SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Una volta andava di moda il retroscena. Il commento politico cercava di trovare tra le pieghe del tanto detto e del molto non detto, specialmente a microfoni spenti o a taccuini chiusi, con la classica formula “te lo dico ma smentisco se trovo il mio nome”, quella verità che non trapelava dalle cronache ufficiali.

Adesso è tutto molto più facile, o più difficile. Prendiamo la migrazione di massa annunciata ieri, dalle liste civiche SiAmo San Benedetto e San Benedetto Protagonista a Fratelli d’Italia: un vicesindaco, Andrea Assenti, un presidente del Consiglio Comunale, Giovanni Chiarini, un vivace consigliere comunale già apprezzato presidente di quartiere, Pierfrancesco Troli, e una carneade di cui fino ad ora non si ricordano dichiarazioni in Consiglio Comunale, Antonella Croci.

Troli e Chiarini giustificano il passaggio come una sorta di ritorno all’ovile, essendo stati in passato tesserati con Alleanza Nazionale, di cui Fratelli d’Italia è una sorta di erede con minori tentazioni centriste. Andrea Assenti, invece, ha alle spalle una lunga militanza in Forza Italia, abbandonata poco prima delle elezioni del 2016 per dar vita appunto a “SiAmo San Benedetto”.

Ora tra il partito conservatore-liberale di Berlusconi e quello tutto-destra di Meloni qualche differenza programmatica la si nota. Ed è vero che Forza Italia resta al momento appesa alla capacità di mobilitazione del Cavaliere, mentre Meloni è una quarantenne di lunga militanza politica ma anche di speranzoso avvenire. Ma appunto il retroscenista non ha possibilità di grandi commenti, se la motivazione addotta per questo passaggio non è una idealità forse repressa negli anni azzurri per approdare adesso a sfumature più nere.

No, il motivo è semplicemente la preparazione delle elezioni regionali 2020, dove Fratelli d’Italia cercherà di ottenere un seggio magari nel Piceno e dove Assenti dovrebbe essere il candidato di punta, forte della carica di vicesindaco a San Benedetto.

Non che motivazioni del genere non ci siano mai state nella politica, nazionale o locale. Ma almeno, in facciata, venivano poste in secondo piano rispetto alle motivazioni ideali che una scelta politica così netta porta con sé. Adesso te lo dicono in faccia, alla faccia (scusate il gioco di parole) del retroscena.

La cosa non desta più scandalo, ma forse esageriamo nei termini. Neppure sorpresa. Non ci si sconvolge che in questi anni il Movimento Cinque Stelle abbia ingrossato i consensi proprio sulla base di questo disgusto diffuso tra i cittadini (che poi lo scontro con la realtà stia obbligando i grillini a giochetti identici è un altro discorso).

 


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