SAN BENEDETTO DEL TRONTO – E’ esploso in questi giorni il “caso” legato alla gestione del Riviera Delle Palme. Il consigliere comunale d’opposizione Bruno Gabrielli ha annunciato di aver presentato un esposto a Procura, Corte dei Conti e Guardia di Finanza: per Gabrielli, infatti, il percorso finora seguito dal Comune per la concessione della struttura alla Samb non sarebbe stato del tutto lineare. “La legge dice che in questi casi va fatto un bando pubblico” ha detto ai nostri microfoni ieri l’ex esponente di Forza Italia “gli atti fatti finora li considero, dal 2017, tutti affidamenti diretti”.

Un bando in ogni caso il Comune ha in programma di emetterlo entro l’estate (l’azione di Gabrielli, semmai, è tesa a verificare la regolarità di quanto fatto finora), quando, il 31 agosto, scadrà l’attuale convenzione fra Viale De Gasperi e club di Fedeli.  Ovviamente la questione si lega per forza alla gestione societaria della Sambenedettese Calcio: appare chiaro che, visto che lo stadio è utilizzato quasi al 100% per le partite della società rossoblu, al bando dovrebbe rispondere la proprietà della Samb. A meno non sia un soggetto esterno a rispondere per poi concedere l’affitto alla Samb, un po’ come è successo per anni al “Bonolis” di Teramo, di proprietà dell’imprenditore Sabatino Cantagalli a cui il presidente Campitelli pagava un canone.

La questione però non è così semplice: Franco Fedeli non sembra sicuro di restare in sella e le sue intenzioni potrebbero cozzare con quelle del Comune che intende emettere un bando (la bozza c’è già) quinquiennale per la gestione del Riviera.

Ma nelle realtà a noi vicine, Teramo a parte, che succede?

IL CASO ASCOLI. Partiamo da Ascoli, dove a settembre 2017 la Giunta Castelli ha approvato una convenzione (con l’allora proprietà legata a Bellini ndr) in cui il Comune, come corrispettivo per la gestione del Del Duca, chiedeva il completamento dei lavori a carico della società. Quell’accordo scade a giugno 2019 e il Comune di Ascoli a febbraio ha pubblicato un avviso esplorativo per la gestione quinquiennale dell’impianto, avviso che scadeva il 26 febbraio. Per gestire lo stadio l’Arengo chiede un canone annuo di 120 mila euro (oltre a una serie di oneri per la gestione straordinaria della struttura) dando in cambio a chi si aggiudicherà il bando il bar, la pubblicità e la gestione di una serie di locali ricavati all’interno del Del Duca stesso. Il bando, tra l’altro, ha previsto una clausola nel caso in cui a rispondere all’avviso sia un soggetto diverso dall’Ascoli: il gestore in quel caso dovrà pagare 50 mila euro in più legati proprio ai lavori sulla copertura dello stadio che furono pagati dall’Ascoli di Bellini col Comune che in quel caso dovrebbe riacquisire la proprietà del manufatto.

COME FUNZIONA A FERMO? Abbiamo anche visto quello che succede a Fermo per la gestione del “Bruno Recchioni”. In questo caso abbiamo parlato con Saturnino Di Ruscio, ex sindaco della città e ora dirigente proprio del settore Sport.  ” A Fermo la gestione è stata concessa attraverso gara pubblica, recentemente chiusa, a cui ha risposto solo la Fermana” ci dice.

E prima come funzionava?

“Prima del bando, che si è chiuso recentemente, avevamo emesso un altro bando nel 2015, sempre quinquiennale, che è scaduto ora nel 2019” risponde sempre Di Ruscio.

Noi siamo riusciti anche ad accedere agli atti della concessione del Recchioni (puoi leggere il documento qui sotto). Dai documenti si legge come per il quinquennio 2019-2023 effettivamente la Fermana riceve dal Comune una cifra di 52.600 euro all’anno come corrispettivo dal Comune per la gestione a cui se ne aggiungono altri 4.500 spalmati in cinque anni come contributo per la gestione dei campi di allenamento “Cops”, pure loro oggetto del bando.  “Ma il Comune di Fermo non pensa a nulla” ci dice sempre Di Ruscio “tutta la manutenzione la fa la società”.

 


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