Riceviamo e pubblichiamo una Lettera al direttore nella quale Claudio Maria Maffei, un medico molto esperto e conosciuto nel panorama sanitario. in risposta alla nota inviateci nei giorni scorsi dall’avvocato Ermanno Consorti. Nella parte finale si rende disponibile per una sua personale opinione che ritiene utile per dipanare l’intrigata matassa che politici e cortei di protesta hanno reso ancora più complessa. Lo farà fra una settimana tramite un’intervista video esclusiva per la nostra Web Tv.

“Gentilissimo Direttore, gli scorsi giorni lei ha pubblicato il contenuto di una lettera dell’Avvocato Ermanno Consorti che ha sollevato una serie di questioni riguardanti il nuovo  Ospedale Unico del Piceno.

Molto correttamente nella lettera l’Avvocato ha riportato sia la sua appartenenza politica, è iscritto al PD, che il suo ruolo di consulente legale di un gruppo di imprenditori locali che hanno intenzione di costituire un raggruppamento temporaneo di imprese per presentare una proposta progettuale per la costruzione dell’Ospedale di primo livello del Piceno.

La lettera tocca diversi punti sui quali mi piacerebbe formulare alcune osservazioni. Il mio punto di vista è quello di un medico in pensione, con una lunga esperienza di Direzione Sanitaria in varie Aziende della Regione Marche e presso il Servizio Sanità dell’Assessorato. Il mio interesse deriva dalla scelta di partecipare da posizione indipendente al dibattito sulla sanità marchigiana attraverso, tra l’altro, un blog.

Prima di entrare nel merito delle osservazioni anticipo che, a mio parere, devono essere le Comunità Locali del Piceno ad esprimere la propria valutazione sulle varie proposte di riordino della rete ospedaliera della loro Provincia. Il mio tentativo è quello di mettere a disposizione un parere tecnico che non si schiera con nessuno, ma vuole offrire elementi di giudizio a chi ha voglia di ragionare anche in termini di politica sanitaria. Per farlo la lettera dell’Avvocato Consorti per la sua autorevolezza costituisce una importante opportunità. Da questa lettera estrapolo alcuni passaggi che per evitare equivoci riprendo testualmente prima di commentarli.

Primo passaggio. Dice la lettera: Se il Comitato civico apriva una discussione pubblica sul livello qualitativo del servizio pubblico offerto nella nostra zona, sarei stato il primo ad aderire e dare il mio contributo. Perché questo è il vero problema che dovrebbe interessare la comunità.

L’Avvocato ha perfettamente ragione, ma il Comitato non può aprire una discussione sulla qualità locale dei servizi, semplicemente perché la Regione non mette a disposizione i dati sulla sanità regionale. La responsabilità di aprire il dibattito era della Regione che avrebbe dovuto fornire tutti gli elementi di giudizio necessari. Forse non tutti hanno notato che non c’è alcun documento con dati ed analisi a disposizione per chi voglia farsi una idea sul progetto dietro il nuovo Ospedale. Se si cerca una risposta della Regione alle domande “perché un nuovo ospedale unico del Piceno ?”  e “cosa succede se si fa l’ospedale nuovo dei due ospedali di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto?” si trovano solo cinque slide presentate ad una conferenza stampa di oltre un anno fa in cui i due ospedali di Ascoli Piceno e San Benedetto del  Tronto venivano oltretutto trasformati in ospedali di comunità senza attività per acuti e senza Pronto Soccorso. Certo le idee nel frattempo saranno cambiate, ma quella slide riporta il logo della Regione Marche.

Secondo passaggio. Dice la lettera: Si può dire senza ombra di smentita che qualunque cittadino del Piceno, se dovesse riscontrare problematiche di salute veramente serie, se va bene si rivolge ad una struttura sanitaria di Ancona per affrontare le cure che il suo caso richiede, quando non deve affrontare viaggi molto più lunghi e costosi, tipo Bologna, Milano o, addirittura, all’estero.

