GROTTAMMARE – Riportiamo di seguito una lettera di Fabio Agostini, cittadino grottammarese, indirizzata al sindaco Enrico Piergallini.

Gentile Sindaco,

sono Fabio Agostini, il papà della bambina di 4 anni investita da una bicicletta lo scorso 12 Agosto sul Lungomare della Repubblica di fronte ad uno chalet.

Come ben sa, mia figlia ha riportato una frattura scomposta tibio-peronale che ha comportato l’ingessamento totale dell’arto a partire dal piede fino ad arrivare a livello pelvico, con conseguente sua forzata immobilizzazione per 60 giorni e successiva deambulazione anserina per i successi 30 giorni che ha richiesto un intervento riabilitativo messo poi in pratica dalla madre che ha seguito la bambina direttamente in piscina in vasca.

Come ben sa, nei giorni successivi all’incidente, nei limiti delle mie possibilità, e senza l’ausilio di un legale, ho presentato, avvalendomi della legge Madia (cosiddetta Foia), presso l’ufficio protocollo del Comune, una richiesta indirizzata a Lei ed ai Vigili Urbani, nella quale facevo richiesta di atti che attestassero l’eventuale esclusiva pedonalità o promisquità ciclo pedonale dell’area in cui mia figlia era stata investita.

Nel frattempo, per schermare il Comune, mi sono anche preso la bega di avere animate discussioni al fine di evitare che l’accaduto venisse strumentalizzato politicamente in quanto lo ritenevo ingiusto visto che il mio scopo era quello di avere giustizia e non certo l’eventuale politicizzazione di un evento che, come puo’ ben capire, mi ha profondamente scosso.

Nonostante la mia richiesta di atti avesse un fine nobile in quanto volta ad avere documenti che mi avrebbero permesso di sedermi e discutere con Lei, mi passi il termine, ad armi pari, con la possibilità di avere un colloquio che non si basasse su asimmetrie informative tra me e Lei in virtù del ruolo istituzionale da Lei ricoperto (nè tantomeno basato sul sentito dire o fondato su chiacchiere da bar) con il fine ultimo di evitare che incidenti come quello accaduto a mia figlia, o anche più gravi, si potessero ripetere nel futuro specie visto il fatto che se mia figlia fosse stata colpita sul fianco anziché sulla gamba, molto probabilmente mi sarei trovato a piangerla morta.

La mia intenzione nella richiesta degli atti ed un eventuale successivo incontro con Lei era proprio perché pensavo che Grottammare, paese mio natale che ho ormai “abbandonato” da anni per motivi di lavoro, essendo divenuta famosa per la sua democrazia partecipativa, fosse aperta ai cittadini non in virtù dell’applicazione della Legge Madia, ma per via di un progetto politico ormai quasi trentennale.

Con immenso rammarico, mi sono scontrato con una realtà che, a mio modestissimo parere, è ben diversa di quella che immaginavo, che avevo letto, e che pensavo fosse.

Difatti, la richiesta di accesso agli atti è stata “parzialmente” evasa in data 20 settembre 2018 via email da parte dell’Urp. Dico “parzialmente evasa” in quanto nella stessa mail recapitatami dall’Urp si fa testualmente riferimento a ulteriori e più approfondite indagini, per individuare eventuali atti successivi a quello trovato ed inviatomi.

Ora, l’originale risposta (pervenutami entro i termini previsti dalla Legge Madia), che cita “l’ulteriore ricerca di atti”, credo dia luogo alla sospensiva o proroga concessa dalla stessa legge, proroga che comunque non può superare i 10 giorni dalla richiesta.

Non avendo ricevuto ulteriori comunicazioni né da parte dell’Urp, né tantomeno da parte dei Vigili Urbani, né da Lei (e non essendomene curato visto che il mio scopo non era, come detto, l’accertamento di colpe, ma altro), dopo 5 mesi dalla richiesta ho, nella speranza di ricevere quegli ulteriori atti oggetto di accertamento, inviato una mail all’Urp. Dopo numerosi solleciti (5 email in 2 settimane – dal 14 gennaio 2019 al 28 gennaio), sono riuscito ad ottenere una risposta solo dopo due settimane, ricevendo una replica dalla quale riesco ad evincere che la ricerca è ancora in corso – spero di non aver interpretato male la risposta in quanto l’ho trovata, per cosi’ dire, criptica o di difficile comprensione.

Adesso, come già sottolineato, mi meraviglio dei tempi necessari alla ricerca di tali atti in virtù del fatto che, siano trascorsi 4 mesi e una settimana dai termini previsti per legge e che non me ne sia stata data comunicazione spontanea se non dietro mie insistenti e, forse noiose, sollecitazioni.

Credo, nel mio piccolo, di essere stato sufficientemente paziente e aver dato tempi sufficienti affinché la mia legittima richiesta venisse esaudita, ma la sensazione che ho è quella di trovarmi di fronte ad una sorta di “muro di gomma” e, visto che Lei è il primo cittadino, le chiedo pubblicamente (non rimanendomi che questa via o una via legale che ripeto, non é mia intenzione perseguire) e con molta umiltà: che cosa avrebbe fatto se si fosse trattato di sua figlia?

Ho visto che la situazione relativamente alla segnaletica orizzontale (inesistente) e verticale non é cambiata su quel tratto di lungomare.

Non essendo a conoscenza della tipologia di strada non sono tantomeno nella posizione (asimmetrie informative) di poterLe chiedere di far presidiare/controllare quel tratto di lungomare almeno durante il periodo estivo onde evitare si trasformi in un velodromo anziché in un’area ciclo pedonale, né chiederLe di apporre segnaletica che eviti il transito alle biciclette, né chiederLe che, nel caso in cui si tratti di area a solo uso pedonale, la Polizia Municipale possa intervenire, come viene fatto ad esempio a Treviso o altre città, multando chi non porta le bici a mano.

L’unica cosa che posso dirLe è che, spero, che quanto accaduto a mia figlia non si ripeta in futuro ad altri bambini, anche se sembra che la mia speranza sia più affidata al caso e al buon Dio piuttosto che ad un intervento dell’amministrazione

Nella speranza di non essere risultato offensivo, nel caso fosse antepongo le mie scuse, le porgo i miei più cordiali saluti.

 


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