MONEPRANDONE – “Con grande rammarico si chiude il mio percorso politico all’interno del Partito Democratico locale e comunale iniziato più di 12 anni fa”, con queste parole, Sergio Loggi, sindaco di Monteprandone da sette mesi, dice addio ai democratici, sotto la cui bandiera ha fatto parte dell’amministrazione Stracci, prima di alcune decise frizioni nella scorsa campagna elettorale.

“E’ stata una scelta sofferta poiché ho sempre pensato che il Pd fosse un partito plurale ed inclusivo capace di tenere assieme sensibilità ed esperienze diverse, in grado di dare un forte contributo al nostro territorio.  Purtroppo mi sbagliavo, quel partito non esiste più. Oggi contano solo le strategie e le idee di alcuni. Nessuno fa più autocritica” scrive Loggi.  “Basti pensare che, dopo le elezioni amministrative, nessun componente del direttivo del Pd di Monteprandone si è dimesso pur avendo condotto il partito ad una sonora sconfitta, frutto di scelte personalistiche”.

Loggi prosegue nell’accusa: “Non è più possibile fare politica in un Partito dove a livello territoriale si pensa e si ragiona solo su azioni e situazioni tendenti al posizionamento personale. Soprattutto dopo gli insuccessi elettorali delle comunali e delle europee si è evidenziata una grave mancanza da parte del partito provinciale di dialogo e confronto per capire le ragioni delle sconfitte e il calo di voti.  La mancanza di proposte politiche è evidente, il partito non è più vissuto come un luogo di confronto in cui vi sia una selezione delle idee e degli uomini migliori, ma come luogo in cui la prova muscolare, fatta di voti e tessere, è l’unico dogma a cui far riferimento. Ne è un esempio l’importante tema dell’Ospedale. Per queste ragioni ho deciso di non rinnovare la mia iscrizione al Partito Democratico”.


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