SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ci siamo occupati spesso, criticamente, del progetto di riqualificazione del lungomare nord perché l’investimento (alcuni milioni di euro) non ha l’ambizione di ripensare ad una fruizione di San Benedetto diversa rispetto a quella della seconda metà del Novecento.

Ci rivolgiamo, dunque, non tanto a questa amministrazione, la quale ha dichiarato di voler continuare nell’errore della precedente, ovvero una semplice modifica dell’arredo urbano. Ma a quelle che verranno, magari nei prossimi Anni Trenta del Duemila, quando l’opera pensata inizialmente dall’ingegner Onorati avrà raggiunto il secolo di vita.

Prendiamo spunto dai suggerimenti che anche in queste pagine hanno fatto alcuni architetti e urbanisti, ovvero il ripensamento della fruizione di parte di lungomare per fare di San Benedetto una città proiettata nel 2050: ovvero eco-sostenibilità, spazi ciclopedonabili, nel connubio indispensabile a questa città, ovvero urbanizzazione, servizi ma anche natura. Non è infatti pensabile né trasformare San Benedetto in un atollo delle Maldive, ma neppure consegnare tutta la città al metallo, alla gomma e agli scarichi e rumori stradali.

Abbiamo già fatto riferimento al progetto, non raccolto dall’Amministrazione Gaspari proprio per incapacità di pensare interamente il futuro, realizzato da Farnush Davarnapah, purtroppo recentemente e prematuramente scomparso, di avere una corsia est permanentemente fruibile dal passeggio ciclopedonale col traffico a doppia corsia sulla corsia ovest. Cosa per altro fatta da Grottammare senza problemi e con spazi molto inferiori.

Qui i motivi per cui questa soluzione sarebbe ottimale per San Benedetto.

Ma ci sarebbe di più. San Benedetto deve decidere se avere un fronte marino interamente ciclopedonale dalla Rotonda Salvo D’Acquisto di Porto d’Ascoli fino alla punta del Molo Sud e fino al Faro. Secondo alcuni urbanisti, sarebbe necessario riaprire al traffico viale Buozzi, che oggi è oggettivamente deserta per gran parte del tempo, come testimonia questa nostra foto scattata a ridosso del Natale, periodo di massimo afflusso nel centro cittadino.

L'immagine può contenere: albero, notte, cielo e spazio all'aperto

Dunque, secondo taluni viale Buozzi andrebbe riaperta al traffico veicolare per unire il lungomare di San Benedetto a quello di Grottammare in vista anche della riqualificazione della zona Ballarin. Il che garantirebbe anche di avere cento e più parcheggi. Se questa ipotesi venisse troppo contrastata, c’è anche quella di aprire la parallela Viale Marinai d’Italia (dove sono ora le bancarelle).

Ad ogni modo questa decisione consentirebbe di pedonalizzare tutto il waterfront tra il Monumento al Pescatore e il Faro, con una passeggiata con pochi eguali in Italia. Non ci sarebbero problemi per giochi, manifestazioni, serate, concerti.

Cinque chilometri e quattrocento metri è il palco marino che San Benedetto potrebbe aprire collegando la rotonda di Porto d’Ascoli fino alla punta del Molo Sud. Sei chilometri se consideriamo tutta l’area che arriva al Faro.

 


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