SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Per mesi i cittadini di Porto D’Ascoli si sono lamentati della qualità dell’acqua dei rubinetti. Proteste sui social, campagne politiche, banchetti in piazza: dalla primavera scorsa si è parlato molto del problema. Oggi Giacinto Alati, presidente del Ciip. assieme all’ingegnere della società partecipata del Comune Massimo Tonelli relaziona sul problema davanti al consiglio comunale, riunito per la commissione “Affari Generali”.

“L’acqua è potabile, ci sono le analisi” assicura Alati “qui nessuno tanto è folle da immettere acqua non potabile nel sistema idrico, andremmo incontro a responsabilità penali”.

Parola poi all’ingegner Tonelli che riporta tutto ai problemi nati dopo il sisma del 2016. “Viviamo in stato di codice rosso e crisi idrica dall’ottobre 2017, come conseguenza del terremoto. Sono cambiati i circuiti delle idrostrutture che alimentano il circuito idrico provinciale”. Poi il professionista descrive il “fenomeno” che hanno vissuto il sottosuolo e le falde dopo il terremoto: “All’inizio c’è stato un surplus di acqua, per 7 o 8 mesi, poi una diminuzione continua (effetto “spugna strizzata” lo chiama Tonelli). Da quel momento abbiamo messo in piedi una serie di iniziative come l’attivazione degli impianti di Fosso dei Galli (“che è molto controllato e di alta tecnologia” aggiunge) che fornisce acqua a Porto d’Ascoli e  quello di Castel Trosino per Folignano e Maltignano, sono state usate anche alcune sorgenti montane minori finora mai utilizzate”.

Alcuni consiglieri di minoranza parlano poi della qualità dell’acqua. “E’ di colore e sapore diverso” la voce che si leva dai banchi dei consiglieri. “Prima avevamo un’acqua di serie A come quella del Pescara e dei Sibillini, adesso l’acqua non ha le stesse prorpietà minerali e oligominerali, ha colore e sapore diversi ma è comunque potabile” risponde Tonelli.

A questo punto interviene Flavia Mandrelli che solleva la questione bollette, “continuiamo sempre a pagare bollette salate nonostante sia diminuita la qualità” dice la consgliera comunale. “L’attivazione degli impianti di soccorso, però” risponde Alati “comportano spese triple per l’azienda che rimane una realtà che ha comunque investito 200 milioni negli ultimi 10 anni e da anni investiamo anche nella ricerca di nuove sorgenti d’acqua”.

 

 


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