SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il Centro Agroalimentare fa il punto della situazione. E lo fa di fronte ai consiglieri del Comune di San Benedetto. Lunedì 16 novembre, il Presidente del Caap Roberto Giacomini, il vice presidente Corrado Di Silverio e l’amministratore delegato Francesca Perotti hanno illustrato ai consiglieri di opposizione Giorgio De Vecchis, Flavia Mandrelli, Rosaria Falco, Tonino Capriotti, Antimo Di Francesco, Domenico Pellei e ai consiglieri di maggioranza Carmine Chiodi ed Emidio Del Zompo i motivi per i quali la Regione Marche chiederebbe la liquidazione delle quote del Caap.

La risposta, data dal revisore dei conti Guido Renzi, risiederebbe nell’interpretazione della legge Madia che, entrata in vigore nel 2016, recita all’articolo 4 comma 7 che ai fini del mantenimento della società da parte degli enti pubblici, l’attività di fiere e mercati deve essere prevalente. Dunque, spiega Renzi che, “in assenza di questo requisito, le quote pubbliche del Centro Agroalimentare andrebbero cedute, per poi procedere, in assenza di vendita o di mancanza di liquidità, a una svalutazione del patrimonio e alla liquidazione da parte di un incaricato del tribunale”.

Il dubbio, espresso sia dal Consiglio d’Amministrazione che dai consiglieri, è duplice: “Per quale motivo solo il Centro Agroalimentare Piceno rientrerebbe nella Madia mentre gli altri centri agroalimentari d’Italia sono soggetti alla legge speciale che li ha istituiti? Inoltre, ammesso che la direzione necessaria sia la vendita delle quote, perché scegliere la via della liquidazione, che richiede un iter molto più dispendioso e lungo, anziché un accordo congiunto con il Comune?”

“Ci sono stati molti comportamenti contraddittori da parte della Regione – afferma Francesca Perotti – Se prima la legge Madia era passata in sordina ora pare sia un problema. Addirittura nel 2017 la volontà della Regione era quella di rilanciare il Caap. Se il Centro Agroalimentare va in liquidazione si crea danno erariale: lo scenario sarebbe lo stesso della fiera di Ancona-Pesaro, in liquidazione da 10 anni. La Regione non ha incassato soldi, il liquidatore è ancora lì: chi ne trae beneficio? A perderci sarebbero i provati, il Comune, tutti”.

I membri del Cda e i consiglieri comunali sono d’accorso: “Il Centro Agroalimentare svolge una pubblica attività e dà sinergia alle aziende del territorio. È un punto di riferimento e non costituisce un peso né per il Comune né per la Regione. Togliere tutti i servizi e metterlo in mora è gravissimo”.

“Il paradosso – sostengono Falco e Capriotti – è la volontà della Regione Marche di liquidare proprio nel momento in cui viene raggiunto il pareggio di bilancio”.

Quello del 16 dicembre, ricordano i consiglieri, è stato solo il primo di una serie di incontri. In programma una commissione a gennaio per cercare di trovare un equilibrio tra l’applicazione della legge e la difesa del patrimonio del Caap.

 

 


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