SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Parolacce, offese, discussioni interminabili su cavilli, tre ore per giungere alla fine ad una votazione unanime nei confronti di una sopravvissuta ad Auschwitz, consiglieri che dall’inizio del mandato non hanno mai preso la parola o quasi. Il Consiglio Comunale di San Benedetto non sta offrendo un grande spettacolo, tra incredibili reticenze, mancanza di coraggio e smemoratezze, infatti, sembrano prevalere gli aspetti secondari sulla sostanza.

Non sarà questo l’articolo dove analizzare quello che avviene, o non avviene, punto per punto. Crediamo che certe espressioni scurrili o la vergogna da qualcuno provata e ostentata nel votare un atto sulla carta banale come la cittadinanza onoraria a Liliana Segre siano momenti sui quali si spera di non dover tornare più.

Ci aspetteremmo, dall’assise pubblica, un tentativo di volare alto, di pensare a cosa potrebbe essere San Benedetto non solo oggi o entro le prossime elezioni regionali, ma fra qualche anno. E pur se il confronto tra maggioranza e opposizione (e magari anche tra giunta e consiglieri di maggioranza) può essere forte e aspro, non crediamo che le vette (o i bassifondi) che si stanno toccando siano giustificabili.

 


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