SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’Italia è un paese troppo vario per essere rappresentato da brevi e facili definizioni. Occorre scoprirlo tra mari e monti, pianure e valli, laghi e fiumi, coste e isole, borghi e città. Occorre percorrerlo, a piedi, in bicicletta, in barca, in treno. Tra Courmayeur e Santa Maria di Leuca, a dispetto della globalizzazione e della banalizzazione dei social, gli italiani conservano nei loro territori di vita e di lavoro, linguaggio, abitudini, mentalità, alimentazione, stili di vita sempre diversi.

Tutte le puntate della serie hanno in comune uno sguardo “Di là dal fiume e tra gli alberi” (dal libro di Hemingway “Across the river and Into the trees”) , metafora del saper viaggiare tra il genere umano, guardando oltre le apparenze, scovando il “nascosto”, non fermandosi alla prima osteria, ma muovendosi costantemente alla scoperta dell’identità di un territorio, della sua anima. Uno sguardo curioso quindi, a tratti impertinente, ironico e disincantato, ma sempre rispettoso dell’identità, del pensiero e della cultura degli abitanti.

La puntata in onda il 17 marzo è stata diretta da Luigi Maria Perotti ed è dedicata al porto di San Benedetto del Tronto. A differenza delle altre puntate della serie, questo è l’unico documentario in cui il regista  viaggiatore ci racconta un posto che conosce bene, perché nella città marchigiana è nato e cresciuto.

Il porto di San Benedetto non nasce in una insenatura naturale. In questa parte dell’Adriatico il fondale è sabbioso e la linea di costa scorre parallela al mare dal monte Conero fino in Puglia. La sua costruzione è andata di pari passo con lo sviluppo della città marchigiana, in parte edificata proprio sulla porzione di terra che i due moli hanno strappato al mare. Per i sambenedettesi è dunque il luogo in cui tutto ebbe inizio, trasformando un piccolo castello sulla sabbia, in quello che per anni è stato il principale porto peschereccio d’Italia.

Visti dall’alto, i possenti moli che lo circoscrivono sembrano due gigantesche braccia pronte ad accogliere. Le persone che hanno deciso di vivere al suo interno sono molto diverse tra loro ma tutte accomunate da un amore viscerale nei confronti del mare. Dai pescatori che ogni notte escono dal porto per gettare le reti al largo, alle loro donne, madri, mogli e figlie che ogni mattina li aspettano per trasformare il pesce nel pane quotidiano, agli artisti che muniti di scalpello, forgiano i massi del molo sud.

In un secolo di storia, il porto è stato ampliato più volte, bombardato e ricostruito. Da qui sono partiti i primi pescherecci a motore d’Italia e negli anni 70 è stato teatro degli scontri per le prime rivendicazioni lavorative nel settore della pesca. Negli ultimi 20 anni,  la crisi della pesca e la dismissione di quasi la metà della flotta, ha spinto l’area portuale a cercare una riconversione non ancora completamente riuscita. Nonostante le difficoltà, qui nascono delle iniziative che potrebbero rappresentare il futuro della pesca industriale italiana.

I protagonisti della puntata sono: lo storico Giuseppe Merlini che racconta come la creazione del porto abbia in cambiato la mentalità dei sambenedettesi, trasformandoli da contadini a uomini di mare, Augusto Torquati, Roberta Ricci, Sofia Paolini ed Elsa Merlini che raccontano il funzionamento del mercato ittico, l’ing Stefano Novelli autore di un libro sulla storia del porto, il performer Gianni Schiuma, Zeno Rossi e Laura Alesi ed il loro progetto di vendere esche di mare nei distributori automatici, Fabrizio Mariani e Giuseppe Straccia che raccontano il Museo del Mare sul molo sud, il ristoratore Roberto Carminucci, il velista Antonio Nardini, l’istruttore di vela Romolo Emiliani, Giorgio Brancatelli e Andrea Beitone che hanno deciso di trasformare un vecchio chiosco in un’attività commerciale all’interno del porto, il comandante della capitaneria Mauro Colarossi e il pescatore Pietro Ricci.


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