QUALITÀ OSPEDALI. Ricevo e pubblico una nota inviata al sottoscritto dal dottor Claudio Maria Maffei,

“Caro Direttore, in un comunicato stampa Manuela Marcucci, responsabile del Partito Democratico del Piceno, afferma che “nonostante le ridotte dimensioni geografiche siamo tra le prime 7 regioni italiane per qualità dell’assistenza sanitaria”. Purtroppo non è così. Nella valutazione ministeriale con gli indicatori della cosiddetta griglia LEA siamo passati come Marche dai 190 punti del 2015 ai 206 punti del 2018. E di questo si è di recente fatto vanto la Regione in un suo comunicato stampa.

Però le statistiche bisogna leggerle bene: nel 2015 le Marche erano al settimo posto e nel 2018 sono passate al nono, superate anche dall’Abruzzo che ci è sempre stato dietro.

Come è possibile che nonostante il miglioramento le Marche siano scivolate in classifica indietro di due posizioni? La spiegazione è abbastanza semplice. Il Ministero per queste valutazioni usa ormai da tanti anni gli stessi indicatori. Le Regioni l’hanno capito e fanno in modo di migliorarli. E quindi se le Marche sono migliorate le altre sono migliorate anche di più.

In ogni caso, il punteggio delle Marche in miglioramento è solo apparentemente di buon auspicio. Il Ministero si è accorto che gli indicatori con cui quel punteggio viene calcolato non sono più adatti a verificare la sanità delle Regioni per il motivo detto prima: i miglioramenti sono dipesi soprattutto dal fatto che quegli indicatori si sono “spuntati” e non colgono più i problemi mal affrontati dalle Regioni.

Ad esempio, con gli indicatori ministeriali per la valutazione dei servizi per la tutela della salute mentale basta avere un certo numero di pazienti registrati come seguiti dai Dipartimenti di Salute Mentale. Basta che un paziente venga visto anche solo una volta che conterà come paziente preso in carico. Così sfugge il fatto che le Marche sono agli ultimi posti come finanziamento e come personale dedicato nell’area della salute mentale. Basta chiedere a qualunque operatore del settore per avere conferma di questa criticità.

Facciamo altri due esempi di criticità che il sistema di valutazione ministeriale coglie solo in parte. Il primo è quello della prevenzione settore in cui le Marche sono tra gli ultimi posti come finanziamento delle attività con, in particolare, una grande carenza nell’area della tutela nei luoghi di lavoro, come ripetutamente segnalato anche dai sindacati. Un altro è quello dei consultori, dove pure le Marche sono tra le Regioni che investono meno.

Allora la nostra sanità regionale va veramente male a dispetto dei dati ministeriali? La espressione giusta è che la nostra sanità non va così bene come si vuol far credere. Ma soprattutto nulla è stato fatto in tutti questi anni per investire dove i dati dovevano far capire che non si stava offrendo abbastanza. E anche l’ultimo Piano di questi problemi non si è occupato. Ad esempio nella sua versione originale della salute mentale non si era proprio ricordato. Nella seconda versione uscita dalla Commissione sanità si è ricordato con una scheda, ma senza assegnare risorse.

In conclusione, ricordo che la prevenzione, i consultori, la salute mentale erano quei settori in cui si riconosceva una politica sanitaria di sinistra, sinistra che su questi temi investiva di più. Nelle Marche da tempo non è più così. Ma forse qualcuno anche a sinistra se ne sta accorgendo.”

Claudio Maffei
Coordinatore scientifico di Chronic-on


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