SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Non abbiamo intenzione di portare avanti eventi culturali iniziati con la passata amministrazione. Se avanzassero 200 euro…” Questo, secondo quanto riferisce la scrittrice e animatrice culturale Cinzia Carboni, le è stato detto dall’attuale assessore alla Cultura Annalisa Ruggieri in un loro incontro per discutere dell’iniziativa Favolà, evento culturale dedicato ai bambini e avviato nel 2010, inizialmente come una costola di Piceno d’Autore.

“Dopo l’edizione del 2016 – spiega – ho incontrato l’assessore per parlare di una sponsorizzazione per Favolà, ma la risposta è stata netta. Io pensavo che chissà cosa avrebbero organizzato per i bambini, ma poi ho saputo che hanno deciso di appoggiare gli eventi del Chiquibum” commenta con una punta di sarcasmo.

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Ma ripercorriamo la vicenda: nel 2010 si svolge la rassegna Piceno d’Autore, organizzata da Mimmo Minuto e dall’associazione “I Luoghi della Scrittura“. Vengono allestiti, in Piazza Giorgini, una serie di stand degli autori locali e uno, in particolare, viene dedicato ai bambini: “Ma ebbe molto successo così l’anno successivo decidemmo di raddoppiare lo spazio. Eppure, anche così, l’afflusso di bambini e genitori era talmente grande da non risultare gestibile”. In quella prima edizione, inoltre, le fiabe proposte da scrittori e visitatori vengono raccolte in un libro edito da Piceno d’Autore.

Eccoci così alla svolta del 2013: “Si decise di staccare Favolà da Piceno d’Autore e di dargli una organizzazione autonoma. Il tema era la riproposizione e approfondimento delle grandi fiabe dedicate all’infanzia e ai ragazzi, riproposte anche con spettacoli. Organizzabbo delle casette di legno in Piazza Giorgini e una mostra alla Palazzina Azzurra. Nel primo anno con Pinocchio, nel 2014, invece, con Peter Pan“.

Nel 2015 è la volta di Cenerentola, nel 2016, l’ultima edizione sambenedettese, con Alice nel Paese delle Meraviglie: “Registravamo mille visite in una settimana, e mi chiedo quali altre manifestazioni hanno questo successo. I bambini, alla fine dell’evento, a volte erano tristissimi perchè vivevano queste storie in maniera nuova, capendo le vicende in maniera nuova”. Proiezioni, vetrine, spiegazioni, messe in scena e rappresentazioni teatrali: tutto questo era Favolà. “Nel 2015, per Cenerentola, abbiamo realizzato una edizione di livello internazionale: poiché esistono molte versioni della favola, abbiamo cercato di presentarle, e quindi sono arrivati il balletto cinese, i falconieri per la versione egiziana”.

“Abbiamo chiesto al Comune di San Benedetto, in questi anni, al massimo 3 mila euro – sostiene Cinzia Carboni – Anche se per fare questo festival siamo dovuti arrivare ad una cifra di 10 mila euro, sotto alla quale non era possibile organizzare cose ad un certo livello. Quindi ci siamo dati da fare con gli amici e gli sponsor, raggiungendo quella cifra anche se tagliando al massimo tutte le spese: abbiamo sostenuto le spese vive e basta”.

“Quando incontrai l’assessore Ruggieri – ricorda – le dissi che se si voleva ridurre la portata di Favolà per motivi economici, si poteva indicare quali eventi tagliare, e magari mantenere il Festival. Invece, mi fu risposto a quel modo. Eppure l’attuale sindaco, quando era vicepresidente della Provincia, veniva sempre alle nostre mostre e ci copriva di parole di elogio per la qualità del nostro lavoro e anche per la sua originalità. I bambini, dopo Favolà, studiavano le fiabe per un anno assieme agli insegnanti, tanto che in libreria i testi che avevamo scelto erano richiestissimi”.

“Era l’unica iniziativa locale con il riconoscimento del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. Nel 2017, così, Favolà non è stata più realizzata a San Benedetto: ne facemmo una edizione speciale di tre settimane ad Amatrice, Norcia ed Arquata, dopo il terremoto, io e mio marito Carlo Calendi con l’aiuto di qualche amico”.

Problemi familiari hanno poi fatto desistere Cinzia Carboni che tuttavia, quest’anno, “anche in memoria di mio marito che ha dato sempre il massimo per Favolà”, ha deciso di ricontattare l’assessore, “senza esito, perché non mi è stato possibile parlarle e sono rimasta ad un breve colloquio con un segretario. Ho saputo del disinteresse per Favolà attraverso altre persone”.

Ed è probabile, o possibile, che in futuro Favolà trovi ospitalità in qualche altro comune della zona.


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