SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Due piccole code un po’ vivaci al termine della perfetta serata d’altro canto, organizzata dall’associazione “I luoghi della scrittura” alla Palazzina Azzurra di San Benedetto e coordinata da Mimmo Minuto con i cinque pretendenti al Premio Strega 2019.

Grande folla in Palazzina con posti tutti occupati e tanti che sono comunque rimasti in piedi per ascoltare la cinquina: Benedetta Cibrario con “Il rumore del mondo”, Claudia Durastanti con “La straniera”, Marco Missiroli con “Fedeltà”, Antonio Scurati con “Il figlio del secolo”, Nadia Terranova con “Addio fantasmi”.

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Dopo le risposte degli autori alle domande di Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Bellonci, curatrice del Premio Strega, il finale ha riservato alcuni momenti un po’ caldi, e non ci riferiamo alla temperatura serale tipicamente estiva.

Proprio Missiroli, parlando del suo libro, ha citato, per contrasto, James Joyce: “Si può dire? Che palle, Joyce”. Alla fine delle presentazioni c’è stato il consueto spazio per le domande dei presenti, e il primo ad intervenire è stato Filippo Massacci, persona molto conosciuta nell’ambiente letterario locale, il quale ha difeso Joyce (spesso Massacci ha organizzato anche incontri di approfondimento sullo scrittore irlandese): “Oggi, 16 giugno, è il Bloom’s Day e proprio quest’anno, finalmente dopo 70 anni dalla sua pubblicazione, è stato tradotto in italiano un altro capolavoro di Joyce, The Finnegans Wake. Ma  non è serio ridurre Joyce al solo Ulisse. Se prendiamo la raccolta di racconti The Dubliners ci sono delle vette altissime e l’ultima pagina di The Dead è uno dei vertici poetici assoluti della letteratura di ogni tempo”.

Il pubblico alla Palazzina per il Premio Strega. Al centro si riconosce Filippo Massacci

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Al che Missiroli ha poi replicato: “La letteratura e l’arte sono soggettività. Mia madre mi metteva sempre sul comodino Italo Calvino, ma io non riuscivo a leggerlo e lei scherzava: Se non leggi Calvino allora non sei mio figlio. Poi a 25 anni ho superato il trauma di Calvino e se vuole ci scambiamo la mail e le dico quando mi è nato il trauma di Joyce”.

Ma non è finita qui. Alle tre donne della cinquina è stato fatto dono, dalla società cooperativa La Fabbrica dei Fiori, di un vasetto con dei fiori. Al che i due uomini, Scurati e Missiroli, hanno scherzato dicendo che volevano anche loro il vaso con i fiori. Gli organizzatori, di rimando, hanno promesso di ricompensarli con una bottiglia di Caffè del Marinaio, liquore tipico sambenedettese. Claudia Durastanti un po’ ripiccata pur sempre col sorriso sulle labbra, a quel punto ha aggiunto: “Alle donne i fiori e agli uomini da bere: io direi che è bene finirla con questo sessismo”.

E Premio Strega sia.


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