CIVITELLA DEL TRONTO – Durante l’ultima estate c’era stata un’importante operazione dei carabinieri nel Teramano.

600 piante di marijuana erano state scoperte e rinvenute in un capannone a Civitella del Tronto dai militari. Fu arrestato un uomo, un cinese, il custode. Ma le indagini sono proseguite e sono uscite fuori altri dettagli e provvedimenti.

Qui il nostro articolo precedente

FOTO Civitella del Tronto, capannone con 600 piante di marijuana. Un arresto

Nel primo pomeriggio di ieri 22 gennaio 2020, i Carabinieri del Reparto Operativo di Teramo collaborati dai colleghi delle Stazioni Carabinieri di Offida e Monsano, hanno eseguito una misura cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di due cittadini cinesi, un donna (classe 1962) ed un uomo ( classe 1980), in regola con i documenti di soggiorno, emessa dal Gip presso il Tribunale di Teramo.

L’ordinanza di custodia cautelare è il frutto delle attività d’indagini, sviluppate dal personale del Nucleo Investigativo e dirette dalla Procura della Repubblica di Teramo, dopo l’arresto di un cittadino cinese (classe 1994), ritenuto responsabile di coltivazione di
marijuana, sorpreso all’interno di un capannone in agro del Comune di Civitella del Tronto, in data 19 luglio 2019, intento a coltivare 600 piante di marijuana.

A luglio scorso, ad attirare l’attenzione dei Carabinieri fu sia l’impianto di condizionamento immotivatamente sempre acceso di quel capannone che, il forte odore tipico della marijuana che si diffondeva nell’aria. Un articolato impianto elettrico alimentava un sistema di aerazione, di illuminazione e di irrigazione, agevolando la coltivazione della marijuana nelle 4 stanze in cui, i circa 350 mq del fabbricato, erano stati suddivisi in 4 stanze.

Addetto alla vigilanza del sito ed al controllo sul corretto funzionamento degli impianti allestiti, il cittadino cinese arrestato in flagranza, che risultò clandestino sul territorio nazionale e domiciliato proprio all’interno del capannone. La complessità dell’organizzazione alla base della coltivazione all’interno del capannone, ha da subito lasciato supporre che il cinese arrestato non poteva aver messo in opera quell’attività tutto da solo.

Le successive ed immediate attività d’indagine hanno permesso di fare luce su di una vera e propria organizzazione, seppur basica, formata da cittadini cinesi che avevano individuato l’area rupestre lontano da occhi indiscreti, dove dar vita a serre finalizzate alla coltivazione di piante marijuana. I militari accertavano che ad affittare la struttura era stato il cittadino cinese residente a Monsano in Provincia di Ancona, ed a suo nome risultavano intestate le forniture di elettricità e acqua. Mentre la donna di origini cinese, residente ad Offida da molti anni, dall’ottobre del 2017 si era occupata dapprima di reperire il capannone, sottoscrivere il regolare contratto di affitto con un mediatore del luogo, per poi provvedere al pagamento mensile del canone di locazione, attraverso bonifici postali di 800 euro, agli ignari proprietari del capannone in disuso da molti anni, che risiedono in Provincia di Cuneo.

Inoltre, ad aggravare la posizione dei due arrestati, vi è anche la circostanza riscontrata in loco in fase di accurato sopralluogo che, questi, accanto ai contatori di energia elettrica ed acqua, regolarmente intestati ed allacciati, avevano realizzato condutture parallele allacciate fraudolentemente ad altre utenze, poste nei pressi del capannone, così da poter usufruire di maggiori erogazioni truffando le società fornitrici dei servizi, per un danno stimato da Enel di oltre 15 mila euro.

Il Gip, nell’ordinanza applicativa delle misure eseguite, stigmatizza come la realizzazione di questo modello di piantagione, per estensione e contenuti tecnici ha pochi precedenti nella storia giudiziaria del Tribunale di Teramo, con la peculiarità che tutta l’organizzazione della coltivazione è stata ideata ed attuata in tutte le sue fasi da cittadini di origine cinese.


Copyright © 2020 Riviera Oggi, riproduzione riservata.