SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Oggi vi raccontiamo una storia che arriva dalla Spagna ma che ha come protagonista una sambenedettese di 43 anni, Manila Malizia. La donna ci ha scritto una lettera, raccontandoci quello che le è successo, quello che sembrerebbe un caso di mala giustizia. A Manila, da quello che racconta la sambenedettese, sono state portate via le sue due figlie, affidate al padre dopo un lungo iter processuale.

Da 8 interminabili mesi sono letteralmente ‘prigioniera’ in Spagna a causa di un caso di cui sono, più che protagonista, una vera e propria vittima insieme a mia madre e alle mie figlie gemelle di 18 mesi” ci scrive Manila.

“Tutto è iniziato quando a giugno dello scorso anno ho messo fine alla relazione con il padre delle mie figlie – spagnolo –  e sono andata a vivere con le mie bambine temporaneamente in un appartamento a Madrid mentre ero ancora in maternità affinché il padre le potesse vedere” continua la donna che racconto che, un mese più tardi, secondo lei i genitori del suo ex compagno avrebbero tentanto “con la forza” ci dice, di prendere le bambine per le strade della capitale spagnola.

Manila racconta poi di essere tornata in Italia in vacanza per poi tornare a Lisbona, dove afferma di lavorare. “Due mesi dopo mi è stata notificata una denuncia per sottrazione internazionale di minore sporta dal mio ex compagno. A questa denuncia ha fatto seguito in Tribunale un vero e proprio ultimatum che mi costringeva ad accettare nell’arco di 24 ore una serie di clausole, pena il rimpatrio coatto ed immediato delle bambine in Spagna senza di me” afferma la donna che dice di aver ceduto volontariamente riportando, a novembre, le sue due figlie in Spagna.

Il primo processo per l’affidamento si è tenuto l’11 dicembre 2018 da quanto racconta la sambenedettese. “Il giudice in prima istanza ha affidato le bambine a me, tuttavia ha disposto un regime di visite al padre molto assiduo insieme alla proibizione di uscita dal territorio nazionale richiesta dal mio ex e concessa dal giudice”. Questa situazione, racconta la donna, ” mi ha costretto letteralmente in Spagna per 8 mesi duranti i quali io ho dovuto chiedere un’aspettativa dal lavoro non remunerata per poter stare con le mie figlie in Spagna, pagando però contemporaneamente due affitti a Madrid e Lisbona. “In questo tempo le mie figlie non hanno mai visto la loro famiglia in Italia” aggiunge.

Manila poi racconta tutto il suo percorso processuale che arriva al 2019,  affermando che l’assistente sociale si era espressa per una custodia in suo favore ma che, invece, la psicologa che si è avvalsa di 8 testimoni fra amici e colleghi (“ma non hanno ammesso a testimoniare mio padre e mia madre”) si era espressa per un affidamento condiviso progressivo. “Questo affidamento è però stato rigettato dal giudice” ci scrive ancora Manila “per una serie di ragioni, prima fra tutte il fatto che io vivo e lavoro a Lisbona, fatto chiaramente incompatibile con un regime di condivisione. A quel punto” continua ” la psicologa del Tribunale si è espressa (“ha rilanciato in maniera estemporanea” scrive Manila) per un affidamento al padre”.

“Dopo essere stati citati in giudizio per l’ultima volta il 3 aprile 2019 per ascoltare le dichiarazioni dell’assistente sociale, il giudice decide che, data la complessità del caso le conclusioni finali dovevano essere per iscritto invece che orali. La legge prevede 5 giorni utili a disposizione di ciascuna delle parti in causa, a partire dal Ministero Fiscale (organo costituzionale previsto dall’ordinamento spagnolo con i compiti, fra gli altri, di vigilare sull’indipendenza dei tribunali giustizia ndr). Le conclusioni di quest’ultima escono dopo 23 giorni” continua la donna nella sua lettera che parla di “una risoluzione del Ministero Fiscale che raccomanda un affidamento condiviso a condizione che io rimanga in Spagna nonostante la mia azienda mi avesse inviato tempo addietro, dietro esplicita richiesta del Tribunale, una dichiarazione che dice chiaramente che il mio posto di lavoro è in Portogallo dove devo prestare servizio pena il licenziamento per giusta causa. La Fiscale aggiunge che, qualora io tornassi a Lisbona, la custodia andrebbe al padre”.

Il 20 maggio vengono depositate le conclusioni dell’avvocato della donna  e lo scorso 21 giugno viene emessa una sentenza che “mi strappa dalle mani il giorno stesso due bambine di appena 18 mesi che sono state con me e mia madre dal giorno in cui sono nate ed attribuisce un affidamento esclusivo al padre”. La donna definisce “vergognoso” quello che le è successo aggiungendo che la sentenza contrasterebbe “con le osservazioni fatte in seno di giudizio. Vi chiedo di rendere pubblico quello che mi è successo” ci chiede infine Manila: “Questa vicenda sta avendo conseguenze devastanti sulle mie figlie”.

 


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