SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Di seguito pubblichiamo una nota di Giorgio Mancini circa le sette varianti urbanistiche che l’Amministrazione dovrà valutare nei prossimi mesi. Nelle ultime settimane si sono tenute due assemblee pubbliche sul tema, a San Filippo Neri e al Quartiere Agraria, due appuntamenti che hanno registrato una serie di pareri negativi dei cittadini intervenuti. “Basta cemento” il leitmotiv del pensiero popolare.

“Nelle meritevoli assemblee dei quartieri così come in successivi articoli di stampa la posizione del Sindaco Piunti rispetto alle sette varianti al Piano Regolatore (sei delle quali su suolo non cementificato e con una destinazione nella maggior parte dei casi a verde pubblico urbano/di quartiere o attrezzature sportive o di quartiere) è “chiara”:

1) “non abbiamo fatto presentare le proposte ai privati per mancanza di soldi”.
2) “i privati hanno diritto a presentare le loro proposte ma noi non abbiamo deciso nulla. Sentiremo i cittadini ma è certo che alla fine si dovrà prendere una decisione”.
3) “fossero fatte tutte le varianti comunque avrebbero un impatto minore in termini di volume e di suolo cementificato rispetto a Prusst, Megavariante e Poru”.

Queste tre affermazioni del Sindaco necessitano di chiarimenti e specificazioni:

1) l’iter delle varianti in oggetto prende il via dopo la delibera consiliare numero 37 del 27 maggio 2017 recante questo titolo: Approvazione dei criteri per la determinazione del contributo straordinario per interventi su aree e immobili in variante urbanistica, in deroga o con cambio di destinazione d’uso. La delibera richiama la legge 164 del 2014 cosiddetto Sblocca Italia del governo Renzi (sia detto senza mezzi termini: una porcata) che permette cambi di destinazione d’uso con una contropartita per il Comune in denaro, opere, cessioni di aree o immobili (il contributo straordinario) in misura non inferiore al 50% del maggior valore generato dall’intervento. La delibera non fa altro che definire il contributo straordinario nel 50% per interventi su aree già edificate, 60% su aree parzialmente edificate e 70% su aree non edificate. È ovvio quindi che il tutto parte dalla valorizzazione delle aree per il privato e dalla contropartita, il contributo straordinario (cioè i soldi), per il Comune. Coma si possa negarlo non si capisce proprio.

2) “Non si è deciso nulla, ascolteremo i cittadini ma poi decideremo”. Quelle che sembrano affermazioni di buon senso si smentiscono proprio con la delibera 37 del 2017. Se non vuoi cementificare le aree non edificate e a standard non le metti nella delibera prevedendo che le proposte dei privati possano essere presentate soltanto su aree già edificate.

3) “Prusst, Megavariante e Poru avrebbero prodotto più cementificazione”. L’affermazione è valida per i primi due strumenti non per il terzo. E lo scrive uno che ha contrastato anche il terzo. I Poru avevano una visione più complessiva della città: 10 ambiti per complessive 17 aree che sviluppavano un volume di 133 mila metri cubi (-9 mila rispetto a quelli già esistenti) e tagliavano 115 mila metri cubi potenziali. Purtroppo due di quegli ambiti anziché recuperare aree degradate traslavano i volumi nelle aree inedificate, consumando suolo.

Un errore grave che ribaltava, a mio parere, la filosofia del Piano Operativo di Riqualificazione Urbana. In queste varianti non c’è invece nessuna pianificazione e certamente il tutto non è mosso dallo stop al consumo di suolo.

Ancora una volta per fortuna cittadini autonomi, movimenti e qualche forza politica si sta mobilitando per dire No alla cementificazione ulteriore della città già più densamente popolata delle Marche. Temo per il Sindaco che anche questa volta finirà come nelle precedenti”.


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