UNA BRUTTA STORIA. “Salviamo il Madonna del Soccorso: con la Regione sarà guerra in tribunale”, è il titolo con il quale Carlo Fazzini ha riassunto l’incontro di ieri  del “Comitato per il no” all’ospedale di primo livello a Pagliare. Puntuale e sacrosanto come sempre il mio giornalista. Ha infatti certificato esattamente quanto è stato detto ieri sera nella cornice dello chalet “Brasil”.

Se permettete però, sentire certi discorsi mi fa venire una rabbia tremenda e spiego subito perché (sono anche costretto a mettere un ‘carico da 11’ al mio precedente DisAppunto (clicca qui) sulla sanità picena, visto che nessuno mi ha smentito pubblicamente).

Se un ‘morto’, tale è oggi l’ospedale sambenedettese, non si può salvare, è importante risalire a chi ha contribuito a farlo ‘uccidere’.

La storia è molto semplice: l’intenzione di farlo morire è nata, per volere della Regione Marche, circa 25 anni fa con l’arrivo dei cosiddetti manager. Manager che io ho spesso definito ‘sicari’ perché dovevano indorare la pillola a chi era destinato a morire.

Da soli però non ci sarebbero riusciti senza la complicità dei ‘pali’. Quello era il tempo di impedire il decadimento graduale del Madonna del Soccorso con il grido “Salviamo il Madonna del Soccorso: Con la Regione sarà guerra in tribunale”, adesso non serve più: i buoi sono scappati dalle stalle.

Perché i  politici e alcuni medici si stanno svegliando adesso e non allora?

Nel lungo periodo, dal 1990 ad oggi più o meno, i politici locali e diversi medici hanno preferito il silenzio, giustificandolo con una frase che in questo momento storico mi fa sorridere ma anche piangere di rabbia: “Sambenedettesi state tranquilli, sia il Madonna del Soccorso che l’ascolano Mazzoni saranno venduti o trasformati perché sorgerà nel frattempo l’OSPEDALE DI VALLATA che darà finalmente un nosocomio tecnologicamente in grado di limitare i viaggi verso il regionale Torrette”.

Come potete  constatare una bugia e un inganno colossale visto che, mentre il nostro ospedale ‘subiva’ l’iter prefissato, quello di Ascoli veniva attrezzato e migliorato. Talmente  tanto da diventare il riferimento di tutta la provincia, da San Benedetto ad Arquata.

La prova è semplicissima: se ogni residente della Riviera e dei territori limitrofi fa un resoconto di quante volte negli ultimi 25 anni è andato a curarsi ad Ascoli scoprirà che fino agli anni novanta non ci andava mai, adesso spesso e… malvolentieri.

Vi chiederete: perché politici e alcuni medici hanno assistito in silenzio e perché prima ritenevano buona la soluzione nell’ospedale di vallata oggi non più?

Giustamente o non giustamente, un bel po’ di parenti e amici di politici e medici hanno vinto, nell’ultimo quarto di secolo, concorsi REGIONALI per diventare in varie posizioni dipendenti del “Madonna del Soccorso”. Una combinazione? Il prezzo del silenzio? Può essere, non può essere ma a Napoli si dice anche “Ca nisciune è fesse”.

Conclusione: i politici che si mettono in gioco per interessi personali e non comunitari vanno ‘eliminati’, la mentalità italiana di pensare esclusivamente ed egoisticamente a sé stessi e non al bene comune e quindi alla professionalità e al merito va… modificata.

Mi batto da tempo per questi principi, adesso intensificherò i miei sforzi. È necessario e indispensabile un sindaco creativo, con il curriculum vitae di una persona che può essere in grado di resuscitare San Benedetto del Tronto. Troviamolo insieme.


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