SAN BENEDETTO DEL TRONTO – E’ caos fra la direzione di Picenambiente e i sindacati. Il 25 settembre si è infatti tenuto un incontro, che sembrava risolutivo, per la chiusura del contratto aziendale, i premi produzione e la stabilizzazione di numerosi lavoratori assunti a tempo determinato. All’improvviso, però, la trattativa è stata congelata dai vertici della partecipata.

“D’improvviso, come una tegola, cala sul tavolo la riserva dei vertici di Picenambiente a firmare il contratto aziendale; prima c’è da attendere la decisione del Tar Marche sulla questione controllo pubblico / privato”. Ugl venerdì ricostruiva così  le motivazioni fornite dall’Ad Leonardo Collina, per quello che per la sigla è un “impatanamento” delle trattative che getta i lavoratori nell’incertezza.

Il 16 ottobre ci sarà un nuovo incontro ma intanto oggi, 30 settembre, sono scaduti 64 contratti a tempo determinato e la ditta, che ha precisi accordi con i sindacati per la stabilizzazione di 15 persone entro il 31 dicembre 2019 (e altri ancora nel 2020 e 2021) ha proposto a decine di lavoratori (più di 30 da quanto abbiamo appreso) contratti part-time con un monte ore che passerebbe da 38 a 19 ore settimanali con operai che vedranno contributi e stipendi improvvisamente dimezzati, da 1500 a 750 euro mensili.

Molti di loro da qualche giorno sono in agitazione e pensano a manifestazioni che possano scuotere pure gli animi della politica locale, che se andiamo a vedere le motivazioni riportate da Ugl per questa “stasi” della trattativa, è in parte coinvolta visto che ancora una volta, come per il caso De Berardinis, si parla della delibera 61 del dicembre 2018, quella che inquadrava la ditta come società a controllo pubblico: votata da tutto il consiglio comunale ma mai applicata dall’amministrazione e che è costata due diffide al sindaco Piunti da parte dell’opposizione. Una delibera impugnata da Picenambiente e dai suoi soci privati che considerano la società a controllo e gestione dei privati, nonostante sia posseduta per oltre il 50% dai comuni del Piceno. Il ricorso al Tar che la partecipata dei rifiuti ha presentato, poi, è in decisione da tempi biblici: quasi 5 mesi visto che l’ultima udienza si è tenuta l’8 maggio scorso.

Nel frattempo i lavoratori si preoccupano anche del servizio. “Molti di noi dovranno firmare questo contratto ma i servizi di raccolta da fare rimangono gli stessi mentre viene diminuito il monte di ore. C’è il rischio che non riusciamo a coprire i servizi” ci dice uno di loro.

 


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