SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Regione Marche “in picchiata” sul Centro Agroalimentare Piceno: martedì 10 dicembre la Regione ha comunicato al direttivo del Caap la richiesta di procedere alla liquidazione delle proprie quote e, contestualmente, alla messa in mora del Caap.

La politica sambenedettese tenta di resistere, è il caso di dirlo, con prese di posizione ravvicinate e in sequenza, prima dei consiglieri regionali Peppe Giorgini (M5S), poi Fabio Urbinati (Iv) quindi del consigliere comunale dell’Udc Domenico Pellei. Il quale non è una voce presa a caso, ma conosce le vicende del Caap meglio di tanti altri (magari meglio anche della vicepresidente della Regione Marche, l’ascolana Anna Casini, sul Caap passata dalle stelle del 2017 alle stalle del 2019).

Pellei infatti lavora da anni proprio in uno spazio del Centro Agroalimentare, dove paga regolare affitto, in uno studio di consulenza sulla sicurezza alimentare, ambientale e del lavoro: “Credo che in molti stiano parlando senza conoscere la realtà: qui ci sono oltre 80 aziende insediate con 600 persone al lavoro, nel 2019 sono subentrate altre cinque aziende con investimenti per due milioni di euro. E potrebbero esserci altri ingressi per il 2020, da parte di importanti aziende” spiega il consigliere comunale.

“Conosco molto bene la storia del Caap e una situazione come quella di questi ultimi mesi e queste ultime ore non la ricordo – continua – L’atto con cui si annuncia la messa in mora è una fucilata: ci può anche essere una volontà di vendere le quote, ma una liquidazione imposta in questo modo creerà grandi problemi alla gestione del Caap. Ricordiamo che le piccole imprese che sono qui usufruiscono di servizi che sarebbero molto costosi se gestiti individualmente, dai rifiuti agli scarichi alla sicurezza”.

“Non voglio fare una guerra personale ad Anna Casini, va detto tuttavia che quando la politica non vuole mettere la faccia sulle decisioni che prende si nasconde dietro aspetti legali e burocratici – commenta Pellei circa le risposte di Anna Casini a Riviera Oggi – Il Centro Agroalimentare non può diventare terreno per regolare i conti tra opposte fazioni perdendo di vista il bene comune di imprenditori e lavoratori. La messa in mora può avere ripercussioni sui servizi offerti e quindi sulle imprese. Qui ci si riempie sempre la bocca sulla difesa del lavoro, e invece guarda cosa stanno facendo”.

“Chiedere di liquidare 1,9 milioni di euro è un atto molto forte. Il direttivo non ha questa liquidità e quest’atto rischia di travolgere l’intera struttura che ha una storia e un valore. Ci sono progetti importanti in cantiere, a partire dal fotovoltaico e l’isola ecologica” conclude Pellei.


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