SAN BENEDETTO DEL TRONTO – C’è un grande assente nella querelle che vede contrapposto l’attuale Consiglio di Amministrazione del Centro Agroalimentare Piceno e la Regione Marche, socio del Caap che ha deciso di liquidare le proprie quote. Si chiama Partito Democratico di San Benedetto.

Perché se il Pd regionale si è espresso in maniera compatta, giovedì scorso in Consiglio Regionale, ribadendo, col voto, di non ritenere il Centro Agroalimentare Piceno “strategico” per la Regione e confermando nei fatti la volontà di liquidazione (cosa ben diversa rispetto alla “vendita” delle quote che va eseguita sulla base delle regole del mercato), ben diversa è la situazione se si scende dalle parti del Tronto.

Ad Ascoli, ad esempio, è di stanza Anna Casini, vicepresidente regionale e assessore di riferimento per l’Industria Agroalimentare. Da qualche mese in prima fila per la liquidazione del Caap nonostante fino a poco fa si sperticasse in lodi nonostante all’epoca i risultati economici fossero pesantissimi (stiamo attendendo da molti giorni che risponda alle nostre domande inviate in forma scritta come da lei richiesto, n.d.r.). In una contraddizione da spiegare tra gli atti nei confronti dell’Agroalimentare Piceno e le parole spesso dichiarate ancora oggi.

Venendo a metà strada tra Ascoli e l’Adriatico, Sara Calisti, in estate, si era fatta sentire nel ruolo di responsabile provinciale del Partito Democratico: “La gestione dei beni pubblici deve essere trasparente e chiara. I cittadini possono stare tranquilli: illumineremo, con ogni possibile azione, ogni ombra”. Qualche chilometro più addentro l’ex deputato Luciano Agostini, ancora oggi deus ex machina del Pd provinciale, non si è mai espresso pubblicamente, nonostante la notoria vigilanza della Casini e della Calisti.

E il Pd sambenedettese? Viene da anni molto sofferti ed oggi è molto indebolito. Il suo ultimo candidato sindaco, Paolo Perazzoli, è poi passato ad Articolo Uno oltre che ad essersi dimesso dal Consiglio Comunale. Tonino Capriotti è passato ad Italia Viva insieme al consigliere regionale Fabio Urbinati e, tra gli altri, anche all’altra pretendente alle ultime primarie comunali del 2016, Margherita Sorge. Nell’hinterland sambenedettese le cose non vanno meglio: dopo aver perso San Benedetto nel 2016, nel 2019 il Pd ha perso Cupra Marittima, mentre sia il sindaco di Monteprandone Sergio Loggi (comune che comunque si è espresso sul Caap) che quello di Monsampolo Massimo Narcisi sono approdati ad Italia Viva. A Grottammare il Pd è in maggioranza anche se il sindaco Piergallini non può considerarsi integrato nel partito.

Attualmente, a livello di rappresentanza, il Partito Democratico sambenedettese conta soltanto dei due consiglieri comunali Antimo Di Francesco e Maria Rita Morganti. Pochi, ma non per questo si comprende perché in merito all’oggetto di questo articolo i democratici sambenedettesi accettino di prendere sberle a destra e a manca (fuor di metafora: ad Ascoli e ad Ancona). Senza nemmeno una parola a difesa di una partecipata di cui San Benedetto è il primo socio. Senza neppure essere presenti durante la votazione del Consiglio Comunale dello scorso 22 ottobre quando il consesso sambenedettese, all’unanimità, ha ribadito l’importanza del Centro Agroalimentare.

 


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