SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Libro del Sole” è il titolo dell’ultimo romanzo del giovane sambenedettese Matteo Trevisani.

La presentazione si terrà domenica 11 agosto alle ore 19.30 presso Iodio libreria bar, in via XX Settembre 19.

Di seguito riportiamo l’intervista all’autore.

“Libro del sole” è un romanzo che parla di amore e conoscenza. Che legame c’è tra questi due concetti all’interno del libro? Di cosa parla la storia?

Libro del Sole è la storia di una ricerca. Eva, giovane astronoma, è la testimone di una gigantesca aurora boreale che si estende improvvisa su Roma. Non è un evento, impossibile, è già successo altre volte, l’ultima nel 1859. Dopo l’aurora Eva si accorge che Andrea, l’unico vero amore della sua vita, è scomparso. Nasce così una ricerca misterica, dove a guidare le sorti dei protagonisti è proprio la nostra stella, il Sole e la sua attività. Ad aiutare Eva ci saranno altri due personaggi, Margherita un astronauta. Mano a mano che la ricerca va avanti Eva si rende conto che Andrea coltivava un’intera vita nascosta ai suoi occhi. Una vita fatta di antichi libri e di conoscenza segreta. Eva dovrà trasformarsi in un Orfeo femminile per raggiungere Andrea/Euridice, in un ribaltamento alchemico del mito classico. Che cosa conta più, nella vita? Amare o conoscere? Questa è la domanda che permea il libro e che ne ha guidato la scrittura.

Quando e come è nata l’idea di scrivere romanzi? In particolare, com’è nata l’idea di scrivere questo libro e in quanto tempo lo ha scritto?

Scrivere nasce sempre da un urgenza, dalla volontà di raccontare storie. Quella è la base di tutto, e poi c’è lo studio, senza cui niente davvero può essere detto. Ho cominciato molto presto, sedendo sui tavolini dei bar del centro, mentre frequentavo il liceo. Poi dopo l’università sono entrato a contatto con redazioni prestigiose e ho cominciato a scrivere su giornali e antologie. L’incontro con Atlantide è avvenuto al momento giusto, quando ero pronto per scrivere davvero un romanzo che avesse un respiro e un’ambizione più alta. Mi ero preparato a lungo per quell’incontro.

I romanzi per me sono la naturale prosecuzione della vita interiore del mondo, in quelle storie c’è tutto quello di universale riesco a recuperare dentro di me studiando. In questo senso i romanzi sono delle reti da pesca che portano in superficie ciò che si era perduto o che abbiamo dimenticato. Libro del Sole, in particolare è nato in me parecchio tempo fa. Volevo raccontare la storia di un uomo e di una donna che bruciano per quello che sanno e contemporaneamente raccontare il cielo, che è una delle mie più grandi passioni, insieme all’alchimia, la storia di come tutto può venire trasformato da un uomo o da una donna con abbastanza volontà. Lo studio è durato due anni, e la scrittura un anno intero.

Si tratta del suo secondo romanzo, dopo il primo “Libro dei fulmini”. C’è un legame tra i due racconti? Quali sono le differenze (ed eventuali analogie) tra i due scritti?

L’universo è sicuramente lo stesso: nelle prime pagine Matteo, il protagonista del Libro dei fulmini fa una specie di apparizione. Ma se nei fulmini era mia intenzione partire dalla terra, raccontare le profondità dove ogni cosa è vera, nel libro del Sole ho guardato in alto, chiedendomi che cosa ci fosse di oggettivo e di corrispondente nella dialettica tra cielo e terra. Il sole diventa così l’oro dei filosofi, la pietra filosofale. Un altro legame è sicuramente Roma, la protagonista diffusa di entrambi i libri, che riesce a essere lo scenario fantasmatico in cui tutto si muove. 

Ci sarà un terzo libro? Se sì, proseguirà con il genere del romanzo o le piacerebbe sperimentare altri generi?

Spero proprio di sì. Il prossimo libro, almeno nelle mie intenzioni (ma è un lavoro che sto ancora accarezzando, senza contorni precisi) toccherà la genetica e la genealogia. Ma è davvero troppo presto per parlarne.

 


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