non durava? Piredda stava male? Fatto sta che sto ragazzo gioca in un ruolo non suo e non segna da tre mesi.

VOLPICELLI 5 Dopo 3 minuti regala il cross che porta al gol Miceli e tutti sperano di aver ritrovato il bravo esterno di fine 2019. Invece, nonostante qualche tentativo, il suo stato involutivo è confermato. Laddove prima saltava sempre il marcatore, adesso, se va bene, mantiene palla, se va male la perde.

DI MASSIMO 6 Nel primo tempo vederlo giocare è un piacere. Sceglie sempre la cosa all’apparenza più semplice, dal colpo di tacco smarcante alle triangolazioni all’appoggio centrale. Non è un giocatore solitario e ha bisogno di compagni adeguati: con Frediani e Gemignani le cose vanno bene per 40 minuti, poi nella ripresa resta di fatto da solo e tutto svanisce.

CERNIGOI 5 Solo un colpo di testa senza esito. Se nelle ultime partite, pur perdenti, s’era distinto per la capacità di tenere su la squadra, con il Ravenna è sembrato vagare alla ricerca di una posizione che non ha trovato. Evidentemente preso dalla morsa di una difesa a tre ben studiata.

CENCIARELLI 5 Per carità, ha le caratteristiche del centrocampista che serve alla Samb (insieme a Rocchi), veloce e ringhioso. Rischia troppo con una serie di falli ravvicinati ma soprattutto liscia il pallone nel non complicato passaggio centrale che favorisce il gol di Mokulu.

GRANDOLFO 5 Stavolta entra per affiancare Cernigoi ma non è che si noti molto.

ORLANDO 6 Dopo il buon primo tempo di Modena è stato stranamente sostituito. Rientra nella ripresa e oltre a proporsi per l’unico tiro davvero insidioso (dopo un colpo di testa altrettanto impegnativo di Biondi), salta il marcatore e riesce ad infilarsi tra le linee creando qualche problema agli ospiti. Davanti però non ha grandi sponde.

 

MONTERO 4 Forse non aveva alternative a centrocampo, ma siamo convinti che anche a Modena, se Frediani fosse stato disponibile, avrebbe riproposto il 4-3-3 nei fatti 4-2-4. Il che gli complica i cambi offensivi a partita in corso, e predispone al predominio avversario a meno che i due centrali, oggi Angiulli e Gelonese, non corrano per quattro. Cosa che Rocchi di solito fa abbastanza bene, almeno per 60 minuti.

Il suo maestro Lippi vinse un mondiale passando dal tridente iniziale (Toni-Gilardino-Totti) ad un italianissimo 4-4-1-1. Senza disdegnare variazioni in corso durante le partite (nella semifinale contro la Germania c’erano alla fine Toni, Gilardino, Totti, Del Piero e Iaquinta).

Non sarebbe stato facile ma contro una squadra con due centravanti possenti, andare all’uno contro uno appariva già rischioso in partenza; se poi contro un centrocampo a cinque si schierano solo due mediani, di cui uno più macchinoso, diventa difficile. Gli allenatori avversari studiano il gioco della Samb, i rossoblu invece sembrano credere in un dio del pallone che impone sempre lo stesso schema e le stesse soluzioni. Ma quello poteva farlo solo il Milan di Sacchi, troppo superiore agli avversari.

L’impotenza di Montero in due atti: non ha mai effettuato cinque cambi e anche oggi, nel finale, non rischia due ingressi freschi (non si sa mai, persa per persa), come Piredda o quel povero Panaioli mandato a scaldare e lasciato sempre a bordocampo.

Atto secondo: la squadra va sotto la curva a prendersi i fischi, Rapisarda chiede di richiamare l’allenatore già negli spogliatoi, e lui ritorna e raggiunge i calciatori. Per qualcuno un segno di rispetto, in definitiva un’immagine non bella e il simbolo di una squadra che probabilmente non crede più nel suo allenatore. Magari sbagliamo ma i segnali sono tanti.

 


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