Un po’ di giurisprudenza: Sul dovere di astensione degli amministratori degli enti locali.

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – C’è qualcosa che non quadra nella vicenda della vendita dell’ex Scuola Curzi di via Golgi, nonostante il tentativo di rassicurazione del sindaco di San Benedetto Pasqualino Piunti. Nella sua risposta di oltre due settimane fa – il giorno successivo alla nostra richiesta di intervista tutt’ora non concessa – il sindaco scrisse di “conflitto di interessi immediato e diretto” spiegando che la delibera di giunta numero 14 del 7 febbraio scorso non rientrerebbe in questa casistica in quanto “c’era soltanto la presa d’atto che la procedura di vendita dell’ex Curzi era già stata portata a termine con atti dirigenziali a cui ovviamente l’assessore è estraneo“.

L’assessore è Andrea Assenti, vicesindaco e proponente della delibera, in conflitto di interessi (“potenziale”?) con il cugino Mirco Assenti, tra gli acquirenti dell’immobile comunale che ospitava l’ex Scuola Curzi di via Golgi.

Riportiamo innanzitutto, integralmente, l’articolo 78, comma 2, del Testo Unico degli Enti Locali:

Gli amministratori (…) devono astenersi dal prendere parte alla discussione ed alla votazione di delibere riguardanti interessi propri o di loro parenti o affini sino al quarto grado. L’obbligo di astensione non si applica ai provvedimenti normativi o di carattere generale, quali i piani urbanistici, se non nei casi in cui sussista una correlazione immediata e diretta fra il contenuto della deliberazione e specifici interessi dell’amministratore o di parenti o affini fino al quarto grado“.

Vale a dire: le delibere condivise e votate da Andrea Assenti, vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici.

Non siamo giudici e non siamo in un’aula di un tribunale, come ha detto lo stesso Assenti in Consiglio Comunale. Siamo cittadini, ognuno col suo ruolo e dovere civico. In termini giornalistici ed anche giuridico-amministrativi, la nostra richiesta di intervistare il sindaco deriva dalla necessità di capire alcuni passaggi che ci paiono decisivi.

Ne va del buon nome di San Benedetto e della necessità che il Municipio sia una casa di cristallo, cioè trasparente, dove quel che avviene non si occulti come polvere sotto il tappeto. Perché il rischio è che il tappeto, diventato gibboso, faccia inciampare malamente chi ha tentato di nascondere quello che invece andava raccolto e buttato.

La legge (il Tuel) infatti non distingue, ad esempio, tra cugini di primo grado o mariti, mogli o e figli. Non distingue, inoltre, neanche sul tipo di atto: la vendita di un immobile, una festa in piazza, una consulenza. Vi si legge di “parenti fino al quarto grado”, semplicemente.

Tornando quindi al caso specifico di alienazione dell’edificio di via Golgi, non vorremmo che – sulla scorta di quanto è avvenuto – le prossime amministrazioni comunali (o financo quella ancora in carica), si possano permettere di tutto o quasi, con amministratori disposti a chiudere occhi e orecchie e magari “prendere atto” di aggiudicazioni da parte di “parenti o affini fino al quarto grado”. Senza destare nemmeno scandalo qualora scoperti.

Perché finora non sembra che il sindaco, o taluni baldanzosi esponenti dell’attuale maggioranza che intimano a questo giornale di “non permettersi di criticare“, abbiano almeno il pudore di apparire scandalizzati. Anzi, tutt’altro.

Insomma, se passasse questa linea, sarebbe come se un figlio non parlasse con il padre assessore, o il marito non parlasse con la moglie vicesindaco, essendo possessori magari due o più distinti conti correnti o vivendo ufficialmente in appartamenti diversi (e senza che si incontrino neppure per le scale…). Tutto semplice. Le giunte ne prenderebbero atto, come scrive Piunti. Gli assessori direbbero in Consiglio comunale che “il nome del parente mi è scappato, come successo ai più“.

