SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il suo nome è Festus, ha 37 anni, viene dalla Nigeria ed è uno dei tanti migranti approdati in Italia in questi anni. Non è la prima volta che intervistiamo un immigrato dall’Africa. Un anno fa fu John, ghanese di 38 anni che interrogammo sul suo viaggio fino al nostro Paese e sul suo lavoro di vu’ cumprà. Il motivo per cui abbiamo intervistato Festus è pressoché lo stesso: approfondire i dettagli di vite di cui tutti parlano, nel bene o nel male, ma che pochi conoscono davvero.

Buongiorno Festus, raccontaci da quanto tempo sei in Italia e come sei arrivato nel nostro Paese.

“Sono partito da Benin City, in Nigeria, nel 2014 e dopo tre mesi di viaggio mi sono imbarcato da Tripoli per l’Italia”.

Personalmente ho sentito storie molto più complicate, di tempi molto lunghi anche solo per arrivare in Libia e trovare il denaro per un passaggio in barca.  

“Ci ho messo così poco perché dopo la morte di mio padre sono riuscito a vendere la mia terra per circa 1000 euro e con quei soldi sono riuscito ad arrivare subito in Libia. Lì però, appena arrivato e mentre cercavo un posto per la notte, sono stato picchiato e derubato. Quindi ho dovuto lavorare in un autolavaggio per tre mesi a Tripoli e la persona per cui lavoravo ha pagato per me il viaggio in barca”.

Quanto costa un passaggio in barca?

“Io ho pagato 350 euro ma so di persone che hanno pagato di più, anche 600 o 700 euro”.

Cosa facevi in Nigeria e perché hai deciso di tentare la sorte e venire in Italia?

“Nel mio paese facevo il barbiere. Sono andato via perché la mafia nigeriana voleva uccidermi. Mi hanno chiesto di unirmi a loro ma io sono cristiano e seguo la parola di Dio. Quando ho rifiutato mi volevano uccidere. Ho deciso che era ora di andare via”.

Raccontaci del tuo viaggio.

“In realtà sono partito due volte. Nella prima barca c’erano 150 persone, siamo arrivati a Tunisi ma siamo dovuti tornare indietro perché la barca aveva dei problemi. Siamo dovuti tornare a Tripoli e ne ho aspettata un’altra per una settimana. La seconda volta siamo partiti in 53. Dopo 15 ore in mare ci ha presi una nave italiana che arrivava da Napoli. Quindi siamo sbarcati a Pozzallo e da lì siamo stati trasferiti a Catania (nel “Cara” di Mineo ndr) dove sono rimasto per due anni, fino a quando ho ottenuto il permesso di soggiorno”.

Come sei arrivato a San Benedetto?

“Nel 2016 sono partito per Prato ma lì non c’era lavoro. Poi un amico mi ha consigliato di venire qui. Sono andato a lavorare in campagna prima a Pedaso e poi a Centobuchi, lavoravo per degli italiani”.

Guadagnavi bene?

“Ho guadagnato circa 400 euro per 15 giorni di lavoro (sia a Pedaso che a Centobuchi). Poi sono rimasto senza lavoro e ho iniziato a vendere le cose per strada qui a San Benedetto e a Grottammare, non avevo un’alternativa”.

Dove compri la merce che hai nella borsa?

“Ad Alba Adriatica in un magazzino di cinesi oppure a Porto D’Ascoli da un pakistano. Mi fanno anche la ricevuta, anche se non mi serve”.

Dove abiti? Quanti soldi guadagni e quanto spendi in un mese per vivere?

“Vivo a Monticelli, ad Ascoli, e divido un piccolo appartamento con una donna, suo figlio e un mio amico, tutti nigeriani. Pago 130 euro al mese a questa donna che però a sua volta paga l’affitto alla proprietaria di casa, un’italiana (Festus è in subaffitto evidentemente) e poi pago le bollette, questo mese per esempio ho pagato l’affitto, 50 euro per l’acqua e 30 per la luce. Non mi rimangono soldi, mangio solo a cena, quando mi cucino da solo. Spendo circa 100 euro per mangiare ogni mese, faccio spesa in un negozio africano”.

Stavi meglio in Africa o stai meglio in Italia?

“In Africa non torno perché non voglio morire a causa della mafia nigeriana ma in Italia non c’è lavoro. Ogni giorno prego Dio per i documenti e per poter andare altrove. Non lo so: in Germania, in Olanda oppure in Francia”.

 


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