SAN BENEDETTO DEL TRONTO – C’è maretta fra i lavoratori di Picenambiente dopo che la ditta ha proposto, a seguito della scadenza di 64 contratti a tempo determinato, oltre 30 contratti part-time, parte di una trattativa bloccata con i sindacati anche sul fronte premi produzione e contrattazione di secondo livello. Il motivo? A sentire Ugl la spiegazione addotta dai vertici della partecipata è l’incerta situazione sul controllo pubblico/privato della società, ancora pendente davanti al Tar dopo che Picenambiente ha impugnato la delibera di dicembre del Comune di San Benedetto che inquadrava la società nell’ambito del diritto pubblico e nel raggio d’azione della Legge Madia.

E allora l’opposizione consiliare di San Benedetto, che in questi mesi si è battuta per il controllo pubblico di Picenambiente trovando un muro da parte della società e, a dire di sei consiglieri di minoranza, anche l’inerzia dell‘Amministrazione Piunti che non avrebbe mai applicato, finora, la delibera, torna a dire la sua. Flavia Mandrelli, Rosaria Falco, Giorgio De Vecchis, Marco Curzi e Tonino Capriotti indicono una conferenza stampa e esprimono una posizione netta e articolata sull’intera vicenda.

“C’è un sostanziale taglio del personale, questa è la realtà dei fatti. Anche gli investimenti come gli ammodernamenti dei mezzi sono fermi da quel che ci risulta” dice Flavia Mandrelli (Articolo Uno) “e tutto, da quello che filtra dai sindacati, per la ditta è colpa più o meno velatamente della situazione davanti al Tar”. Interviene Rosaria Falco, nel Gruppo Misto con Curzi: “Ma quando Picenambiente dà la colpa alla situazione davanti al Tar dà la colpa a sé stessa. Loro hanno impugnato la delibera sul controllo pubblico su cui noi ci siamo battuti per mesi”. Parla De Vecchis: “Chi teme il controllo pubblico? Cosa c’è di così spaventoso nel controllo pubblico di questa società?”.

Si torna a parlare dei lavoratori. “Noi saremo al loro fianco se ci sarà vertenza mirata a ottenere un contratto più equo dalla società” promette Flavia Mandrelli. E ancora: “Tutto questo è vergognoso, si strumentalizza la vita delle persone tirando in ballo un ricorso di cui la stessa società è autrice”.

E l’amministrazione Piunti? Che ruolo ha in tutto questo? “I lavoratori sono preoccupati e chiamano noi dell’opposizione, ci parliamo tutti i giorni. Questo succede perché non si sentono tutelati dall’Amministrazione” è l’opinione di Rosaria Falco.

“E pensare che la delibera sul controllo pubblico è stata votata da tutti, maggioranza compresa quindi dovrebbe essere la linea dell’amministrazione” continua la consigliera “e invece fin da dicembre l’assessore Andrea Assenti aveva una posizione diversa. Durante la commissione a cui partecipammo prima del voto in consiglio sulla delibera 61, distribuì a tutti un  parere della ditta Lothar e disse che la Corte dei Conti si doveva pronunciare e propose che la governance della ditta rimanesse così com’era nel frattempo“.

Tocca poi a Giorgio De Vecchis: “Una cosa scontata come questo controllo pubblico viene approvata a forza di argomenti dell’opposizione dal consiglio comunale, non viene portata avanti dall’Amministrazione in maniera evidente, perché la maggioranza ha votato un bilancio in cui ci sono le tesi difensive di Picenambiente in questa vicenda. Qual è l’interesse pubblico che porta la società a resistere e l’amministrazione a non adempiere? Se non si tutela l’interesse pubblico cosa si sta tutelando? Gli inquirenti devono fare il loro lavoro, si sta resistendo in tutti i modi per non avere il controllo di Picenambiente da parte dei cittadini sambenedettesi, soci di maggioranza relativa di una compagine pubblica che ha la maggioranza di capitale nella società” è la lunga argomentazione del consigliere. Che continua: “I sambenedettesi versano più di 10 milioni di Tari all’anno alla ditta e pagano anche le spese processuali di questa vicenda: in entrambi i fronti visto che i soldi pubblici pagano gli avvocati assunti dal Comune per resistere contro l’impugnazione di Picenambiente e pagano anche il 50% lordo delle spese legali di Picenambiente. E’ assurdo, ancora di più perché la situazione dovrebbe essere chiara: nello statuto c’è scritto che Picenambiente è a controllo pubblico rafforzato. Il presidente lo nominiamo noi”.

E se la politica della società è criticata anche da Tonino Capriotti (“mi sarei aspettato che venisse rispettata al legge Madia almeno quando hanno nominato il nuovo Cda e invece è rimasto a 9 membri e non a 3 o 5 come prevede il testo normativo”) c’è un aspetto che riguarda anche il servizio che invece viene evidenziato da Marco Curzi: “Piunti a ogni occasione utile dice che la città è in ordine ma invece abbiamo una situazione opposta, i camion non vengono lavati, i cassonetti neanche, i lavoratori sono in difficoltà. L’amministrazione dove sta?”. I consiglieri, infine, annunciano che su questa questione andranno di nuovo di fronte al Prefetto, che avevano già incontrato per lo stesso motivo a marzo scorso.

 

 


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