SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il “caso” De Berardinis e quello del controllo pubblico di Picenambiente. Sono due argomenti che hanno monopolizzato i pensieri dell’opposizione in tutto il 2019, o almeno di una parte di essa, quella rappresentata da sei consiglieri: Giorgio De Vecchis, Rosaria Falco, Marco Curzi, Flavia Mandrelli, Tonino Capriotti e Andrea Sanguigni.

DIFFIDE A PROCURA E CORTE DEI CONTI I sei sono infatti gli autori di due diffide, inviate anche alla Procura di Ascoli e alla Corte dei Conti, in cui accusano il sindaco Piunti di non aver mai applicato la famosa delibera 61 del 2018, quella che inquadrava Picenambiente come società a controllo pubblico. Tutto questo nonostante l’intero consiglio comunale votò favorevolmente l’atto il 15 dicembre scorso, maggioranza di centrodestra compresa. Da quel momento è successo di tutto: a partire dal ricorso al Tar presentato sia dai vertici della partecipata, sia dai suoi soci privati. Un ricorso che è fermo in decisione al Tar di Ancona dall’8 maggio e che tiene in scacco anche la situazione di numerosi lavoratori: l’amministratore delegato Collina, infatti, da quanto riporta la sigla Ugl ha congelato le trattative per il contratto aziendale proprio perché la governance della ditta (pubblica o privata?) non è ancora chiara.

CONTROLLO PUBBLICO DI PICENAMBIENTE? In questi mesi, però, la posizione dei “sei” di minoranza è stata tanto chiara quanto confliggente con quella dei vertici di Picenambiente. Per De Vecchis & Co. anche lo statuto della società sarebbe chiaro (clicca qui): “Picenambiente è a controllo pubblico rafforzato, c’è scritto nello statuto” dicevano qualche mese fa nel corso di una conferenza stampa quelli dell’opposizione.

“Senza patti parasociali non si può considerare separato il capitale pubblico da quello privato” la posizione sostanziale espressa da Leonardo Collina e Catia Talamonti, all’epoca ancora presidente di Picenambiente, quando RivieraOggi li aveva intervistati (clicca qui). Nel frattempo a giugno si è pronunciata anche la Corte dei Conti di Roma in funzione giurisdizionale (“ai fini dell’integrazione della fattispecie delle “società a controllo pubblico” è sufficiente che una o più amministrazioni pubbliche dispongano, in assemblea ordinaria, dei voti previsti dall’articolo 2359 del codice civile” scriveva la Corte nella deliberazione 57 del 2019) ma ancora una volta i vertici di Picenambiente hanno precisato di non ritenere la fattispecie applicabile alla ditta, qualificandola come a controllo e anche gestione dei suoi soci privati.

DE BERARDINIS E LE DENUNCE DI TROLI In tutto questo equivoco sulla gestione e sul controllo della ditta c’è il caso di Roberto De Berardinis, il dirigente degli Affari Generali che la delibera votata dal consiglio l’ha scritta facendo rientrare Picenambiente nella Legge Madia e che dopo qualche mese è stato denunciato due volte alla disciplinare del Comune dal consigliere Pierfrancesco Troli. Ancora una volta: per l’opposizione si tratta di una ritorsione per il controllo pubblico di Picenambiente, per lo stesso Troli, che ha parlato a mesi di distanza dalle due denunce, una semplice segnalazione alla disciplinare di un dirigente non presente a lavoro. L’ultimo capitolo al consiglio di sabato: i sei di opposizione presentano una mozione per censurare le denunce e il comportamento di Troli ma, fra le polemiche, quando si discute del punto la seduta viene secretata, il pubblico fatto uscire; tutto perché il punto contiene fatti personali che riguardano i protagonisti della vicenda.

In mezzo all’Odissea lunga mesi sulle due questioni, poi, anche due circostanze che hanno particolarmente colpito l’opposizione. Da una parte il fatto che una delle due denunce a De Beradinis sia stata trattata da Catia Talamonti, presidente dell’Ufficio Procedimenti Disciplinari e di Picenambiente (oltre che dirigente pubblica) che per i sei di minoranza doveva astenersi in quanto la delibera compilata da De Berardinis rendeva incompatibili i due ruoli all’epoca ricoperti da Talamonti: quello di dirigente e quello di presidente di Picenambiente (clicca qui).

GIORGINI E LA ECONORD Un’altra circostanza che ha scaldato gli animi, poi, è quella riportata in estate dal consigliere regionale Peppe Giorgini, nel mezzo del ricorso presentato da Picenambiente e  dai suoi soci Econord e Deco Spa contro il Comune di San Benedetto per contrastare l’inquadramento della ditta come società a controllo pubblico, tra l’altro cliente del Comune per via di una sponsorizzazione che Econord ha concesso ponendo il suo marchio sulla brochure degli eventi estivi della città.

Oggi, poi, si consumerà l’ennesima puntata: dopo il caos sceso nelle trattative fra sindacati e Picenambiente dovuto proprio alla questione controllo pubblico, l’opposizione tornerà a parlare nel corso di una conferenza stampa convocata per le 18 in Comune: c’è da scommettere che si parlerà ancora delle questioni con cui l’opposizione si è “fissata” negli ultimi mesi.

IN SINTESI Occorre capire se l’opposizione ha preso un abbaglio, trascinando la discussione cittadina in un vicolo cieco, oppure se dietro queste polemiche ci sono questioni che andrebbero dettagliate meglio, perché i cittadini rischiano di perdere il senso complessivo dello scontro in atto. Come giornale cercheremo di fare la nostra parte.

 

 


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