In un Paese civile oggi non si parlerebbe di questa foto. Si parlerebbe di quando e come questa società abbia iniziato a fallire, se due ragazzini di 18 e 19 anni possano arrivare a commettere, a sangue freddo, il peggiore dei delitti. E dormire tranquilli dopo averlo commesso.

Si parlerebbe di dove siamo arrivati e dove stiamo andando, se un’operazione di routine possa costare assurdamente la vita ad un uomo di soli 35 anni. Nell’esercizio normale delle proprie funzioni. 

In un Paese civile basterebbero i fatti ad inorridire e scioccare il giusto, per arrivare ad una degna riflessione. E’ una questione di etica.

Ma viviamo in un Paese civile?

Di sicuro viviamo in una società in cui regna un clima di astio e fomentazione alla violenza ed alla vendetta istituzionalmente perpetrato. E così oggi, anziché riflettere sull’assurdità di fatti, discutiamo su un’immagine che con i fatti ha molto poco a che fare. Un’immagine imbarazzante quanto inutile. In cui uno dei due ragazzini di cui sopra, a testa bassa ammanettato e seduto, viene mostrato in caserma con una benda sugli occhi. Un ragazzino chino in avanti con due carabinieri ai lati circondato da monitor spenti. Una immagine che umilia chi la scatta prima ancora del soggetto fotografato, per la sua totale insensatezza. 

E non solo perché, come ci dice la legge, bendare un indagato sia reato. E quindi non ci aspettiamo che a perpetrarlo, quel reato, siano proprio le forze dell’ordine. Ma perché lo scatto e la sua condivisione, il cui unico obiettivo è quello di mostrarsi invincibili, testimoniano un clima di grida alla vendetta, che è ogni giorno più preoccupante. Un clima di ansia a farsi giustizia da sé, di desiderio di mostrarsi forti e un po’ bulli sempre e comunque. Come se questo fosse, oggi, l’unico atteggiamento che paghi. Come se fare la voce grossa sia ormai tramite di giustizia, poco conta verso chi. Perché diciamoci la verità. La vera domanda è: cosa spinge un militare nell’esercizio delle sue funzioni a cedere all’impulso di voler testimoniare un atto di umiliazione nei confronti di un indagato? Perché scattare quella foto e decidere di condividerla, se non perché si ritiene che non ci sia niente di male?

Eppure qualcosa di male c’è. Perché questa immagine ci costerà caro. Probabilmente comprometterà il processo. Forse garantirà l’estradizione ai due indagati. In ogni caso non farà luce nel modo giusto sui fatti. E tutto questo per effetto di un clima che ritengo poco sano. Ed eticamente ormai sempre più insostenibile. 

A sostegno della diffusione, in molti hanno dichiarato che non ci sia nulla di scioccante in questa foto. Paragonata alla violenza del fatto commesso dai ragazzini. Ma il punto è proprio questo. L’immagine  di per sé non è scioccante. Scioccanti sono le foto di bambini con il volto riverso sulla sabbia, dopo un naufragio. Sono le foto di famiglie intere annegate alla ricerca di libertà. Un ragazzino con una sciarpa sugli occhi non è scioccante.

Ma è imbarazzante nella sua banalità. E testimonia una superficialità dilagante nel trattare i diritti civili, che non può portate a niente di buono. Né ora né mai.  


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