SAN BENEDETTO DEL TRONTO –  Comune di San Benedetto, conferenza stampa indetta dai presidenti dei Comitati di Quartiere di San Benedetto circa la presentazione delle due Assemblee pubbliche sulle problematiche relative alle richieste di Varianti urbanistiche. Di seguito daremo il resoconto, in tempo reale, delle dichiarazioni.

Due gli incontri in programma: il 25 ottobre, per la zona nord della città, al teatro di San Filippo Neri; il 9 ottobre, in luogo da definire, a Porto d’Ascoli.

Sarà presente l’architetto Sandro Mariani, l’ingegnere Simone D’Angelo che è un esperto di viabilità.

Parla Alfredo Isopi, portavoce dei presidenti, presidente di Marina di Sotto: “Siamo preoccupati per il nuovo carico urbanistico che arriva dalle proposte di varianti. Già 35 anni fa gli urbanisti erano preoccupati per l’eccesso di edificazione a San Benedetto vincolando certe aree che ora sono interessate dalle varianti.

Ci preoccupa anche la monetizzazione di queste aree: sembra che si voglia far cassa per fare dei servizi ma soprattutto per mettere a posto zone già esistenti come il lungomare. Vorremmo saperne di più”.

Leo Sestri, quartiere Mare: “La questione della monetizzazione non l’abbiamo mai digerita. Dicono che ricevono 8 milioni di euro, ma questo lo dicono a parole, nei fatti è tutto diverso. Ci si dimentica che quando si interviene in un territorio specifico, occorre parlare della città intera, non sono possibili interventi a spot”.

“Non si possono modificare destinazioni da turistiche a residenziali – continua – Non si capisce cosa è San Benedetto. Ecco perché vogliamo convincere l’amministrazione. Mi preoccupa molto che quando arrivano le elezioni tutti hanno voglia di fare e si tralascia il bene comune. Noi vogliamo collaborare con l’amministrazione affinché si rivedano certe soluzioni. Il sindaco ce lo ha garantito che collaborerà con noi”.

Marco Alessandrini, quartiere Sentina: “Io ho già incontrato il sindaco ma senza entrare nelle questioni delle varianti ma parlando di argomenti del quartiere”.

Leo Sestri: “Pensiamo che nel momento in cui un manufatto esistente nella città, magari di natura artigianale, allora possiamo discutere anche di cosa fare, come accaduto. Dove ci sono situazioni già compromesse, noi collaboriamo. Pensiamo alla zona Santarelli in area Ballarin: bisogna quindi discutere su quello che viene fatto.

Dove però gli spazi sono senza manufatti, liberi, diciamo di no. Oltre che ad Area Mare, abbiamo pochi spazi, l’ex Tirassegno ad esempio. Gli spazi ancora liberi, dove il Comune può intervenire con forza, sono pochi. Quando diamo la disponibilità a collaborare con il sindaco, parliamo di questi aspetti. Con i Prusst di Perazzoli vinse il centrodestra, dopo i Poru di Gaspari ha vinto il centrodestra. Questo vuol dire che la città vuole essere ascoltata. Il nostro impegno mira a coinvolgere la gente. Questa è una decisione presa dalla giunta da sola, non l’avevano mai detto in campagna elettorale. Ma i cittadini non sono mai stati ascoltati”.

Alessandrini: “Certo che possono approvare le varianti anche contro di noi, ma si dovranno scontrare con la volontà dei cittadini. Dobbiamo guardare alla qualità della vita e ai cambiamenti climatici, bisogna iniziare a pensarci oggi. Anche i turisti chiedono qualcosa di diverso di una città densamente abitata: San Benedetto rischia di pagare dei costi molto alti per il futuro”.

Ciarrocchi (quartiere Ragnola): “Cercheremo di dare il quadro di quello che potrebbe avvenire in tutta la città. Non vorremmo che la monetizzazione di queste nuovi costruzioni possa indirizzare le scelte”.

“Queste nuove edificazioni porteranno alla città solo svantaggi”.

Di Berardino (Albula Centro): “Non sono direttamente interessato dalle varianti anche se il mio quartiere è tra i più densamente popolato. Via Toscana sta diventando invivibile, perché è l’unica via di sfogo per arrivare in centro”.

Laudi (Quartiere Salaria): “La nostra riflessione iniziale è rimasta a tutt’oggi. Servono queste opere? Sono favorevole agli incontri programmati, in particolare su Area Mare. Non è un’esigenza che è partita dal Comune, che magari sentiva il bisogno di costruire edifici popolari per cittadini che hanno bisogno. Purtroppo il bisogno, pur lecito, parte dal privato proprietario di quelle aree. I problemi di San Benedetto li conosciamo, specialmente quelle ambientali e della scarsità delle aree verdi. Secondo me quelle nuove case non servono. Abbiamo cercato di discuterne con il sindaco e con gli assessori di competenza, spero si possa trovare una soluzione”.


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