SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il 23 marzo, durante la riunione del consiglio comunale, ne aveva parlato anche Bruno Gabrielli (clicca qui). Stiamo parlando del Centro Agroalimentare che, secondo un parere recente emesso dal Ministero dell’Economia e delle Finanze(Mef), rientra nella legge Madia ed è quindi una società da riportare sotto il controllo pubblico.

La questione è stata portata a galla dal consigliere ex Forza Italia (ora all’opposizione) per evidenziare le differenze con quanto sta accadendo con Picenambiente, dichiarata pure lei a controllo pubblico, stavolta da una votazione unanime del consiglio comunale di San Benedetto a dicembre, ma con l’azienda (e i suoi soci privati) che si è opposta facendo ricorso al Tar per l’annullamento dell’atto del consiglio.

Per capire meglio la questione Riviera Oggi ha deciso di sentire al telefono Francesca Perotti che, dalla fine del 2017, è l’Amministratore Delegato del Centro Agroalimentare. “Abbiamo ricevuto questa Pec dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, una risposta a un quesito che noi stessi abbiamo posto sul controllo pubblico e l’assoggettamento del Caap alla legge Madia” ci dice la Perotti. “Dal momento in cui abbiamo ricevuto questa comunicazione è palese che il Mef dice che rientriamo nella Madia”.

Alla società è stato comunicato che rientra, nonostante si classifichi  da statuto (come Picenambiente) quale società privata a maggioranza di capitale pubblico, proprio nell’ambito di applicazione del Tusp. Si tratta del testo unico sulle società partecipate del 2016 che opera un riordino della previgente disciplina di settore, in attuazione delle delega prevista, dal 2015, proprio dalla cosiddetta “Legge Madia”.

Francesca Perotti, infine, è chiara sulle prossime mosse che dovrà fare la società: “Dovremo convocare al più presto possibile l’assemblea dei soci per adeguarci alla Madia perché c’è da cambiare lo Statuto oltre a tutta un’altra serie di procedure”.

 

 

 

 


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