Insomma emergono tanti aspetti, che il sindaco Piunti dovrà chiarire per uscirne a testa alta. Ne aggiungiamo qualcuno.

a) quando la giunta ha votato, lo scorso 7 febbraio, il sindaco e gli altri assessori, oltre al proponente Andrea Assenti, erano a conoscenza del conflitto di interessi (“potenziale”, come scrive Piunti)? O sono tutti, improvvisamente, caduti dal pero, scoprendolo solo quando Riviera Oggi, lo scorso 20 ottobre, ha sollevato il caso e posto pubblicamente la domanda? Neppure quando scrivemmo lo scorso 14 febbraio che tra gli acquirenti vi era Mirco Assenti qualcuno ebbe dubbi o chiese verifiche?

Si tratta di un aspetto dirimente, che ogni assessore deve rendere pubblico per chiarire la propria posizione: insomma, hanno preso atto che un immobile comunale fosse aggiudicato ad un parente fino al quarto grado del vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici senza obiettare nulla su questo e sul fatto che fosse addirittura l’assessore proponente, oppure hanno votato senza avere piena scienza e coscienza del fatto?

b) se la delibera del 7 febbraio invece non fosse stata approvata – magari per l’opposizione di assessori che fossero stati posti a conoscenza del conflitto di interessi “potenziale”, cosa sarebbe accaduto? L’aggiudicazione dell’ex Scuola a privati avrebbe avuto seguito? O invece l’interesse degli acquirenti, tra cui Mirco Assenti, sarebbe stato compromesso in maniera diretta e immediata, nonostante Piunti sostenga il contrario? Il passaggio in giunta e Consiglio Comunale non è una mera “presa d’atto”, ma un elemento fondamentale di una verifica politica ad un percorso amministrativo.

c) Vero che in Consiglio Comunale, al momento della votazione del Documento Unico di Programmazione, dove era allegata la delibera di giunta del 7 febbraio, il sindaco Piunti sia stato l’unico a relazionare. Ma avrebbe dovuto rendere pubblica la situazione che si era creata, ovvero che l’immobile era stato aggiudicato anche da un parente entro il quarto grado dell’assessore proponente che aveva votato la delibera. Che tra l’altro era al suo fianco quando il sindaco parlava della vendita della ex Scuola Curzi. In quel caso i consiglieri comunali avrebbero potuto svolgere il loro compito di controllo nella maniera migliore. In scienza e coscienza. Invece questo non fu detto. La votazione risulta pienamente nella norma, secondo il sindaco Piunti?

d) che senso ha ammettere un errore di votazione per conflitto di interessi (la delibera di giunta dello scorso 8 ottobre) attraverso una nota stampa, se ciò non risulta da alcun atto del Comune?

e) resta inoltre da capire perché il professionista non abbia segnalato pubblicamente il rapporto di parentela, lavorando nello stesso edificio del vicesindaco e mettendolo quindi nelle condizioni di sapere cosa stava accadendo prima del fatidico 22 ottobre 2019 (articolo 31 Codice deontologico architetti).

GARANTISMO E TRASPARENZA PUNTI CARDINALI Abbiamo avuto già modo di farlo presente ad alcuni esponenti dell’opposizione, i quali richiamavano all’intervento della magistratura sulla vicenda della vendita della ex Curzi. Ebbene, a fronte di uno o due esposti già depositati in Tribunale ad Ascoli, vale la regola aurea del garantismo: nessuno può dirsi colpevole fino a giudizio definitivo e nessuno può dirsi colpevole se soltanto indagato. Questo è un compito della magistratura.

Ciò però non significa che non si possa chiedere la massima trasparenza ad una amministrazione comunale chiusa a riccio, imperturbabile, e a rischio di ingrandire enormemente i propri errori a seguito di un’autodifesa tanto tetragona quanto sconsiderata.

Per di più l’affaire ex Scuola Curzi rischia di investire anche la questione della Piscina comunale, anche se basterebbero poche ma chiare parole pronunziate dal sindaco per chiarire i dubbi sollevati dalle opposizioni. Cioè, ad esempio, se davvero è stata la società che fa riferimento a Mirco Assenti ad aver inviato via Pec la documentazione del Project financing. Tanto per fermarci qui.

Per ora aspettiamo. In attesa di un sussulto, nella speranza che la polvere sotto al tappeto non travolga – non solo l’attuale amministrazione comunale, ma l’intera città. Di tempo, ormai, ce n’è sempre meno.


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