SAN BENEDETTO DEL TRONTO – E’ arrivata l’estate dopo un maggio surreale, quasi invernale: i turisti cominciano ad affollare le spiagge della costa picena e nelle prossime settimane si attende un flusso maggiore.

Con la stagione estiva tornano a popolarsi centro e lungomare. E arrivano le prime “lamentele” per comportamenti non idonei da parte di alcuni individui.

Nel fine settimana da poco passato, residenti del centro sambenedettese hanno segnalato schiamazzi e atti vandalici ai danni di alcune auto parcheggiate. Episodi accaduti in tarda nottata. “Notte da incubo” era la frase più in vista nelle locandine delle edicole il giorno dopo.

Un “problema” che si ripresenta, puntualmente, ogni estate nonostante provvedimenti e ordinanze emesse negli anni dalle varie amministrazioni. Cittadini e Comitati di Quartiere che lamentano situazioni “anomale”.

C’è chi ha fatto anche un video, lo scorso fine settimana, pubblicato e poi rimosso sui Social, per mettere alla “gogna mediatica” i ragazzi della cosiddetta “Movida”. Per onor di cronaca, nel filmato non c’era nulla di così scandaloso, persone semplicemente a parlare tra di loro anche se in ora tarda ma ricordiamoci che era un sabato. Purtroppo nella società moderna, anche per colpa di certa politica che fa talvolta da cattivo esempio, invece di segnalare agli enti preposti le problematiche si pensa prima a “informare” il popolo del Web rischiando però di incappare in granchi.

E’ giusto che i cittadini si lamentino per il comportamento non idoneo di qualche “imbecille”, lo schiamazzo molesto e il vandalismo non deve essere mai tollerato e accettato. Ma non facciamo di tutta l’erba un fascio.

Il problema, a parere di molti, è l’abuso di alcool che i giovani farebbero ogni fine settimana. Lo scorso anno l’amministrazione comunale ha emesso l’ordinanza “Buona Movida”. Regole “atte a prevenire e contrastare il degrado e a tutelare la sicurezza e l’incolumità pubblica, con procedimento sanzionatorio in materia di inquinamento acustico”.

Misure per locali e avventori con divieto di vendita e consumo di bevande alcoliche dalle 24 alle 6 e il controllo di un possibile inquinamento acustico per locali con conseguenti sanzioni per le trasgressioni. Un’ordinanza che dovrebbe essere rinnovata anche per quest’estate, a breve. Tutto diciamo giusto e anche abbastanza logico.

Però si è pensato proprio a tutto? Io ho quasi 33 anni e circa quindici anni fa, quando ero adolescente e neomaggiorenne, ricordo che la “Movida” era incentrata sul lungomare di Porto d’Ascoli. Chalet e stabilimenti balneari che facevano intrattenimento di vario genere e una folla, formata da giovani e famiglie, era riversata sul litorale fino a tarda nottata nei fine settimana. Tanti chalet ti davano la possibilità di ballare a pochi passi dalla spiaggia per quasi tutta la notte. Il centro era “immacolato”: luogo di aperitivi e cene ma la nottata poi si passava, appunto, altrove.

Da quello che mi ricordo, potrei però sbagliarmi, gli alberghi presenti a Porto d’Ascoli si lamentarono dell’eccessivo “rumore”: gli albergatori volevano tutelare i propri clienti e ospiti. E la “Movida” a Porto d’Ascoli venne spenta. Attualmente la gente va nel versante sud per cenare negli stabilimenti e nei locali presenti ma poi per il dopocena, la maggior parte, si reca altrove.

Restavano le discoteche. Ma lentamente anche quelle cominciarono ad essere “neutralizzate”. Ne parlammo qualche mese fa con Gino Palestini narrando del “Nanà, la Collina in Libertà”. Nell’articolo pubblicato ad inizio aprile, Palestini affermava: “Era, ed è stato, difficile continuare con l’attività per sanzioni troppo dure che dal punto di vista economico ci costavano davvero molto e scoraggiavano ad andare avanti. Ho sempre pensato che spegnere la musica non serva a nulla. Anzi, ti crea più disagi perché poi alcuni giovani, non sapendo cosa fare e dove andare, commettono danni al decoro urbano e comportamenti non idonei. Giusto preservare la città da abuso di alcool e altro ma per limitare ciò non bisogna solo distruggere“.

Sempre Gino Palestini, in quel pezzo, affermava un pensiero che è condiviso da molti: “Eravamo, come altre discoteche fuori città, dei veri e propri contenitori che salvavano i centri abitati. Ora il problema è diventato il centro poiché ‘sovraccarico’ a causa della nascita di molti locali ma in passato ci si lamentava dell’assenza e si contestavano le discoteche. Paradossale”.

Il centro, già. Quel centro a San Benedetto che ha visto la nascita di molte attività, spesso realizzate da giovani imprenditori di talento, tanto acclamate prima e ora quasi disprezzate perché ritenute colpevoli della cosiddetta “Movida” molesta. Una considerazione a mio parere sbagliata. Bisogna fare distinzione tra le “mele marce” e da chi fa, invece, sacrifici seri dal punto di vista economico per dare il proprio contributo alla collettività. Non bisogna, ripeto, fare di tutta l’erba un fascio. Gli stessi titolari delle attività mettono molto spesso la propria faccia per contrastare i maleducati e gli incivili.

Il problema, a mio parere, è che forse si è pensato semplicemente a “spegnere” e a sanzionare. Non è stato dato al giovane un luogo idoneo dove poter passare in tranquillità un sabato sera. Con limitazioni ai locali sul lungomare per la musica e le discoteche chiuse, il centro rimane l’unico vero luogo di aggregazione di massa. E ciò comporta, per forza di cose, un sovraffollamento in una zona abitata e talvolta il comportamento inaccettabile di qualche scellerato. E quando si esagera i responsabili, ovviamente, devono essere beccati e puniti.

Sono stato ad inizio giugno a Rimini e mi ha colpito vedere la “Movida” sul lungomare. Tantissime persone sui locali del litorale nonostante la presenza degli alberghi. Una folla su un unico punto della città, monitorato ovviamente dalle Forze dell’Ordine, che ballava fino a tarda nottata nei locali presenti. Perché non ripetere tutto ciò a San Benedetto? C’è già un contesto del genere a nord del lungomare riqualificato, il mio auspicio è che possa poi essere allungato agli altri stabilimenti dopo il completo (e benedetto) restyling del litorale che speriamo avvenga il più presto possibile. Tutto ciò darebbe respiro al centro abitato.

Mi sento dire: “Eh, ma i locali sul lungomare e le discoteche fuori città causerebbero complicanze alla viabilità con gente ubriaca al volante e pericolosa per la circolazione”. Io rispondo, invece, che oggi rispetto alla mia adolescenza, per fortuna, i controlli sono più intensi e rigidi sia sulle strade sia nei locali con una prevenzione efficace che ha portato alla diminuzione di certi vili e tristi episodi.

Per questo chiedo al Comune, ai cittadini e ai Comitati di Quartieri di organizzare incontri anche su come, e dove, il “giovane” dovrebbe passare una serata di svago e sano divertimento in Riviera e non solo come reprimere.

Bisogna punire i responsabili, le “mele marce” che arrecano danni al decoro urbano e non solo, questo è ovvio. Ma alla repressione aggiungiamo anche l’integrazione aperta alla (grande) parte sana. Non si pensi soltanto al consenso e al timore di perderlo. In politica e nel sociale bisogna anche essere coraggiosi e innovativi. Il “popolo” se lo ricorderà.


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