SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Fare del bosco un libro vivente del sapere, custode di storia e di biodiversità, dando oggi il via a un percorso che darà i suoi frutti per le nuove generazioni. E’ l’obiettivo della “Foresta vetusta – Nihil sine silva”, progetto al centro della giornata di studi organizzata dall’Isc Centro, in collaborazione con il Professore Leone Damiani e l’Università di Camerino, alla presenza di oltre un centinaio di docenti di ogni ordine e grado.

I lavori sono stati aperti dalla dirigente dell’Isc Centro, Laura D’Ignazi, che ha spiegato il valore dell’iniziativa, parte integrante del progetto triennale “Alla ricerca della bellezza nascosta” promosso dall’istituto rivierasco. Il primo esempio di progetto di foresta vetusta sul nostro territorio è rappresentato dal “Bosco di Carmela Cortini Pedrotti” a Valzo, località di Valle Castellana, tra i Monti della Laga, che ha suscitato tante emozioni negli alunni della scuola Curzi che lo hanno visitato. Ad illustrarne i segreti è stato il professore Franco Pedrotti dell’Università di Camerino il quale ha spiegato come il bosco, da lui acquistato e donato alla comunità con precisi obiettivi, lasciato completamente senza interventi dell’uomo, sarà destinato a svolgere tutto il ciclo naturale del legno, diventare foresta vetusta e rendere possibile la presenza di una biodiversità di flora e fauna  uniche. Un foresta vetusta si caratterizza infatti da alberi di diverse altezze, molto giovani e antichi, a terra perché vecchi o colpiti dai fulmini, con radure che permettono l’ingresso del sole e la nascita di nuove piante. Vi si riscontra sempre la presenza di funghi, uccelli ed insetti con caratteristiche uniche.

Dei boschi della Laga ha anche parlato il presidente del Parco del Gran Sasso e dei Monti della Laga Tommasso Navarra che ha ricordato la ricchezza non solo di flora e fauna ma anche di storia in quanto i luoghi del parco sono abitati fin dal neolitico. Anche il prof Daniele di Santo ha riferito sulla presenza di tre boschi presenti nel parco che  presentano diverse caratteristiche di vetustà, con alberi di oltre 500 anni. A relazionare sulle caratteristiche delle foreste del Parco dei Monti Sibillini c’era il naturalista Paolo Salvi che ha parlato di rari boschi, a causa di tagli avvenuti all’inizio del 900 per aumentare le terre per il pascolo, ma anche l’uso del legno per le costruzioni come la  ferrovia Porto San Giorgio-Amandola. Esistono però diversi boschi in neo formazione che stanno aumentando la densità boschiva dei luoghi. Sul bosco di Macchiatonda di Foce di Montemonaco ha relazionato il naturalista e guida ambientale Stefano Properzi. Il bosco si trova sulle pendici del Vettore e da sempre ha protetto l’abitato di Foce dalle valanghe.

La docente Liliana Zambotti ha parlato di Gian Battista Milani, delle cartiere di Fabriano, un pioniere della protezione della natura. Il professore Luca Bracchetti ha relazionato sui cambiamenti del paesaggio in Appennino centrale ma anche sulle abitudini alimentari. Bruno D’Amicis biologo e fotografo naturalista professionista ha invece presentato un lavoro inedito Storie di appennino. Una serie di foto straordinarie fatte in Abruzzo nelle diverse stagioni hanno riguardato la vita dei lupi, orsi e stambecchi ma anche il variare dei colori dei boschi e degli altipiani


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