In realtà, i dati ufficiali della Regione dicono che  l’Area Vasta 5 ha una mobilità intraregionale e verso le altre Regioni come quella dell’Area Vasta di Pesaro e molto inferiore a quella delle due Aree Vaste di Macerata e Fermo. Ovviamente l’Area Vasta di Ancona (che ha l’unico ospedale di II livello della Regione con le alte specialità) ha la maggiore autonomia. In compenso i due ospedali di Ascoli Piceno e San Benedetto hanno una notevolissima mobilità attiva per i pazienti provenienti da fuori Regione, molto più alta di quella di tutti gli altri ospedali delle altre Aree Vaste.  I ricoveri all’estero sono eccezionali e non incidono sui fenomeni di cui stiamo parlando. Se per problematiche serie ci si riferisce alle alte specialità è normale che in Regione siano concentrate e che l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ancona sia il riferimento dei marchigiani.

Quindi questa immagine di ospedali inefficienti ed insicuri al punto da determinare un massiccio esodo dei pazienti non risulta dai dati, sempre della Regione.

Terzo passaggio. Dice la lettera: Ma il piano sanitario regionale non prevede (si ripete: non prevede!) la chiusura del Madonna del Soccorso, eppure il messaggio subliminale che si sparge è quello che bisogna salvare il Madonna del Soccorso.

In realtà, il Piano nella sua formulazione iniziale parla di Ospedale Unico dell’Area Vasta 5 e la slide della Regione già citata prevedeva  la trasformazione in ospedali di comunità con attività di post-acuzie dei due presidi di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto. Quindi è legittimo ritenere che il Piano preveda, a meno che il testo definitivo (che a me non è dato conoscere) non lo escluda,  anche la possibilità di trasformazione del Madonna del Soccorso in una struttura senza funzioni per acuti, ipotesi che resta in piedi anche per l’ospedale di Ascoli Piceno (sempre a meno di una modifica del testo iniziale, l’unico accessibile).

Quarto passaggio. Dice la lettera: Innanzitutto diciamo che nella città di San Benedetto esistono ben tre strutture ospedaliere: Villa Anna, Stella Maris ed il Madonna del Soccorso; tutte strutture che forniscono prestazioni sanitarie pagate con soldi pubblici.

Il senso di questa frase non è chiarissimo. Comunque le due strutture private citate hanno avuto di recente dalla Regione grossi incrementi di budget, che non mi risulta siano stati riconosciuti all’ospedale pubblico della città.

Quinto passaggio. Dice la lettera: Il Comitato si straccia le vesti sulla localizzazione della nuova struttura, ma non affronta un discorso di come deve essere la sanità pubblica. Cita (in maniera errata, peraltro) il decreto Balduzzi (senza distinguere tra la legge Balduzzi ed il decreto sulla riorganizzazione sanitario) ma non si confronta sul Piano sanitario regionale, in discussione in questi giorni in Regione.

Mi chiedo come potrebbe fare il Comitato a  confrontarsi col Piano se il Piano di fatto rimanda tutto a dopo la sua approvazione limitandosi alla previsione senza motivazioni di un ospedale Unico di Area vasta, peraltro in linea col precedente Piano, quello del 2012-2014? Si badi: unico, non unico di I livello. Di fatto implicitamente prevedendo la trasformazione dei due ospedali di Ascoli Piceno e San Benedetto in strutture dedicate alla post-acuzie. Sempre a meno di correzioni del testo iniziale.

In chiusura, non do opinioni mie sulla migliore scelta possibile in tema di riordino della rete ospedaliera del Piceno. Ho una mia opinione, ma serve tempo per esporla e, se a qualcuno interessa, gliela metterò a disposizione. Concludo sottolineando ancora una volta che il dibattito su questo importante tema non si è potuto basare su un progetto regionale chiaro ed esplicito comprensivo di tutti i dati economici, sanitari e sociali necessari per consentire ai cittadini di esprimersi in modo documentato. E questa credo sia stata una grave responsabilità del governo regionale della sanità”

Nella foto la slide citata nel testo!

Questo il curriculum del dottor Maffei: http://156.54.71.86/documents/10181/83696/MAFFEI+Claudio+Maria.pdf/35ed0e6e-bf0a-4a13-a89e-f3310d86122d?version=1.0

 


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