SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La notizia è questa: la Lega di Serie C impone alle squadre partecipanti al prossimo torneo, campionato 2019-20, di installare i seggiolini con schienale nei settori di tribuna e distinti. Per San Benedetto il conto sarà salatissimo, considerando la grande dimensione soprattutto della tribuna: 320 mila euro.

Nonostante il tentativo dei quattro sindaci marchigiani con squadre in Serie C di opporsi (oltre San Benedetto, Fermo, Fano e Pesaro), la Lega è inamovibile. La questione dunque arriva in Consiglio Comunale e con urgenza, perché il progetto di impianto dei seggiolini va presentato entro il 24 giugno. In caso contrario si rischia di non disputare il prossimo campionato o, quanto meno di non disputarlo nell’impianto cittadino.

Altra soluzione sarebbe quella di chiudere i due settori e aprire soltanto le due curve (quindi meno di 2500 spettatori per il pubblico di casa) oppure, come sostiene qualche consigliere di minoranza, chiudere il settore distinti, per dimezzare la spesa.

In consiglio però la minoranza vota contraria, anche se qualcuno inizialmente voleva astenersi. Il voto contrario ha anche ricadute politiche, perché per alcuni oppositori sono le parole del sindaco Piunti a determinare la netta contrarietà. Ma al netto di questo aspetto, restano alcune questioni da approfondire.

Gli oppositori sostengono che sarebbe meglio destinare 320 mila euro ad iniziative sociali o comunque direttamente utili ai cittadini piuttosto che spenderli per un abbellimento estetico di dubbio valore come i seggiolini. A rigor di logica il ragionamento non fa una piega, oltretutto la tribuna è già dotata di sedute ma i seggiolini del settore centrale non sarebbero a norma secondo le richieste della Lega, mentre il settore laterale ha soltanto le sedute senza schienale. Tutto da rifare.

Se la logica di chi si oppone è lineare, questo non basta a dire no. Perché se così fosse, ciò significherebbe cancellare il calcio da San Benedetto. Nessuno iscriverebbe il club in Serie C pensando di avere una perdita secca sugli incassi senza poter sfruttare eventi in grado di richiamare un pubblico più vasto (nelle due partite play off si giunse quasi a 20 mila spettatori complessivi) o anche di sfruttare il Riviera per eventuali amichevoli estive (il che è sempre più difficile ma il colpaccio è riuscito due anni fa con Inter-Villareal, registrando il tutto esaurito e quasi 15 mila spettatori).

Il problema è quello che vuole la Lega, non quello che è costretta a fare l’Amministrazione Comunale. Nessun sindaco di San Benedetto potrà mai decidere di chiudere lo stadio e di assumersi la responsabilità di cancellare la Samb dal calcio professionistico. Infliggendo un danno non solo alla passione – il che è un dato soggettivo – ma persino all’economia cittadina.

Forse l’opposizione avrebbe fatto meglio a convergere su alcune posizioni della maggioranza cercando di ridurre l’impatto delle richieste della Lega: cercando di frazionare la spesa in più stagioni, sottoscrivendo un documento condiviso anche con le altre città in dissociazione dalla Lega e per aprire un tavolo di coordinamento futuro sulle decisioni che la Lega non può prendere in autonomia pesando sulle casse comunali, o altro ancora.

Così facendo invece i consiglieri di opposizione rischiano di passare come coloro che avrebbero voluto chiudere il Riviera delle Palme alla Samb.

 


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