SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Rosaria Falco, consigliera comunale d’opposizione, ieri pomeriggio è stata sentita dalla disciplinare del comune di San Benedetto come persona informata dei fatti circa l’unico procedimento disciplinare rimasto in piedi contro Roberto De Berardinis, il dirigente degli Affari Generali colpito negli ultimi mesi da due denunce anonime (ma pare partite da un consigliere comunale di maggioranza).

La prima azione contro De Berardinis si è conclusa con una semplice sospensione di 60 giorni con l’avvocato che da quattro giorni è tornato a lavorare. Resta però il secondo caso, legato proprio alla Falco.

Cosa contesta la disciplinare stavolta al dirigente? Il fatto, denunciato un’altra volta anonimamente, risale allo scorso 6 febbraio quando al Tar si è celebrata la prima udienza relativa al ricorso di Picenambiente contro il Comune di San Benedetto con la partecipata che vuole l’annullamento della delibera sul controllo pubblico compilata tecnicamente proprio da De Berardinis prima di essere votata a dicembre dal consiglio comunale all’unanimità. La contestazione consiste nel fatto che De Berardinis avrebbe mandato prima alla Falco che al sindaco Piunti la relazione sull’udienza firmata dall’avvocato incaricato da Viale De Gasperi Alessandro Lucchetti.

Su come sono andati i fatti è stata sentita Rosaria Falco: “Da quello che mi ha detto De Berardinis, e l’ho riferito alla disciplinare” dice alla nostra redazione Rosaria Falco “Piunti aveva chiesto che non gli venisse mandata quella relazione, aveva chiesto di inviarla solo a De Berardinis. Il dirigente però la sera del 6 febbraio quel documento che raccontava lo svolgimento dell’udienza sulla sua casella mail ancora non ce l’aveva (l’avrebbe ottenuta l’8 febbraio) e appena l’ha ricevuta l’ha girata sia alla segreteria del sindaco che a me” chiosa Falco che ci racconta quanto testimoniato davanti all’Udp.

Un’ulteriore contestazione a De Berardinis consiste nel fatto che quella mail mandata a Falco (e a Piunti da quanto riferisce la consigliera) contenesse le strategie difensive del Comune. “Non c’era nessuna rivelazione di strategie difensive in quelle carte” riferisce Falco “e se ci fossero state De Berardinis le avrebbe di certo sbianchettate, oscurate”.

Ma al di là di tutto, Rosaria Falco poteva accedere a quelle informazioni? Per risolvere il questi ci viene innanzitutto incontro il Tuel, il testo unico degli enti locali, una legge dello stato. All’articolo 43 comma 2 dice testualmente: “I consiglieri comunali hanno diritto di ottenere dagli uffici, rispettivamente, del comune e della provincia, nonché dalle loro aziende ed enti dipendenti, tutte le notizie e le informazioni in loro possesso, utili all’espletamento del proprio mandato”. 

Ci sono poi una serie di sentenze, che recentemente ha prodotto anche l’avvocato di De Berardinis Christian Lucidi davanti all’Udp, che aiutano a capire meglio. C’è in particolare una sentenza del 2005 del Consiglio di Stato che definirebbe il diritto di accesso dei consiglieri in una forma più ampia rispetto al diritto che hanno i semplici cittadini alla luce del compito di un consigliere, quello di controllare l’azione politico-amministrativa dell’ente.

C’è poi un’altra decisione del Consiglio di Stato, risalente al 2004 che riguarda, come nel caso della relazione sul ricorso al Tar di Picenambiente, l’accesso ai documenti dell’Avvocatura dello Stato che in alcuni casi regolamentati sono sottratti al diritto di accesso. Ebbene questa sentenza, che riporta lo stesso Lucidi nelle memorie difensive pro De Berardinis,  dice che tali limitazioni “non si possono applicare ai consiglieri comunali che in veste di membri dell’organo supremo dell’ente (il consiglio) hanno diritto ad accedere anche ai documenti relativi a vertenze giudiziali (e pure ai pareri) in cui il Comune è coinvolto”. Proprio per poter esercitare l’azione di controllo che rientra nei doveri del consigliere.

 

 

 


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