Buoni a nulla ma capaci di tutto.

Tonino Capriotti, consigliere comunale del Pd, interviene sulla questione stadio.

“Il problema non è il Riviera delle Palme ma la gestione dei beni pubblici. Dovremmo essere ancora in uno stato di diritto ed una buona Amministrazione dovrebbe applicare le norme in modo equo. Invece assistiamo ad una specie di delirio di onnipotenza, dove situazioni analoghe vengono trattate secondo il “faccio come mi pare”. Sulla stampa abbiamo letto dichiarazioni imbarazzanti e scomposte sull’argomento da parte di personaggi anonimi identificati con il nome “uffici”. Alla domanda: chi l’ha detto? Chi sono questi uffici? Ha risposto il silenzio, come troppo spesso sta accadendo. Nessuno ha parlato, allora mi chiedo: perché la giornalista lo ha scritto? Mi aspetto una smentita che non arriverà”.

“Nel frattempo questo delirio continua. E così mentre nei confronti dei beni del comune più piccoli, il “Pino bar” ad esempio, parte un bando pubblico, riguardo a strutture più importanti e più difficili da gestire come il Riviera, questa Amministrazione si impantana inanellando una serie di proroghe e rinvii da far tremare i polsi anche ai più audaci. Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino. Dopo 3 rinvii ed una serie di solleciti andati a vuoto qualcuno decide l’ennesima proroga. Viene addirittura convocata a sorpresa la conferenza dei Capigruppo; anche qui non si sa chi l’ha deciso, per politicizzare una decisione amministrativa apparsa ai più sbagliata. Invece di revocare in autotutela la proroga della gestione concessa alla Samb ed assumerla in capo al sindaco, cosa del tutto normale e nemmeno troppo costosa, si decide di buttarla in “cagnara” cercando di far apparire la minoranza nemica della Samb. Cioè, chi chiede al comune di rispettare la legge sarebbe contro la Samb: ennesima assurdità di pseudo amministratori guidati da personaggetti che in genere si trincerano dietro ad alcuni kamikaze senza pudore. Ecco allora il richiamo al grande Leo Longanesi che trattando con personaggi della prima metà del 1900 li definì “Buoni a nulla ma capaci di tutto”. Ai nostri dico “Ormai la misura è colma”.


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